Di Maio, l’Albania e quella visione strategica che stavamo aspettando

Il Ministro italiano Di Maio e il Primo Ministro albanese Edi Rama

Il Ministro Di Maio ha concluso nei giorni scorsi una breve visita in Albania, dove ha incontrato il Primo Ministro, Edi Rama, il Presidente Meta, ed ha visitato la scuola italiana a Tirana.

Per mia conformazione politica (destra liberale), non ho mai avuto un grande rispetto delle scelte del Movimento 5S, già dalla loro fondazione. Ma il Ministro Di Maio mi sta dimostrando che a volte ci si possono condividere anche le politiche degli avversari, quando sono giuste e arrivano al momento opportuno.

Non parlo delle dichiarazioni sulla gestione dell’emergenza COVID e dell’aiuto offerto dai due paesi, reciprocamente. NO.

Non parlo della tanto propagandata istituzione della commissione economica, anche se questa scelta non può portare che vantaggi, se si coinvolgono le persone giuste. NO.

Parlo della visione strategica esposta da Di Maio e Rama per la cooperazione sul piano culturale e per la diffusione della lingua italiana in Albania. Il Ministro Di Maio, nel corso della conferenza stampa congiunta con Rama, ha voluto sottolineare che “un aspetto collegato al rafforzamento delle nostre relazioni economico-commerciali a cui teniamo molto è quello della cooperazione sul piano culturale e della diffusione della lingua italiana in Albania”. Ed è per questo che “auspichiamo sempre di più una maggiore presenza dell’italiano nel sistema di istruzione albanese, magari estendendone l’insegnamento anche a istituti tecnici e professionali”. Non da ultimo, Di Maio ha voluto esprimere la volontà del sistema Italia per una maggiore presenza delle Università italiane in Albania.

Ecco, io in tutto questo vedo una visione, una visione che nei rapporti con l’Albania, e tutta l’area Balcanica, è mancata negli ultimi anni.

Fino ad una decina di anni fa, trovare in Albania forza lavoro che parlasse l’italiano, era molto semplice. Gli albanesi, storia ormai raccontata in mille occasioni, perfino dal palco di Sanremo, imparavano l’italiano seguendo i canali Rai, prima, e Mediaset, dopo. Le università italiane contavano tra i propri studenti una massiccia presenza di ragazzi albanesi, che sceglievano di rimanere sul territorio, oppure rientravano in Albania, assumendo ruoli importanti nel panorama economico e facendo lobbying nell’interesse del paese che li aveva formati. Mentre attualmente, per esempio, per la sola Università di Bari il numero degli studenti albanesi iscritti dal 2001 al 2019 è diminuito del 50%. Le Università italiane, ahimè, non rappresentano più un’attrattiva per i ragazzi albanesi; il loro posto lo hanno preso le Università svizzere, olandesi e della Gran Bretagna, con un notevole spostamento della forza lavoro verso il mondo anglo-sassone e la Germania.

Questo è uno dei tanti motivi che condizionano in senso negativo lo sviluppo qualitativo dei rapporti economici tra i nostri due paesi. Le imprese albanesi di partecipazione italiana sono tante, ma molte di loro finiscono per sospendere le loro attività nell’arco di qualche anno, a volte per mancanza di una strategia a lungo termine, e a volte perché nutrono aspettative difformi a quelle che effettivamente il sistema Albania offre.

Per rafforzare il mio ragionamento riporto di seguito alcuni passi dal rapporto di ricerca del CESPI, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, datato marzo 2020, che descrive così la politica estera italiana: “In un contesto di generale apatia per la politica estera e di proiezione internazionale dell’Italia da parte della classe politica e istituzionale del nostro paese, la regione dei Balcani Occidentali rappresenta una importante eccezione.” E poi, continua, riferendosi alla presenza italiana in Albania: “Attualmente, però, tale posizione di favore è a notevole rischio a fronte di una concorrenza sempre più agguerrita da parte di nuovi attori interessati ad entrare in questa area di influenza, sia europei – in particolare Germania – che extraeuropei – come la Turchia. Parallelamente, inoltre, il “modello italiano”, così attrattivo per il popolo albanese negli anni ’90 e negli anni successivi, sta perdendo di attrattività soprattutto dal punto di vista culturale ed economico, quasi certamente a causa della maggiore pervasività del modello statunitense, il che è rilevabile principalmente dal fatto che le nuove generazioni albanesi, a differenza della generazione precedente dei loro genitori, non parlino più l’italiano in maniera corrente come accadeva una volta, ma preferiscano l’inglese come lingua estera veicolare.”

’Ambasciata italiana a Tirana ha individuato da tempo questa mancanza ed ha iniziato ad organizzare diversi progetti, volti a rafforzare la diffusione della cultura e della lingua italiana. L’hanno capita anche molti stakeholders privati, come le tante università italiane, che attraverso cattedre, collaborazioni e progetti si stanno sempre di più confermando in Albania.

Finalmente l’ha capita anche il Governo e la politica italiana. Per tutti questi motivi, personalmente, plaudo e condivido le dichiarazioni del Ministro Di Maio, vista la visione ampia e strategica che rappresentano, augurandomi che si cominci a lavorare concretamente e che non rimanga solo una dichiarazione nel corso di una visita di Stato. Perché le strategie devono anticipare i tempi, e non inseguirli.

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