Arriva il 28 novembre, cosa si festeggia?

Ricordiamo coloro che sacrificarono i propri interessi per lo Stato mentre oggi festeggiamo chi per i propri interessi sacrifica lo Stato.

Arriva il 28 Novembre e gli albanesi diventano tutti patrioti. Insomma, da qualche altra parte per la diaspora o fra i nuovi cittadini di Tirana, le bandiere tappezzano le vie, le piazze e soprattutto le foto dei social degli albanesi.

Anche io (lo devo ammettere) che ho vissuto diversi anniversari del 28 novembre, fin da bambino, nella piazza della Bandiera, ancora sento fortemente questa ricorrenza. Ma forse bisognerebbe interrogarsi su cosa significhi festeggiare questa festa nazionale e cosa realmente rappresenti ancora oggi. Nel 1912 nasce il primo Stato albanese, indipendente dall’Impero Ottomano: se questo stato, da una parte, viene considerato il primo Stato albanese, non significa che fosse il primo Stato in assoluto per gli albanesi.

Questi, in precedenza, vivevano nello sconfinato territorio dello Stato rappresentato dall’Impero Ottomano, uno stato nel quale essi, individualmente, vivevano spesso godendo di ampi privilegi e potevano ambire alle cariche più alte, tanto che molti avevano creato dinastie intere di poteri ereditari. Da queste famiglie privilegiate proveniva anche il padre dell’Indipendenza, Ismail Qemal Vlora, che vantava degli avi tra i visir ed i gran visir ed egli stesso era stato primo segretario del ministero degli esteri della Sublime Porta.

Ad I. Q. Vlora fu persino offerto il portafoglio degli Esteri e addirittura l’ambito incarico degli Interni ma solo se avesse rinunciato alla causa albanese, ma egli non vi rinunciò. Molti altri albanesi privilegiati abitanti a Istanbul scelsero la via della vita difficile, in opposizione all’Impero, per perseguire l’ideale della Patria, e ricordiamoci: stiamo parlando di un paese arretrato, emarginato e ancora intriso di costumi medioevali. L’Indipendenza significava una battaglia culturale, diplomatica e politica combattuta da parte di uomini che spesso rinunciarono ai loro interessi egoistici, riuniti in un movimento patriottico che non aveva un centro unico ma aveva radici in alcune regioni storiche e con precise identità culturali rurali e cittadine: il Kosovo in primis con Prizren, le montagne del Nord con Scutari, le montagne del sud, con Valona, Korça, Gjirokastra e Berat. Queste regioni per molteplici ragioni storiche e culturali godevano anche di una certa autonomia. Erano regioni ricche rispetto al resto del territorio, e ospitavano alcune delle città più sviluppate, che sceglievano come rappresentanti uomini insigni e agiati che spesso rinunciarono ai loro interessi personali in virtù di un ideale nazionale. Lo spirito era quello di costruire l’Albania fin dove c’erano degli albanesi. Il Padre dell’Indipendenza, valonese, voleva inizialmente proclamare l’Indipendenza a Durazzo (e non gli fu possibile), non certo per motivi storico-culturali o per l’impegno della popolazione dell’Albania media nel movimento nazionale, ma perché, ragionando da Politico, capiva (per troppo idealismo forse), che andava fatto per il bene del paese e per tenerlo unito nonché per rinazionalizzare la parte più ottomana del paese, quella dell’Albania media Mediana. La rinuncia agli egoismi e il compromesso per il bene della Patria portarono anche al superamento della disputa del primo ‘900 fra gli intellettuali cattolici del nord e gli uomini di lettere del sud sull’alfabeto e la lingua nazionale.

Così come molti uomini illustri rinunciarono ai loro interessi, anche alcune regioni importanti abdicarono alla propria centralità e autonomia, per un paese unito che da lì a poco si sarebbe costituito e del quale, paradossalmente, proprio quelle regioni patriotiche avrebbero goduto in maniera marginale, soprattutto da quando Tirana divenne capitale. Sì, perché la capitale dello Stato albanese nel 1920 divenne Tirana, un paesino dell’entroterra scelto semplicemente per la sua minore vulnerabilità rispetto a Valona, Scutari o Durazzo: l’Albania povera non poteva difendere le proprie città più importanti. Con il titolo di città-capo, le città principali consegnarono alla nuova capitale anche il potere, questa volta in mano ad albanesi e non più a dei turchi. Questo potere si rivelerà fatale: i governi albanesi che si susseguiranno saranno per la grande maggioranza dittatoriali (su cento anni di storia, ottant’anni saranno passati in dittature) e la capitale, Tirana, sarà “tiranna” nel suo esercizio del potere sul resto del paese e le altre città. E ancora oggi si assiste a una tirannia fondata su un potere tanto intrusivo e centralista da risultare inarrivabile persino per gli ottomani e addirittura per il regime comunista di Hoxha. Lo Stato di Tirana, oggi più che mai una sorta di proprietà privata in mano a nuovi padroni, sta attuando una sfrenata quanto insensata “colonizzazione” a detrimento delle altre parti del paese, quale nemmeno un governo straniero ostile riuscì mai ad attuare, che genera una pericolosissima omologazione culturale. Uno stato fatto di città e regioni importanti e pieno di diversità allora, una sola città-Stato verticale oggi. Idealisti, statisti e uomini straordinari allora, politici materialisti, senza senso dello Stato e mediocri ora.

Lo Stato che gli albanesi dovrebbero festeggiare il 28 Novembre 2020 è questo. Uno Stato che nato dai padri della nazione è oggi un feudo a vantaggio di uno sparuto gruppo di padroni. E a molti viene da chiedere: ma davvero uomini di questa meschina levatura andranno a sporcare i luoghi di quella memoria, i simboli della patria? Festeggeremo quindi questo Stato e simili politici distruttori della nazione?

In verità, tutti lo faremo di nuovo, come sempre. Tutti “saremo” a Valona (sperando ancora che il 28 novembre non lo concentrino solo a Tirana) a festeggiare un simbolo, una bellissima bandiera medievale, alla quale leghiamo una lingua straordinaria, degli uomini straordinari del passato: e forse a maggior ragione parteciperemo, in nome della nostalgia per un paese che oggi è distante più che mai dai voli pindarici dei poeti, dalle gesta degli eroi. Perciò, paradossalmente, il 28 Novembre di oggi ci aiuterà a ricordare come siamo ridotti a festeggiare un paese in mano a personaggi che, diversamente dai padri della nazione, che sacrificarono gli interessi personali per costruire lo Stato, questi nuovi padroni, dalle loro orrende torri di Tirana, per gli interessi personali sacrificano lo Stato.

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