Giornata tipo di una mamma multitasking al mare

"Una mamma con bimbi piccoli al mare" e "mamma vacanziera", quasi un ossimoro, due concetti incompatibili

Appunti di una vacanza nella Riviera Romagnola: tra mare, sole, sculture di sabbia e varietà di episodi tra vacanzieri… (Seconda parte)

Quella donna incarnava alla perfezione l’ingresso tipico di una mamma multitasking in spiaggia: con una mano spingeva il passeggino su cui stava la sua bimba di appena un anno. Con l’atra mano teneva stretto l’altro bimbo, di circa 5-6 anni.

Sulla spalla, da un lato portava una grande borsa mare con tutti i teli mare e l’occorrente, dall’altra parte della spalla portava una rete carica di secchielli, palette e vari giochi e formine di sabbia per i bimbi.
ll passeggino stesso era carico della borsa con gli accessori per il cambio della bambina che portava ancora il pannolino, creme e vari oggetti personali di igiene, sui suoi manici pendevano gonfiabili di varie forme e colori per entrambi i bimbi, facendo sembrare ogni volta il suo arrivo in spiaggia ad un vero e proprio trasloco …

Da entrambe le  parti del suo corpo sembrava che uscissero e si generassero mani e braccia nuove, di continuo, per poter afferrare contemporaneamente tanti oggetti e per poter svolgere al contempo svariate mansioni.

Il collo piegato per tenere il cellulare a cui parlava solitamente nel tragitto della passerella tra gli ombrelloni quando non portava le cuffie e insomma, carica di lavoro, tensioni, attenzioni e responsabilità a cui rispondere – anche in spiaggia – da creare palesemente l’idea di una donna che al mare non è venuta di certo a riposare, bensì a svolgere naturalmente il suo mestiere di mamma, accudendo i suoi piccoli, ma per lei stessa la fatica era addirittura raddoppiata in confronto ad una giornata lavorativa.
Era sola al mare con i due bimbi e senza un marito o compagno.

Io, avendo superato già la fase in cui andavo al mare con i bambini piccoli, e quando non mi poteva rimanere un solo minuto libero per me, dedicandomi totalmente a loro, nel frattempo la settimana scorsa in spiaggia sulla Riviera Romagnola, dalla mia sdraio osservavo ergo, questa mamma, vicina di ombrellone, la quale veniva in spiaggia sola con i suoi bimbi.

Non è per fare l’invadente per la verità ma si sa, al mare, a distanza ravvicinata tra ombrelloni, delle scene o situazioni varie tra i vacanzieri, è come se ti si presentassero un pò da sole, non essendo tu necessariamente la curiosona ad andare a mettere il naso in faccende altrui.

Perché ti ritrovi lì mentre prendi il sole sfogliando un libro o un giornale ed è chiaro che per conto tuo stai riposando, però d’altro canto non hai “l’isolamento” di una biblioteca, anzi, ti ritrovi proprio in mezzo a tanta gente, arrivata da ogni angolo dell’Italia e dal mondo e che non è lì “ferma a leggere”, bensì ad interagire diversamente, essendo il contesto del mare per l’appunto, diverso, energico.

La bambina – molto bella tra l’altro – si capiva che aveva imparato a camminare da poco. La mamma continuava ancora ad allattarla.

Una cosa non capivo però: L’approccio con tutte le faccende a cui quella mamma doveva affrontare per il buon andamento della giornata al mare dei bimbi, – cioè, allattamento della piccola, cambio dei pannolini, occuparsi del maschietto che non andasse lontano nel mare, aiutare lui a fare formine di sabbia ecc… – il tutto, non staccandosi nemmeno per un attimo dal cellulare però!

Un giorno, aveva appena cambiato il pannolino alla piccola, e distratta dal cellulare, quel pannolino sporco lo aveva posto sotto la sdraio, sulla sabbia bollente e non si prendeva l’impegno di andare a buttarlo nel cestino della spazzatura, considerando che il cestino non si trovasse nemmeno tanto lontano dal suo ombrellone.

Ma, attenzione: in quel momento, agli occhi di una persona superficiale, lei avrebbe potuto figurare sicuramente imperfetta, però io la vedevo proprio come una mamma multitasking, che al contempo probabilmente, al cellulare seguiva anche il lavoro, oppure un’attività a distanza, nonostante fosse “in vacanza”, al mare.

Ecco, e pensavo: quanta energia occorre ad una donna per essere così dinamica e per riuscire non solo a gestire e conciliare lavoro, famiglia, figli ma, perché no, essere dinamica ad affrontare “una vacanza al mare con i bimbi piccoli”, perché a mio avviso, la sua non può essere definita prettamente “una vacanza”.

Io la vedevo stremata.

La vacanza in questi casi, giova ai bimbi, ma per la mamma, non significa relax, tutto il contrario invece: comporta un consumo di energie fisiche e psicologiche, obiettivamente parlando e certamente, senza mettere in discussione la sensazione rara ed unica di felicità, nel trovarsi al mare coi propri piccoli.

Infatti quella mamma, delle volte si dimenticava addirittura di essere al mare e di prendere il sole in costume mentre la bimba si addormentava. Lei continuava a stare con il copricostume addosso, e dopo, con un sorriso o un cenno della testa, come per dire: “Ecco, mi dimentico persino di uscire in costume, talmente presa come sono…!” , si concedeva quella mezzoretta di relax sulla sdraio, che la bimba le acconsentiva dormendo.

E, non essendo accompagnata dal marito o partner, o da chiunque in modo da avere un supporto, essendo sola coi bimbi, lei non poteva nemmeno farsi il bagno al mare.

Lì non conosceva nessuno a cui affidare i piccoli per consentire a lei di fare un bel tuffo spensierato in mare. Al massimo entrava in acqua vicino alla riva con entrambi i bimbi, tenendo sotto occhio il maschietto di 5-6 anni e spingendo la femminuccia su un gonfiabile a forma di paperella.

Poi arrivava il momento dello spuntino per i bimbi, dopo nuovamente cambio di pannolini per la piccola e le docce, prima di uscire dalla spiaggia e raggiungere casa o albergo in cui alloggiavano, perché si avvicinava l’ora di pranzo, insomma la sua giornata al mare – come senza dubbio anche a casa, in città – era carica di impegni e responsabilità ininterrotte, che non qualunque persona affronta con quella energia e passione, che magari sembrano cose scontate, ma che meritano tanta ammirazione e rispetto per una donna, per una mamma, che concilia al meglio e con il sorriso sulle labbra, tutto nella propria vita.

Era italiana, dall’accento veneto, con un fisico perfetto, atletico che non sembrava aver riportato i segni delle due recenti gravidanze, se non di qualche sola smagliatura della pelle, paradossalmente molto curata nell’aspetto – nonostante la disinvoltura nel suo portamento – cosa che dimostrava ulteriormente che lei ci teneva a prescindere ad essere apprezzata e valorizzata, nonostante il suo ruolo di mamma, che proprio per il tempo materiale che le prendeva e la fatica e l’impegno a cui doveva far fronte, le poneva certi limiti per la cura di se stessa.

Con la giusta intelligenza e strategia, da mamma moderna, lei portava avanti tutto, sorridente …

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