Opinioni

La vittoria di chi protesta o la vittoria della protesta?

L’analisi di Eljan Tanini , attivista di “Gioventù indignata albanese”, a pochi giorni dalla decisione del governo albanese di rifiutare le armi chimiche siriane sul proprio territorio.

Non ci accorgiamo di quello che facciamo, pur essendoci degli errori qua e là nell’attribuzione dei meriti durante le proteste. Dovremmo finirla ora di lodare i nostri politici, questo almeno lo ha rivelato la protesta stessa nel suo ultimo giorno davanti all’ufficio del premier, questa volta con la u minuscola.

Non dimentichiamoci del fatto che molti studenti hanno abbandonato le lezioni e le scuole erano chiuse, ma anche per quanto riguarda gli idealisti che hanno passato la notte fuori sul boulevard, per un po’ abbiamo pensato che questa fosse la protesta delle nuove possibilità.

La protesta delle azioni che non sono frutto di questa nuova politica, visto che un tempo quando protestavi per dire la tua potevi essere ucciso, e nemmeno dei poliziotti che questa volta erano disarmati e garanti dell’ordine, ma di uno sfogo che ci tormentava da tempo e che non siamo mai riusciti a tirare fuori del tutto. Probabilmente lo faremo molto meglio quando apriranno le Case Pubbliche.

Li abbiamo votati proprio per questo, perché facciano ciò che vogliamo … Anche questa protesta ha avuto i suoi miracoli, le solite persone che sparlano continuamente su facebook, li ho visti tutti là… La generazione che non ha ottenuto nulla da questo Paese era sempre là… Comunque, per quanto riguarda quest’ultimi, abituati alle armi d’un tempo, non riuscivo a comprendere per chi volessero tenersi pronti…

Sicuramente qualcuno avrebbe dovuto prendere la parola, ma qui non ci vedo nulla di male. O forse dovrei dire che questa era una guerra più remota e arretrata, un qualcosa che era in attesa di un’occasione e del momento più opportuno?! Non mi interessa.

Le armi chimiche non dovevano arrivare da noi, punto. So solo che tutti volevano andare a protestare senza alcun interesse, perché a differenza di prima ci andavamo ogni giorno. E qui cominciamo a prendere le distanze, perché temo che per poche ragioni o forse nessuna scenderemo di nuovo in piazza.

Bisogna dare tempo a questa nuova generazione di politici, che in apparenza si presentano più civilizzati.
Mi auguro anche che il nuovo governo non termini il suo mandato così come l’ha cominciato. Ciò che risalta in modo tanto manifesto è il mito di quanti non hanno mai protestato, ragion per cui l’hanno considerato un buon motivo per ricominciare pur non avendo mai iniziato prima, nemmeno con una decina di persone. Un occhio vigile sula protesta poteva capire benissimo chi fossero gli organizzatori, nonostante ciò avesse poca importanza per Noi cittadini in questo caso.

Noi tutti dovremmo trarre una lezione dalla vittoria del 15 novembre. I politici non ci hanno dato un bel niente, anzi sono in debito anche questa volta. Ci siamo sentiti liberi ed emozionati, perché è stata questa la nostra pace. Non è provenuta dall’alto, ma è stato un obbligo del governo nei suoi primi giorni di vita, verso di noi e verso il futuro.

I clienti della società attiva o, come lo chiamiamo noi, società civile, delle volte devono essere lasciati da parte. D’ora in poi, che si tratti di uno schieramento o dell’altro, nelle future manifestazioni non ci sarà più alcun personaggio pubblico, ma solo cittadini comuni.

L’indignazione degli albanesi e la richiesta di un NO, voglio vederla come l’inizio di un cambiamento nella mentalità del popolo. Non riesco a togliermi dalla testa le urla felici e gli abbracci dei cittadini dopo le parole di un governo che non ci rappresenta, ma ci immagina come se fossimo in 140. Che sia questo un buon inizio o noi non scenderemo mai più in piazza?! Sono stato testimone dei momenti più emozionanti della protesta nel boulevard: persone che portavano acqua, cibo e coperte. Il colmo è stato vedere uno svizzero che puliva la strada laddove gli altri protestavano contro le armi chimiche!

Sembravamo voler assumere quel ruolo che non avevamo da tempo, rifugiati ormai nell’ozio e nel menefreghismo.
Quando scenderemo di nuovo in piazza per protestare per le montagne, per le persone che muoiono ogni giorno nelle miniere, per il mare, l’acqua, per Elbasan, ecc?

Avevo fatto una promessa a me stesso, non per guadagnare fama o fare l’eroe, ma se avessero portato le armi chimiche nel mio Paese, non avrei esitato a preparare del molotov o della vernice rossa da lanciare contro l’ufficio del premier sul boulevard. Menomale che non è successo, altrimenti la nostra opposizione sarebbe stata terribile. Per lo meno questa volta non ho preparato la valigia per andarmene, ma è sempre lì nell’angolo che aspetta.

Forse non era il desiderio di scendere in piazza per protestare che ci ha smosso dall’ozio e dai bar, ma la questione in sé, poiché stavolta tocca i ricchi come i poveri, quelli di destra come quelli di sinistra. Noi non volevamo aspettare oltre come la generazione dei nostri genitori, almeno sappiamo il perché l’abbiamo fatto…

Qualche giorno dopo è insopportabile il vacuo silenzio che regna a Tirana. Ora attendiamo il 28 novembre perché le anime dell’indifferenza si sveglino. Perché dobbiamo sempre farci notare per le cose brutte? Non sono stati i politici a conservare l’Albania pulita, ma l’abbiamo fatto noi. Per cui vi prego di non rivolgere loro nessun ringraziamento per il 15 Novembre.

Perché la retorica dei nostri politici che ci spingono ad accettare ciò che accade continua ancora ad affascinarci?! Il discorso è stato come un sacco nero che cercava di coprire una candida nuvola cui, dalla posizione in cui ero io, non si capiva da dove provenisse la luce.

In seguito, verso le cinque e qualcosa, stessa cosa succedeva per la Luna, i cui raggi illuminavano gli uffici del premier. Si trattava di parole pronte per altre ragioni perché noi tuttora non sappiamo che cosa ne sarà dell’Albania e di tutto ciò che esse comportano. Dopo questa protesta, le parole del governo saranno molto diverse.

Questa è la fine della pazzia dei politici con lo stesso sangue e l’inizio di una generazione che non rimane muta nell’ombra del silenzio. Mi sembra quasi che sia stata la protesta a vincere e non gli albanesi … Ora rimane solo da fare in modo che gli attuali eletti non si comportino con noi come qualche giorno fa, perché in fondo la formula è sempre la stessa: più spesso in piazza. Non sono terminati i suoi giorni, per cui Sorridi e Ama.

Pubblicato sul quotidiano Shqip del 18 novembre 2013. Titolo originale “Kur fiton protesta dhe jo shqiptarët” .
Tradotto per Albania News da Daniela Vathi.

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