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Albania, record nel business dell’abbigliamento di seconda mano

Il paese principale da cui le imprese albanesi importano vestiti di seconda mano è l’Italia, con il 45% dei prodotti totali.

Il business dell’abbigliamento di seconda mano è cresciuto significativamente negli ultimi anni, registrando il record nel 2017.

Secondo i dati dell’Istituto di Statistica Albanese (Instat) infatti, il mercato delle importazioni dell’abbigliamento di seconda mano ammontava a circa 24 milioni di euro nel 2017, con un aumento del 11% su base annua. Nel mercato vero e proprio, invece, il valore di questo business era più del doppio, vale a dire circa 50 milioni di euro.

Dal 2012 le importazioni di abbigliamento di secondo mano sono aumentate. Ciò appare evidente dall’elevato numero di negozi di questo tipo aperti nella capitale; Tirana, come nessun’altra capitale europea infatti, offre tante varianti moderne di questo business, specialmente nelle zone e nei quartieri vicino al centro della città.

La via ‘Komuna e Parisit’, ad esempio, è piena di negozietti che vendono abbigliamento di seconda mano.

I proprietari sostengono che sia un business redditizio poiché richiede un budget minimo per avviare l’impresa e poiché l’abbigliamento all’ingrosso è acquistato a basso costo e offre un buon profitto, dato che il margine di vendite è relativamente alto. I clienti sono attirati, di fatto, dai prezzi economici e dalla possibilità di trovare abbigliamento di marca a basso costo.

Tuttavia, nell’agosto del 2016 il governo ha imposto sugli acquisti superiori a 22 euro l’obbligo dell’IVA e dei dazi doganali. Se il limite non tassabile viene superato, quindi, l’acquirente deve pagare il 22,4% del valore della merce in imposte (20% IVA, 2,4% dazio doganale). Il mercato, però, non ne ha risentito.

L’aumento della domanda di abbigliamento di seconda mano ha portato di conseguenza un aumento delle piccole imprese e la ricerca di queste per il prodotto desiderato nei mercati esteri.

Il paese principale da cui le imprese importano vestiti di seconda mano è l’Italia, con il 45% dei prodotti totali.

Seguono Cina (con il 15%), Turchia (con il 14%) e con valori più bassi Germania, Grecia, Francia, Inghilterra, Serbia e, addirittura, da India e Pakistan.

Il business dei prodotti di seconda mano (principalmente abbigliamento, scarpe e borse) si è sviluppato in Albania intorno agli anni ’90. Successivamente, questo ritmo è calato a causa della deviazione delle preferenze dei consumatori verso prodotti nuovi. Ma negli ultimi anni la situazione si è ribaltata, portando questo business a uno dei pochi che sta beneficiando della crisi economica.

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