De Bernardi: l’emigrazione giovanile è la sfida più grande dell’Albania

Roberto De Bernardi, rappresentante dell'UNICEF in Albania, ha rilasciato un'intervista esclusiva per Deutsche Welle dove ha parlato della piaga della migrazione giovanile.

Roberto De Bernardi, rappresentante dell’UNICEF in Albania, in un’intervista esclusiva per Deutsche Welle (DW) ha parlato riguardo alla situazione dei bambini e alle sfide che devono essere affrontate affinché loro possano beneficiare dei diritti umani di base. 

DW: De Bernardi, come descriverebbe la situazione dei bambini in Albania?

La situazione dei bambini in Albania è lo specchio totale della situazione del paese. L’Albania ha fatto registrare grandi progressi negli ultimi 20 anni. Tuttavia, c’è ancora tanto da fare.

La stessa potrei dire per i bambini, c’è stato un progresso. Ad esempio, il tasso di mortalità infantile che ha fatto registrare una grande decrescita e l’istruzione elementare che ormai è frequentata da praticamente tutti i bambini.

Comunque sia, anche qui, c’è tanto ancora da fare, come nella qualità dell’istruzione soprattutto in alcuni distretti del paese. Come c’è da fare anche per tutti quei bambini che hanno disabilità o che vivono in zone isolate del paese e che hanno difficoltà nel seguire il loro percorso d’istruzione. Per aiutare questi bambini c’è bisogno di un gran supporto da parte dello stato.

DW: Quali sono le sfide più grandi da affrontare affinché i bambini possano beneficiare interamente dei diritti umani di base?

Ci sono una serie di sfide da affrontare. Torniamo all’isturzione dei bambini con disabilità o che vivono in zone isolate: il ministero dell’istruzione ha fatto numerosi sforzi affinché questi possano beneficiare di un insegnante di sostegno e stare così in classe con i propri coetanei.

Tuttavia, non c’è ancora un numero sufficiente di insegnanti di sostegno o, in altri casi, gli insegnanti non hanno una preparazione adeguata al caso. I team di difesa del bambino che devono funzionare nei 61 distretti albanesi, in alcuni casi hanno mancanza di personale o mancanza di personale qualificato.

DW: C’è qualche iniziativa dell’UNICEF affinché i bambini escano dalle istituzioni statali e vivere in questo modo con la loro famiglia biologica o non biologica? Perché a questi bambini manca l’affetto di una famiglia.

Nelle istituzioni statali, oltre ai bambini con disabilità ci sono anche altri, che rappresentano la maggior parte. Quindi, non sono solo orfani, ma anche bambini i cui genitori non hanno le capacità finanziarie per farli crescere.

Naturalmente, questa non è mai la scelta migliore perché per loro è molto meglio crescere nella loro famiglia. Recentemente, il ministero della salute, l’UNICEF e ‘Save The Children’, hanno firmato un memorandum d’intesa per avviare ufficialmente il processo di rimozione dei bambini dalle istituzioni statali e il loro rimpatrio nelle famiglie.

Inizialmente, saranno 230 bambini che vivono in 9 istituzioni statali. Dovrà essere effettuato un sistema di monitoraggio dopo che i bambini usciranno da questi istituzioni.

DW: Qual è il problema più difficile da affrontare?

L’emigrazione dei bambini e dei ragazzi al di sotto dei 18 anni. Un numero considerevole vuole lasciare l’Albania e rappresentano i potenziali emigranti del futuro. Penso che questo accada perché loro non vedono prospettive di vita nel paese. Questa percezione deve necessariamente cambiare.

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