BlogChicche di un’italo-albaneseOpinioni

Un mostro chiamato “Pregiudizio”

Il pregiudizio..
Furbo, molto di più di quanto tu possa immaginare.

Una volta, se ne impossessò di uno e non lo mollò più..

Se ne impossessò del suo essere e riuscì a manipolarlo ed a manovrarlo, così come ci si comporta con un burattino.

In che modo?
Oh, gli fu talmente facile, perché nella persona che afferrò, il Pregiudizio trovò non solo il più adatto, il più ‘frettoloso’, il prescelto, il selezionato, trovò colui che gli avrebbe concesso spazi dove poter agire, gli avrebbe regalato del terreno in cui estendere le sue radici ma, anche perché riuscì a convincere questa persona che stesse ragionando, argomentando, che stesse semplicemente esprimendo un “giudizio”…

Povero confuso: stava semplicemente Pre-giudicando e non riusciva oppure, peggio ancora, non voleva riconoscerlo.
Nel frattempo, il Pregiudizio sorrideva dietro alle sue spalle. Lui aveva lanciato un sasso e ne aveva nascosto la mano. Qualcun’altro ci stava pensando a posto suo a mettere in atto questo ‘lancio’, ad agire. La mano del pregiudizio rimaneva invisibile..

Quella persona non riusciva a capire che quando ad esempio, iniziava i suoi ragionamenti del tipo: “La voce della maggior parte degli usignoli che cantano nel mondo è irritante ed è schiacciante contro la minoranza che soddisfa con il suo canto..” dimenticava alla fin fine, che questo era semplicemente un problema collegato al suo di udito. Non era affatto un problema dell’usignolo che cantava per natura e per passione senza danneggiare nessuno; che da sempre sarebbe esistito qualcuno a cui questa voce sarebbe piaciuta e che quella voce era stata un dono e, come tale, soltanto il ‘mandante’ di questo dono aveva il diritto e il potere di trasformarla, potenziarla, evidenziarla o addirittura comprometterne il suono.

Non capiva neanche che un usignolo, per cantare, non aveva bisogno di concerti, di festival della Canzone e di essere necessariamente giudicato da una giuria con chissà quale premio o riconoscimento. Ma che lui cantava perché semplicemente lo sentiva dentro la sua anima, semplicemente perché oltre alla sua voce, aveva ricevuto la grazia di un mondo interiore di una ricchezza infinita.

Le giurie dal loro canto, non lasciano spesso a desiderare? Le giurie, non sono un insieme di ‘giudizi’, cosa che dovrebbe comportare una maggiore responsabilità, ma che non sempre cammina a pari passo con l’oggettività? La vita, in tanti casi ha dato delle conferme su questo proposito, penso a ognuno di noi..

Non riusciva a capire o meglio tralasciava il fatto che, la sua stessa voce, a tanti altri poteva non essere gradita, poteva causar loro una rivoluzione nello stomaco, tale da diventare scintilla di una certa acidità e indigestione..

Dimenticava che la vita non è mai stata così comprensiva da rendere possibile che ci piaccia tutto e questo, a tutti! Che noi stessi piacessimo a tutti..

Forse per il semplice fatto che la vita, oggettiva lei, la perfezione non l’ha potuta notare in nessuno di noi.( Compreso colui che si concede il lusso di giudicare gli altri in fretta..)

Facendo uso del pregiudizio, non solo non ti fa onore ma, dimostra che qualcosa ha oscurato la tua visione, ha calpestato dentro di te i tuoi veri sentimenti e ti fa capire con l’inganno che ‘sei qualcuno’; parti da un gradino di superiorità e di autovalutazione assurda che ti spinge a vedere nel prossimo colui che deve per forza tenere in considerazione la tua sofferente convinzione, una convinzione che esce da un’anima che si lamenta, egoista, improduttiva.

Da un’anima che occupandosi persino troppo degli altri, a modo suo però, all’improvviso si perde sé stessa..
Purtroppo, sappiamo un po’ tutti cosa succede quando è te stesso colui a sfuggire dalle tue proprie mani.
Le conseguenze?

Ti riduci in un certo ‘signor Nessuno’..

Argomenti
Visualizza tutto

commenti su “Un mostro chiamato “Pregiudizio””