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Consolati turchi anche per gli albanesi. Perché no? Anzi, perché, NO!

Chi mi conosce sa che, normalmente, non amo discutere di problemi albanesi attuali, men che meno politici; preferisco occuparmi di storia, e qualche volta mi dicono che ci riesco pure…Ma, proprio per questo, mi ha molto colpito la notizia “Turchia: i nostri consolati anche per gli albanesi”, al punto di non resistere alla tentazione di dire la mia.Normalmente, la rappresentanza consolare viene affidata ad un paese “terzo” quando, tra due Stati, non ci sono, ovvero si interrompono, le relazioni diplomatiche. Ancor più normalmente, ciò avviene quando i due Stati sono in guerra tra loro, e ciò al fine di assicurare, ai loro rispettivi cittadini, quella forma di assistenza che altrimenti verrebbe a mancare del tutto.

Poi ci sono casi eccezionali, ed uno è quello verificatosi dopo l’aprile del 1939, quando, con il formalizzarsi dell’Unione con il Regno d’Italia, la diplomazia albanese venne unificata con quella italiana. Agli appartenenti a quel corpo diplomatico (e consolare) venne offerto di transitare nella diplomazia italiana (che a quel punto era più corretto chiamare “dell’Unione”). Alcuni di essi vennero destinati a Roma, presso il Ministero degli Esteri, altri vennero impiegati nei paesi “terzi” ove più numerosa era l’emigrazione albanese, in modo da costituire un utile supporto. Qualcuno non accettò, come il musicista-diplomatico Lec Kurti, che era il Vice dell’Ambasciata Albanese a Londra, ma non si può ritenere che lo fece per avversione all’Italia, tanto è vero che rientrò in Albania, e poi – con il sopravvento dei comunisti – riparò proprio in Italia, dove concluse i suoi giorni.

Tutto ciò premesso, fu una cosa che non piacque molto, neanche ad alcuni albanesi pur favorevoli all’Unione, anche perché fu vista come uno dei segni più tangibili di perdita della sovranità; però funzionò.

Oggi ci arriva la notizia che la Turchia avrebbe offerto la sua disponibilità a gestire le incombenze diplomatico – consolari dell’Albania; intanto bisognerebbe verificare meglio la notizia, perché probabilmente si tratterebbe solo di “consolari” e non “diplomatiche” (in quest’ultimo caso, le cose sarebbero un po’ più delicate…) Ma non ci è dato di sapere quale sia stata la reazione del governo albanese davanti a tale offerta, peraltro avanzata durante un incontro di Stato.

Io capisco che gestire una rete consolare capillare ed organizzata ha un costo non indifferente, e che laddove esistono rappresentanze onorarie magari non ci sono costi ma – il più delle volte – nemmeno servizi. E proprio i servizi, non si creda che normalmente siano resi al massimo desiderabile anche nei paesi che si guardano come molto più progrediti. Talvolta il cittadino che si approccia ad un ufficio consolare viene percepito come un disturbatore, e figuriamoci se non è nemmeno un concittadino….

E poi, un albanese che si reca ad un consolato turco, dovrebbe “passare sotto” la bandiera turca; oppure questi consolati “batterebbero” anche la bandiera albanese? (mi sembra improbabile)

Il problema della bandiera non è un problema da poco; essendo stato – da militare – in Albania, per ben tre anni, in due “periodi storici” abbastanza differenti, posso dire che – laddove esisteva un comprensorio recintato italiano – garrivano ambedue le bandiere, ed il nostro atteggiamento – salvo rare e deprecabili occasioni – è sempre stato improntato a quello di “ospiti in casa d’altri”, forse anche per una certa “memoria storica”, che qualcuno magari chiama “complesso di colpa”.

Ebbene, non dimenticherò mai quando, in Uniforme (di Ufficiale Superiore di una Marina della NATO) mi sono presentato all’ingresso della base navale di Pasha Limani (Valona) gestita dai turchi, ove garriva la sola bandiera turca, ed ho dovuto aspettare che il piantone turco avesse “la (mezza) luna” di venire ad aprirci la sbarra; e pure ero accompagnato da Ufficiali albanesi. Niente da fare: ti faceva capire che i padroni di casa erano loro, piaccia o non piaccia.

E poi: i Turchi?

Personalmente, non ho nulla contro i turchi; nemmeno sulla grossa “querelle” dell’ingresso della Turchia nella UE avrei facilità ad esprimermi nettamente.

Ma, da osservatore di cose albanesi, e studioso di storia albanese, allora qualche perplessità sì che mi viene.

Come – dico – quando di si gira per l’Albania, ad ogni piè sospinto ti viene fatto notare che le cose sono (ancora oggi) così perché – sai – cinque secoli di dominazione ottomana… e, poi, magari, cinquant’anni di comunismo…. E magari hanno il buon gusto di non ricordarti i “casini” fatti in soli quattro anni dagli italiani, con tutti quei brutti palazzi bianchi che si affacciano sul Bulevard, che anche quello si sono permessi di disegnarlo loro……

E magari ti convinci che sarà stato così; poi ti chiedi: ma tutte queste pietanze turche, questa musica turcheggiante, il kafe “à la turka”, le tante parole “in prestito”, e – magari è meglio – non parliamo di religione….Però poi è facile capire, e lo capisco bene io che sono di Trieste, città che è stata otto secoli parte dell’Impero Austro-Ungarico: ecco quindi le tante pietanze austriache, un certo tipo di musica popolare, certi prestiti nel dialetto, diciamolo pure, certe nostalgie. Ma c’è una differenza sostanziale: quella dominazione ha lasciato un retaggio di efficienza e di civiltà che quasi cento anni di amministrazione italiana non sono riusciti ancora a distruggere….Il caso albanese mi sembra – ju lutem – un po’ diverso.

Ed allora ecco che oso, rivolgendomi ai governanti albanesi: se vi avanza qualche soldino: accontentatevi della vecchia sede del Kuvendi, e magari risparmiate sulla demolizione della Piramida, ma aprite qualche consolato “di carriera” albanese, laddove più fa bisogno.

A patto che i funzionari che vi saranno destinati non si comportino da “turchi”.

Anche perché, nell’ipotesi (nemmeno tanto improbabile) che l’Albania riesca ad entrare nella UE prima della Turchia, come la mettiamo?

Piaccia o non piaccia, ve lo ho voluto dire.

Paolo Muner

Paolo Muner

Triestino, Ufficiale della Marina Militare Italiana. Laureato in Scienze Politiche (indirizzo internazionale), giornalista pubblicista, lasciato il servizio attivo, si dedica, tra l'altro, a ricerche storiche di soggetto albanese.
Paolo Muner

15 commenti

  1. Isi Ademi Rispondi

    Premesso che la notizia si vera, apre un interessante riflessione. Cerco di aggiungere un po di altre cose per rendere le informazioni più complete. Non mi addentro nella storia, perché non è materia che conosco molto bene. Mi dispiace per il trattamento non buono del piantone turco, ma penso che gli albanesi abbiano miliardi di esempi in cui sono stati trattati come “cose” da moltissimi ufficiali pubblici di mezza Europa.

    Negli ultimi 20 anni però i rapporti con la Turchia li definirei molto buoni. Per esempio, durante questi lunghi 20 anni in cui gli albanesi venivano trattati come relitti umani da moltissimi consolati europei, in Turchia si poteva andare senza nessun obbligo di visto.
    L’Albania e la Turchia condividono l’appartenenza alla NATO per esempio ed entrambe hanno aspirazioni europee.

    L’assistenza consolare, dove il proprio paese non abbia una rappresentanza consolare, è un fatto previsto anche per i paesi della UE
    (http://ec.europa.eu/consularprotection/index.action;jsessionid=TbCVPGyVMHQnQ8PJp9bq9495GfsnqnGgvL4f1v1fdT1rTdSRS1kf!1717396227)

    Se un italiano si trovasse in pericolo in un paese dove l’Italia non ha un proprio consolato, potrà rivolgersi ad un consolato degli altri 26 paesi membri dell’Unione. Quando l’Albania entrerà in UE potrà usufruire di questa opportunità, ma fino ad allora fa bene a trovare accordi per coprire le necessità consolari dei propri connazionali in giro per il mondo. Solitamente questi accordi si fanno per stati dove la presenza di propri concittadini è talmente esigua, da non rendere conveniente una presenza fisica per uno stato cosi piccolo come l’Albania. Nei paesi dove gli albanesi sono presenti con numeri significativi, o con i quali l’Albania ha rapporti stabili, abbiamo ambasciate e consolati attivi. Se nel Mali o in Sri Lanka per esempio non ci sono consolati albanesi, perché non poter accettare l’aiuto di quelli turchi?

    1. Aurel Mucaj Rispondi

      Infatti in Sri Lanka ci sono migliaia di albanesi che chiedono aiuto ;)

    2. Isi Ademi Rispondi

      Era proprio per dire che non serve avere il consolato in tutti i paesi del mondo:)

    3. Pa Mu Rispondi

      ME FAL, se rispondo con un certo ritardo; avevo bisogno di “rifasare” alcune mie certezze, soprattutto dopo aver letto il “comment” di Isi Ademi, ma anche quello di Or Ora Clockmaker e forse anche quello (se ho capito bene) di Mentor Kulli: mi avete aperto uno scenario che avevo immaginato poco, e devo prenderne atto.

      Però, nel frattempo, mi sono cominciati ad arrivare – in forma privata – molti altri pareri, da parte di amici (quasi tutti albanesi) che non sanno (o non vogliono) scrivere i “comment” convenzionali; alcuni di questi pareri li ho trovati molto interessanti, come i vostri, e – non perché siano necessariamente più in sintonia con quanto ho scritto io (alcuni non lo sono affatto) – mi sto organizzando per vedere come farvene partecipi tutti.

      Nel dettaglio, vorrei dire ad Isi che l’episodio del piantone turco non aveva offeso tanto me, quanto aveva offeso soprattutto i miei colleghi albanesi, che – ancora una volta, nella Storia – si sono sentiti stranieri a casa loro. Ma un piantone maleducato può capitare a tutti, siamo tutti nella NATO. Però dipende da come il piantone viene indottrinato: nell’ormai lontana (e difficile) estate del 1992, a Durazzo, ai miei piantoni (allora tutti Marinai di leva…), nel tempo libero (??), una volta alla settimana, facevo una lezioncina di storia albanese , ……e non era ancora il mio mestiere!

      E la decisione di issare, all’ingresso, la sola bandiera turca, non la aveva certo potuta prendere il piantone; solo oggi ho saputo , dopo dieci anni da quell’episodio, (da fonte attendibilissima), che il problema (della mancanza della bandiera albanese) era stato notato ed affrontato…..E se è anche in questo che Znj. Or Ora Clockmaker ha visto un atteggiamento “ quasi protettivo”, mi sta bene. Tanto, l’epoca dei protettorati è finita.
      Almeno speriamo.

    4. Pa Mu Rispondi

      femmina, albanese, 36 anni , laureata, interprete :
      Devo dire che non sono preparata in questa materia e non saprei dire se è giusto o sbagliato. Ricordo che l’Albania ha proposto la stessa cosa al Kosovo poco tempo fa, ma forse le cose sono un po’ diverse in questo caso. Penso comunque che gli albanesi sparsi nel mondo è meglio che abbiano un minimo di “appoggio” che non ne abbiano affatto. E poi siamo sempre in un periodo di crisi economica, ragion per cui…..”

    5. Pa Mu Rispondi

      femmina, albanese, 34 anni , laureata, dirigente: ma sara’ vera la storia dei consolati? io penso che nemmeno Albania e Kosovo dovrebbero mischiarsi insieme, e figurati poi i turchi…. che ci hanno lasciato cosi indietro

    6. Rori Clockmaker Rispondi

      No, z. Pa Mu, non ce lo vedo. Cerchiamo di differenziare gli atteggiamenti (è un suggerimento).

  2. Rori Clockmaker Rispondi

    E’ molto interessante e direi quasi protettivo ciò che ha fatto notare il dott. Muner. Soltanto che, stranamente, in Albania non c’è (e non so nemmeno se ci sia stata) una connotazione negativa di tutto ciò che di negativo ha a che fare con la Turchia. Mi spiego meglio: non è che bisogna essere negativi nei suoi confronti, ma semplicemente avere la giusta “esperienza del dolore”, quella che ti fa capire che cosa devi conservare di buono-in questo caso, di tuo- e cosa no. Abbiamo conservato la ottima cucina turca, molte parole, la fede musulmana, usanze (non tutte buone), ecc., ma a me sembra a volte che gli albanesi riescano a giustificare tranquillamente quei cinque secoli di invasione. Quando incontriamo un turco, in parte ci sentiamo di “famiglia”; non succede con un italiano perchè la storia non ci ha “unito” per così lungo tempo. Eppure, i tempi sembrano irrequieti ed è quanto mai opportuno essere prudenti.

    1. Pa Mu Rispondi

      Femmina, 44 anni, docente universitaria:

      Trovo che sia molto strano questo rapporto tra i turchi e noi. Non mi sono mai addentrata più di tanto, neanche con le mie riflessioni, ma ho sentito bollirmi il sangue quando leggevo il tuo appello ai nostri grandi politici riguardo alla Piramida ed altre sciocchezze….

  3. Bledi Preci Rispondi

    ma basta con questa inioranza…..i turci ci ano rovinato la nostra cultura , i nostri tradizioni….la nostra fede……ci ano fatto amazare tra di noi per 500 anni e voi dite, vedere un turco mi sembra di famiglia…cosi ofendete l unica cosa ce ci fa esere orgoliosi…..cioe esere albanese…..ci si sente in famiglia con loro, e magari non vi trovate bene in albania andate pure a stare con i turci……..io sono catolico puro da secoli ma non dico frateli ne di famiglia a i italiani……..voi basta esere muslimani e avete frateli tutti islam……. di famiglia vedo gente ce o raporti…po esere turco italiano americano e da tutte le parte del mondo…..io mi vergonio con questi albanesi ce da secoli ci anno tradito ci ano venduto e contiunano a fare…..spero un giorno albania viene comandata da un albanese vero…..se da un mezzo turco o mezzo greco o mezzo serbo ce siamo propio stufati…………..

    1. STOP - Duam çmime te ulta nga kompanit ajrore Rispondi

      Non hai per niente torto. Qui parla la sincerità mentre chi comanda parla per voce della politica. E si sa che la politica è puttana.
      Sono onestamente d’accordo con Bledi. Ci vuole coraggio ammetterlo!

  4. Mentor Kulli Rispondi

    E pure a tutto ciò c’è una spiegazione, ma è complesso se non impossibile da spiegare a chi non è nato in Albania.

  5. Globulo Bianco Rispondi

    Poveri noi , ci mancano i consolati , e allora vediamo correre in nostro aiuto il nostro Imperatore pardon il nostro Alleato di sempre a darci manforte su questa disgrazia che ci e’ capitata , speriamo che oltre ai consolati ci aumentino le scarpe per le bambine dei nostri asili , perche le hanno finite .

  6. Tori Bulku Rispondi

    accetterei ogni aiuto con un unico scopo però, PER UN ALBANIA ETNICA. Un altra cosa aggiungo che l’ITALIA non lo deve prendere più di tanto perchè durante il regime in ALBANIA dell albania si è scordata sia la destra che la sinistra non ie le fregata mai niente dell’ALBANIA. MUSSOLINI avrà avuto i suoi diffetti ma è stato l’unico a favorire x un l’ALBANIA etnica non voleva ne i serbi e ne i greci.

  7. Acdait Teuta Rispondi

    Poveri albanesi devono imparare pure turco per poter fare un documento perchè il loro governo non è in grado di fare il suo dovere.

  8. Rori Clockmaker Rispondi

    Ringrazio Bledi di esistere. Dico sul serio.
    Vorrei solo capire cosa intende per “albanese vero”, com’è fatto o come dev’essere fatto: non deve avere discendenze straniere? Personalmente, credo che i miei antenati di 2 secoli fa fossero un po’ rumeni, un po’ greci, un po’ di Permet e un po’ di Berat. Non sono albanese vera? La nostra storia è quella di tutti i paesi del mondo. Non è che se metti a capo del governo un albanese puro (ammesso che esista), sarà puro nelle sue azioni. Si tratta di coscienza storica, di identità che molto spesso è fragile per mancanza di fiducia, perchè si è piccoli e non sempre “vendibili” in un mondo improntato sul mercato. E io dico “meno male”, ma chi lo può capire che ciò che è sempre apprezzato è l’unicità, quel qualcosa che ancora può farti notare in un mondo globalizzato?

  9. Ardit Kapexhiu Rispondi

    ok..Lo spunto è forte..troppo forte per non scrivere anche la mia opinione,non sul fatto di acettare consolati turchi per cittadini albanesi ma sul feeling che hanno i due popoli.
    Tempo fa ho tenuto da parte una paginetta di Internazionale che si basava sul punto di vista di Maria Todorova,la quale dice che non bisogna studiare “l’eredità ottomana nei balcani” ma “i balcani come frutto dell’eredità ottomana”(farò una fotocopia e la manderò via mail al suo indirizzo).
    Proprio da questa mentalità vorrei partire..lavorando a londra ho avuto uno scambio di battute con un gruppo di ragazzi turchi sull’allora operazione via mare israeliana contro la barca di pacifisti e ho ribadito a loro il mio punto di vista..loro mi hanno ripreso dal fatto di essermi schierato dalla parte israeliana e sopratutto mi hanno definito fratello”We are brother come on!how can you stay with them!”
    Oltre al fatto di sentirmi dire fratello da qualcuno che effettivamente non lo è, mi ha ripreso sulla posizione del blitz.
    Capisco che di turchi con sangue albanese ce ne siano molti,ma fratello,mi sembra eccessivo!Lo stesso mi è successo in Repubblica Ceca con un bosniaco che davanti ai miei amici mi ha abbracciato dicendoli “We are brother,we are muslim”(cose che non sono).
    Io della eredità turca ci vedo pochissimi punti a favore,non che questi siano niente,anzi!Invece a sfavore ne trovo molti di più!e molto più gravi!La stessa Todorova riesce a farli emergere magnificamente!
    Quando penso ad un paese(per via dei miei studi)guardo sempre alla posizione,agli accordi,alle comunità presenti etc..cosi’ capisco perchè ci sono montagne fiorenti e altre lasciate morire al solo pascolo..etc..
    Io per chiudere Signor Muner,non sarò mai loro fratello,visto che non riesco ad esserlo con uno di Argirocastro e non capisco come la presunta fede musulmana albanese(fede musulmana che ingloba dal senegalese al bengalese) possa sancire una fratellanza turca-albanese!Non ci riesco proprio a vedere la loro dominazione senza scaldarmi e rivedere nelle amministrazioni pubbliche e nella borghesia quei grossi handicap della dominazione turca!Le nostre origini erano altre!Non c’è politico che prenda una posizione critica verso il nostro continuo complesso di “siamo inferiori senza loro”!Non c’è politico che cambia visuale e veda patner più solidi sia vicini che centroeuropei!Questa è la classe politica che hanno lasciato le loro dominazioni e la grande ignoranza che è presente ancora nelle principali città albanesi.

  10. Alfred Nona Rispondi

    Ma stiamo scherzando, se effettivamente la notizia e vera “Mallkuar qoft ai qe ka bere kete kompromis”,( in italiano scusate, non riuscivo a dare il tono giusto) e meno male che quest anno festeggiamo il centenario dello stato indipendente albanese, mi sembra che ci siamo liberati dai TURCHI O MI SBAGLIO. SVEGLIATEVI ci possono essere buone relazioni con la Turchia ma non mi venite a parlare del ottima cucina Turca e tanto meno favori consolari.

    1. Pa Mu Rispondi

      maschio, albanese, studente, emigrante di ritorno, 30 anni :
      Come diceva Kant: noi siamo un popolo che viviamo in uno “stato di minorità”, siamo infantili, ancora piccoli, ci prendono per mano e fanno quello che vogliono, siamo “disincantati” da tutto e del tutto… Sono cmq. felice che tu cogli con un indignato supporto queste deliranti scelte del nostro governo. Grazie Paolo, sei molto più coraggioso di tanti “Skenderbeg”.

  11. pamur Rispondi

    Le sono molto grato per il pensiero di mandarmi l’articolo di
    Maria Todorova, pubblicato da l’lnternazionale.
    Per rispondere ad alcune sue considerazioni, vorrei poter attendere ancora qualche giorno, quando lo scenario potrebbe essere più completo in funzione di quello che ora ho in mente. Se shpejti!

  12. Pa Mu Rispondi

    albanese, maschio, laureato:

    Non mi rimane che applaudirti . Sei più albanese di noi. Mi dispiace per il mio paese che viene vittimizzato dal nostro governo senza scrupolo, che cerca di trovare vie di uscita nel vendere i nostri interessi.
    Ma venderli a chi ! Ed a quale prezzo ? Ho zero speranze che questo governo possa fare qualcosa di buono per noi. Grazie per l’articolo. Sei sulla buona strada.

  13. pamur Rispondi

    maschio, italiano, 71 anni:

    Io interpreto la mossa della Turchia come una delle tante che sta facendo per rompere l’isolamento in cui l’ha costretta il rifiuto dell’Europa e, contemporaneamente, per allargare la sua sfera d’influenza nei Balcani e nel Medio Oriente. Ormai si sente una piccola potenza (e lo è) e non si accontenta più di fornire solo forza lavoro a basso costo.

    D’altra parte mi sembra non proprio tanto facile che ad un albanese faccia piacere chiedere assistenza a dei funzionari turchi.

    In generale poi, come anche tu fai notare, agli impiegati consolari – di qualsiasi nazione – il connazionale che va a chiedere assistenza è sempre considerato un rompipalle emerito, figurarsi poi se è un “figlio di nessuno, albanese”!

    Se non conoscessi – vedi sopra – gli atteggiamenti dei consoli italiani, penserei che forse un’offerta di un simile servizio, fatta dall’Italia, potrebbe essere una buona mossa da parte nostra e forse più gradita dagli albanesi, che in fin dei conti, quasi sempre, ci considerano con molta simpatia.

  14. pamur Rispondi

    Ing. Guri Pashaj, Colonnello in pensione, Commendatore della R.I.:

    Si sa che l’Albania non ha rappresentanze consolari in molti paesi del mondo, per lo più per motivi di risparmio, mentre gli albanesi, in questi venti anni post-dittatura sono emigrati in tanti paesi.

    Per me sarebbe stato meglio se questo accordo fosse stato fatto con un paese euro-occidentale, ma ciò dipende dalla predisposizione e dalla volontà degli altri paesi.

    Comunque oggi assistiamo ad una estensione degli investimenti turchi in Albania, difronte allo scetticismo ed alla perplessità degli occidentali ad investire in Albania.

    Secondo me, questa situazione e assurda. Per me, lo spazio lasciato dagli occidentali in Albania, in questi venti anni, deve essere colmato da qualcuno….. allora chiedo, da chi ?

  15. pamur Rispondi

    Yllka Lezo, giornalista, Tirana:

    Per il mio lavoro, ho coperto anche la visita di Berisha in Turchia, ma questa notizia dei consolati è la prima volta che la sento. Nella conferenza stampa seguita all’incontro Berisha-Erdogan si e parlato di una cooperazione tra le rispettive accademie diplomatiche, dei ministeri degli esteri dei due paesi, però non si è fatto cenno all’ipotesi dell’assistenza dei consolati turchi ai cittadini albanesi e pertanto non so lo dove la abbiano presa, questa notizia e se sia vera oppure no.

    Nel sito della Presidenza del Consiglio albanese

    (http://www.keshilliministrave.al/index.php?fq=brenda&m=news&lid=16269)

    si parla della visita, dell’incontro con il premier turco Erdogan, dell’ accordo, ma non si fa cenno ai consolati.

    Per me, come albanese, se un giorno dovessi confrontarmi con questi consolati, turco-albanesi (se ci saranno), il problema sarebbe un altro: gli albanesi quest’ anno festeggiano 100 anni di indipendenza. 100 anni liberi da chi? Dai turchi. Ed allora mi faccio una domanda: ma se abbiamo sopportato per 500 anni l’invasione ottomana, abbiamo lottato quasi 100 anni per ottenere la libertà, ed ora, dopo 100 anni di libertà ecco dove siamo arrivati.

    Siamo ancora dipendenti dai turchi (questo sempre nel caso che questi consolati si aprano in un futuro a noi). Ed infine, cosa è successo, in un secolo? Niente: siamo ancora una volta al punto di partenza. Dobbiamo chiedere i permessi, i visti ed altre cose, ancora una volta alla “Sublime Porta” (porta e lartë).

    In Albania, la nuova invasione turca è già iniziata; ma questa volta non si tratta di una invasione armata, no, questa volta la conquista si fa tramite lo spazio pubblico ovverosia la televisione. A questo punto, la conquista, qui in Albania, ha cominciato a chiamarsi “la dolce conquista turca”.

    Quasi tutti i giorni, negli spazi televisivi 17:00 – 22:00, puoi vedere telenovelas turche. Infatti, dopo quasi 20 anni di “grande amore” per i serial latino-americani, adesso gli albanesi hanno una nuova fiamma: l’amore per i serial turchi. Probabilmente perché sono più vicini alla nostra vita quotidiana, non sonno eccesivi come le telenovelas dell’America latina, e per di più, trattano gli stessi problemi sociali.

    Per me, non è un problema che questi serial si trasmettano in Albania; il vero problema e quello che trasmettono. In poche parole:

    1- la cultura patriarcale: in quasi tutti i film c’è una censura sottile, le coppie non si baciano, la famiglia vive tutta intera sotto un unico tetto, nella maggior parte dei casi è il nonno che domina e che regola tutti i problemi della famiglia, che deve autorizzare tutto, etc. etc.); in poche parole, il modello della famiglia patriarcale.

    E da un bel po’ di anni che la società albanese sta lottando contro questo fenomeno, ed ora ecco che rispunta come una cosa molto comune, che tra l’ altro si applica ancora in un paese civilizzato come è la Turchia.

    Per me questo è una problema. Dopo tre passi avanti nella direzione giusta, ecco dove siamo: ancora al punto di partenza.

    2 – le parole turche : i linguisti albanesi da molto tempo stanno lottando per epurare la lingua albanese dalle parole turche (ovviamente, da quelle non proprio necessarie). Ed ora ecco che spunta una nuova moda, quella dei “turqizmi”. Dove gli albanesi hanno scoperto un nuovo interesse per quelle parole che non si usavano più !!!!!!!!!

    Aggiungerò ancora un’ultima cosa: in questi giorni, in una TV che si chiama Albanian News, sta andando in onda una serie sul grande sultano ottomano Sulejman, che tratta la vita e la politica di questo sultano. A me, personalmente, questa serie piace. Per la realizzazione, i costumi d’epoca, e anche un po’ la storia; forse perché in questo serial i sultano viene descritto di più con colori rossi , e non per come realmente sarà stato. Un uomo disposto a fare tutto per conquistare il mondo intero e per diffondere l’Islam.

    Secondo me, questo film dice a tutti quelli che lo guardano (albanesi o no) che l’impero ottomano era un impero perfetto. E non quello che ci dice la storia.

    Per di più, suggerisco di leggere l’articolo alla webpage:
    http://www.balkanweb.com/gazetav5/artikull.php?id=113892 )

    Infine, l’invito rivolto da Berisha al premier turco a partecipare alle celebrazione del Centenario dell’Indipendenza, ha stupito tutti, perché viene in un momento non proprio adeguato.

    Noi festeggiamo 100 anni di libertà. Ma da chi? Dai turchi. E che facciamo, li invitiamo a festeggiare con noi!!!!??

  16. pamur Rispondi

    Aspettavo la pubblicazione del “comment” di Yllka Lezo, che avevo già letto privatamente da alcuni giorni, e che sapevo ben centrare alcuni argomenti sollevati da altri, per cercare di dire una (mia) parola conclusiva su questa vicenda. Le tesi rappresentate dagli amici che hanno partecipato a questo “dibattito”, e che ringrazio vivamente, sono risultate molto diversificate, alcune “pro” ed alcune “a favore” di questi fantomatici consolati. Tutti però hanno argomentato molto ampiamente e dettagliatamente le loro opinioni, e soprattutto per questo dobbiamo tenerne conto “me shume respekt”.

    Infine, anche se ci allontana dal nocciolo del problema, condivido le perplessità di Ardit Kapexhiu sull’abuso – ormai universale – del termine “fratello”.

    Fratello è una parola molto seria, ne so qualcosa io che ne ho uno con cui non parlo da dieci anni.

    Fratello è un termine usato dai religiosi, per identificare i seguaci di una stessa fede, e già non mi piace, perché sottintenderebbe che – tutti gli “altri” – fratelli non sono.

    Per contro, non mi piace quando lo usano – per approcciarti, quei ragazzi di colore che letteralmente “bloccano” le aree pedonali del centro cittadino per tentare di venderti dei libri, di cui non si sa né l’origine né lo scopo né l’utilità: però, una volta che ho reagito in modo un po’ brusco, anche perché ci provano pure a metterti le mani addosso (in senso buono), da “fratello” – che ero – sono diventato “babbo bianco, sei arrabbiato?” , dimostrandosi più razzista di me, se mai lo sono.

    Per tornare a noi, oltre all’ambito strettamente famigliare, credo che il termine “fratello” si possa correttamente usare nei confronti degli appartenenti ad una stessa etnia, soprattutto quando separati da una frontiera politica, e questo nessuno può comprenderlo meglio di un albanese.

    Paolo Muner

  17. Landi Jakini Rispondi

    shko mo rrot k… e bjeri byths ti e turku e sri lanka.. njerez te shkerdhym pa dinjetet

  18. Anila Tozaj Rispondi

    che dire ragazzi, mi aggego a voi e aggiungo che per io modesto parere noi siamo un paese di grandi soldati, ma pessimi generali. Sembra che una decina di anni fa siamo entrati a fare parte della lista dei paesi islamici solo per ottenere fondi dalla Banca Mondiale Islamica. Credo che il secondo preggio dopo il coraggio che ha un albanese, è proprio ciò che dicevano i nostri piccoli ma grandi poeti del piccolo ma grande rinasciamento, ” la religione degli albanesi è l’albanesità”. Abbiamo molto da dire e da lamentare tutti, ma siccome siamo solo un “pugno” di soldati coraggiosi dispersi e abbandonati dobbiamo rassegnarci; avremmo sempre pessimi “commandanti”…

  19. Gezim Vataj Rispondi

    e da tropo tempo che i turchi ci sono stati sulla testa, ma sembra che il nostro governo si e dimenticato.io dico una sola cosa, nesuno tanto meno i turchi con tutto quello che hano fato ai albanesi dovrebbero sentirsi a casa in albania.

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