Un pezzo di storia del cioccolato, “Pernigotti”, se ne va…

In Albania, quando i cioccolatini oppure i "Bonbons" italiani, erano considerati i "Buoni - buoni" per antonomasia.

Oggi ho appreso una brutta notizia.

Di quelle che, purtroppo con la crisi, sono diventate quasi una consuetudine:
si tratta di fallimenti o chiusure di marchi storici italiani, di fabbriche di eccellenza italiana.
Oggi, in pericolo lo è la famosa Pernigotti! Sembra sia arrivata a capolinea.

Il marchio del cioccolato di gianduia per eccellenza in Italia sta per chiudere!

Nonostante fosse passata di recente di proprietà ad una società turca, per me la Pernigotti è sempre rimasta la “Pernigotti italiana!”

Sono andata per un attimo in flash back e la memoria mi ha portato in Albania, nella mia infanzia.

Cresciuti sotto dittatura e in carestia, con una mancanza notevole di dolciumi confezionati: merendine, cioccolatini, – il chewing gum non esisteva proprio, – avevamo solo due tipi di caramelle “Zana” e “Mira“, che riportavano nomi propri femminili e qualche “gurabije” (biscotti orientali), qualche bon-bon, cioccolatino semplice e che non sempre li trovavi disponibili nei negozi, nel caso capitasse che a qualcuno di noi che avesse dei parenti che vivevano nei paesi a noi vicini come Italia, Grecia e Jugoslavia, quei parenti gli portassero dei dolci come doni, a quel punto, la cosa diventava un “dolce evento” per tutti!

Karamele Zana

Ecco, io ricordo proprio i cioccolatini Pernigotti che i parenti dall’Italia ci portavano spesso in Albania!

Mia madre mi impediva di mangiarli fuori.

Non voleva che facessi gola agli altri bambini.

Allora,- mi diceva,- invita degli amici a casa e qui, se siete in pochi e i cioccolatini bastano per tutti, li potete mangiare tranquilli.

C’era addirittura un bimbo piccolo, di due-tre anni, figlio della mia vicina di casa, il quale non aveva appetito.

Non mangiava le pappe che la madre gli preparava.

Ma, da quando io gli avevo promesso:

Se finisci tutta la pappa, dopo mangiato ti darò un cioccolatino Pernigotti!” – lui, di certo non sapeva cosa significasse il nome del cioccolato – si affrettava a finire tutto il piatto, per poter ottenere “il premio“, il cioccolatino famoso italiano, di cui gusto, era già stato a conoscenza!

Anzi io, da furbetta qual ero, usavo i cioccolatini Pernigotti – classico cinismo formato “bambino”- come ricatto per una bambina più grande di noi, una tipa bulla, che non mi faceva giocare nella piazzetta antistante al condominio.

E le dicevo per dispetto:

“A tutti darò un cioccolatino Pernigotti, tranne che a te…!”

E a quel punto, lei cedeva.

Mi faceva giocare, anzi, mi assegnava un ruolo importante nel gioco: avevo capito il meccanismo della corruzione da bambina mi sa…!

Noi tra l’altro, usavamo fare delle collezioni vere e proprie – che assomigliavano a delle collezioni di “filatelia” – con gli involucri delle caramelle, gomme americane, cioccolatini stranieri oppure, involucri delle saponette straniere.

Si deduce da sé, quanta merce pregiata li considerassimo, per attribuire loro l’importanza di un album da collezione, effettuando degli scambi tra ciò che tenevamo in possesso, valutandoli per formato, disegno o colori.

E di certo per me, tra le pagine del mio album personale da collezione, non potevano mancare gli involucri dei cioccolatini Pernigotti, che i miei parenti italiani ci portavano dall’Italia!

Ecco, oggi con la notizia del rischio fallimento della storica azienda Pernigotti, istituita a fine ‘800 in Italia, mi è venuto un magone, ripercorrendo il filone della mia infanzia trascorsa in Albania, infanzia che, per il mio sangue misto italo-albanese, in modo diretto o trasversale, mi proiettava sempre verso l’Italia.

Di delocalizzazioni di aziende, oggi purtroppo se ne sente parlare molto.

Tante di queste delocalizzazioni sono state effettuate in Albania stesso, avendo trasferito la sede dall’Italia.

Ecco, auspico che né una chiusura totale o una eventuale delocalizzazione avvengano per la storica Pernigotti, ma che invece continui il suo dolce percorso in Italia.

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