Opinioni

Taken 1 e 2: Opinioni Dissidenti

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In un raro momento di quiete, all’inizio del film appena uscito “Taken 2- La vendetta” (2012), Bryan Mills, un agente del governo degli Stati Uniti in pensione interpretato da Liam Neeson, racconta alla figlia Kim (Maggie Grace) ciò che conosce riguardo Istanbul e al ruolo che la città ha avuto nella storia dell’occidente orientale, il tutto desunto da un libro da viaggio letto durante il volo verso la Turchia, dove è ambientato il film.L’avvenimento a cui accenna citando questa fonte – il ruolo del Bosforo come ponte di collegamento acqueo tra l’Europa e l’Asia – è talmente banale che induce automaticamente a chiedersi come una persona con una cognizione così scarsa del mondo abbia potuto essere assunta in una posizione di rilievo e di responsabilità dalle autorità americane. Probabilmente questa mancanza di cognizione è stata introdotta intenzionalmente allo scopo di ritrarre gli agenti del governo americano come degli imbecilli. Non viene specificato il servizio che egli ricopriva prima, ma da quanto si può dedurre si tratterebbe della Central Intelligence Agency. Inoltre, in qualità di agente segreto, Mills dovrebbe perlomeno sapere che l’ambasciata americana in Turchia si trova ad Ankara e non a Istanbul, come egli ripete costantemente alla figlia. Eppure il Bosforo come frontiera costituisce l’elemento simbolico più significativo del film. Questi errori madornali diventano ancora più gravi a metà del film quando Bryan, nei panni di uno che visita per la prima volta Istanbul, impartisce in modo del tutto sorprendente alla ex-moglie Lenor o Leni (Famke Janssen), inesperta del luogo, una serie dettagliata di indicazioni su come uscire da un nascondiglio nel famoso complesso del Grande Bazar, nel cuore della città turca. Le suggerisce di prendere questa o quella via in mezzo a una serie confusionaria di corridoi e angoli, che persino un nativo del posto stenterebbe a conoscere. Ma Bryan è meno competente di quanto ci si aspetta anche in altri campi. Sembra che egli abbia permesso alla ex-moglie e alla figlia di venire a conoscenza del fatto che la sua professione era quella di uccidere persone coinvolte in operazioni clandestine. Questo è un comportamento inaccettabile -illegale,per la verità- per un agente degli Stati Uniti, membro di una squadra militare antiterrorista d’èlite, o qualunque altro individuo che ricopre un ruolo di tale calibro, che si presuppone lo tenga nascosto persino alla moglie e ai figli. Tali dettagli, apparentemente irrilevanti, fanno pensare che Luc Besson e Robert Mark Kamen potrebbero aver messo a punto questo copione poco approfondito e mal scritto durante un viaggio aereo, magari mentre soffrivano di mal d‘aria. Facendo passare Bryan per un ciarlone, non esitano a manifestare l’ignobile movente di questi film: palese e profondo astio nei confronti dell’Islam e la divulgazione di abominevoli libelli contro la piccola nazione albanese ancora poco conosciuta ai più. Entrambi i film della serie Taken sono per la verità sia antiamericani sia pregiudizievoli nei confronti degli albanesi. Gli americani ignoranti, infatti, vi si distinguono nell’uccidere brutalmente, mentre gli albanesi nel traffico umano e nelle torture. Tutto il resto è triviale. La lista completa delle assurde gaffe è troppo lunga da riportare, ma ecco almeno alcuni degli errori culturali, religiosi e linguistici di cui abbonda questo sciatto copione. Alcuni possono apparire insignificanti, ma riflettono comunque la mancanza di un serio approfondimento del retroscena. I personaggi musulmani in ambedue i film portano tatuaggi nelle mani. Ma, così come per gli ebrei, anche per i musulmani è vietato tatuarsi. Un musulmano di Tropoja nel nord Albania, luogo d’origine dei principali malfattori del film, non avrebbe mai chiamato il proprio figlio “Marco”, ritenuto da sempre sinonimo di villano (interpretato sfortunatamente da un attore albanese, Arben Bajraktaraj), nel primo film “Taken: Io vi troverò” uscito nel 2008. Nel nord Albania il figlio di un padre musulmano e una madre cristiana sarebbe stato chiamato Mark. Ma non sarebbe stato sufficientemente “balcanico” per un film gangster del genere di Besson, per cui al criminale viene dato il nome slavo Marco- perfino i serbi dovrebbero lamentarsi di questo! Il principale personaggio albanese in “Taken 2 – la vendetta”, il padre di Marco, che insegue Bryan e la sua famiglia durante il film Taken 2, per vendicare la morte di Marco nel primo film, si chiama Murad. Gli albanesi scrivono questo nome proprio con la lettera “t”, Murat, non con la lettera “d”, Murad. Tropoja, da cui si suppone provenga questa famiglia, viene descritta come un luogo desolato, impervio e privo di strade ( il film è stato girato in Turchia, non in Albania), quando in realtà essa è una regione in alta montagna che attira sempre più turisti, specialmente escursionisti e sciatori. Gli albanesi in “Taken 2 – la vendetta” vengono presentati come ossessionati dalla vendetta che pur di punire i loro nemici non si fermerebbero davanti a nulla, addirittura attaccherebbero le donne. Questo tipo di approccio trasmette una conoscenza di seconda mano del fenomeno delle faide in Albania. In quella cultura la cosiddetta “vendetta del sangue” è regolato dal diritto consuetudinario albanese, noto come Kanun. Questo sistema giudiziario tradizionale è molto specifico per quanto riguarda la difesa delle donne dalle faide di sangue, tanto che la recente morte di una giovane ragazza in una faida ha sconvolto l’intera nazione. Ma gli albanesi non sono morbosamente legati alle faide. La maggior parte dei conflitti sono scomparsi in Kosovo, e gli albanesi in generale desiderano porvi fine del tutto. Inoltre, il rozzo Murad, presumibilmente proveniente da Tropoja, zona chiave del Kanun, sembra intenda trascinare Bryan alla propria dimora con lo scopo di “metterlo alla prova”. Questa è un’ ulteriore violazione del Kanun, in base al quale è vietato esercitare violenza in casa – che si tratti della casa del vendicato o del vendicatore. In aggiunta, gli albanesi vanno molto fieri della loro usanza del mantenere la promessa ossia la “besa”, che si potrebbe tradurre con “ parola d’onore”. Verso la fine di Taken 2, Murad viene invece rappresentato come uno che non tiene fede alla parola data. Questi errori non sono così scontati come potrebbero apparire. Purtroppo, costituiscono una sorta di metodo vero e proprio del team di Luc Besson. Con Taken 1 e 2, Besson ha aggiunto una nuova sfaccettatura alla corrente “cinéma du look”, che, come Guy Austin (1999) ha osservato, favorisce lo stile a discapito della sostanza e lo spettacolo a discapito della narrativa. Besson sembra credere che il cinema gli conceda il permesso non solo di inventare interi complessi culturali e trame di dubbia serietà, ma anche quello di travisare, sminuire e diffamare l’immagine e il popolo di una piccola nazione in lotta per il proprio riconoscimento e la propria dignità.

Come ha evidenziato David Gritten del Telegraph di Londra “ Taken si distingue soprattutto per il suo stereotipo razzista nei confronti degli arabi e degli europei dell‘est”. John Podhoretz ha commentato in The Weekly Standard: “si tratta di un americano che va a salvare la figlia innocente, massacra decine di musulmani malvagi durante l’operazione, senza ripensarci due volte”. I pregiudizi anti-arabici in Taken 1 sono stati in teoria sistemati in Taken 2 col fatto che Neeson, nel ruolo di Bryan, svolge servizi segreti per conto di un ricco arabo. Agli arabi decadenti subentrano i turchi corrotti.

Per completare la loro nobile missione auto-impostasi, mettere in guardia il mondo dal pericolo albanese, Besson e il suo co-sceneggiatore Kamen e i registi Pierre Morel (nel primo esempio) e Olivier Megaton -che ha diretto il secondo film della serie – assumono un elenco di attori di origine albanese, am
ericana, armena, olandese e turca. Il loro punto forte nella serie dei film Taken rimane Neeson, tenuto in somma considerazione dal suo collega irlandese “per la grande benemerenza che ha portato all’Irlanda”. Neeson viene affiancato nel demonizzare gli albanesi da Rade Serbedzija, un attore croato di origine serba, che interpreta Murad, il patriarca della banda albanese. Serbedzija aiuta Neeson effettivamente a “fare ciò che sa fare meglio” detto con le parole di Bryan, fornendo le persone su cui il personaggio di Neeson può mettere in pratica le proprie abilità omicide. Nella sua recensione di Taken 2- La vendetta, Neil Smith su Total Film conclude che “nonostante sia divertente vedere Neeson fare fuori gli Eurotrash, lo abbiamo visto fare di meglio”. Questo commento di Smith rivela che Eurotrash è un termine emerso in America in riferimento ai giovani immigrati dell’Europa Occidentale e ai turisti pieni di soldi da spendere e con l’arroganza bene in mostra. Come Besson e Kamen, anche Smith sembra credere che l ‘ ‘Eurotrash’ sia composto da albanesi, turchi e musulmani in generale. All’epoca di Geert Wilders e altri simili demagoghi che nutrono sdegno verso l’Islam, questo non è affatto un incoraggiamento o un’osservazione minimamente originale. In un altro elemento subtestuale la famiglia americana viene rappresentata come dignitosa, incontaminata e piacevole, mentre la famiglia albanese è poco piacevole, indecente e violenta. I film Taken soddisfano la dipendenza americana alla violenza cinematografica – che ha dato una spinta economica sorprendente al rilancio di Taken 2 – e le ansie degli europei occidentali nei confronti degli immigrati e lo ‘scontro di civiltà’. La squadra di Besson, però, mira a entrambi i mercati ,che altrimenti sarebbero nettamente distinti. Tutti i seri film-maker americani, persino quelli del genere d’azione, recentemente hanno preso le distanze dai copioni anti-arabi o anti-islamici. Nessuno nega che in Albania la criminalità esiste e che alcuni albanesi, come anche altri membri di qualsiasi altra nazione, commettono crimini al di fuori del proprio paese. L’Albania possiede anche un’industria cinematografica, che ha avuto l’appoggio di personalità di spicco del cinema come Francis Ford Coppola, ma anche media che investigano e denunciano assiduamente la corruzione. Gli albanesi sono uno dei popoli più antichi in Europa e non abbiamo spazio sufficiente qui per rendere giustizia alle loro virtù e conquiste. Vi è una lunga lista di nomi fra i legislatori romani (Diocleziano), fra i dottori della Chiesa Cattolica (San Geronimo), papi e altre figure provenienti dall’Adriatico orientale e dintorni, ai quali si aggiungono rinomati militari e altre figure che salvaguardano la reputazione degli albanesi. Ma ciò significherebbe ribattere dignitosamente con una risposta da storico alle calunnie anti-albanesi di Besson e Kamen. Una nazione che conta Madre Teresa come propria figlia non ha motivo di preoccuparsi di film mediocri. Quale valore e quale dignità gli albanesi rappresentino nella vita umana è stato visto durante la seconda guerra mondiale quando, a grande rischio della propria persona, neanche un singolo ebreo è stato consegnato ai tedeschi occupanti. Per quanto ne sappiamo, questa nobile azione non è avvenuta in nessun altro stato balcanico o nell’Europa occupata dai nazisti, sia quella occidentale che quella orientale. Il ruolo di questi soccorritori albanesi come “ Giusti tra le nazioni” è riconosciuto anche dallo stato di Israele. Il rilancio di “Taken 1- Io vi troverò” nel febbraio del 2008, mese in cui il Kosovo proclamò la propria indipendenza, e “Taken 2- La vendetta” nell’autunno del 2012, poco prima che l’Albania celebri il proprio centenario dell’Indipendenza nel 1912, potrebbe essere tutt’altro che una semplice coincidenza. Il rafforzamento di una presenza albanese negli affari europei, in particolare in seguito al sostegno degli Stati Uniti al Kosovo, è mirato a provocare sgomento tra i nemici degli albanesi nei Balcani e dare prova ai paesi europei che in alcuni casi (la Francia spicca come esempio) sono stati riluttanti nel sostenere l’intervento degli Stati Uniti a favore del Kosovo a prevenire l’aggressione serba. In Francia come altrove, l’impedimento non ancora ritirato dell’Unione Europea all’adesione della Turchia al suo interno potrebbe figurare come sottofondo ideologico. Il sostegno che gli Stati Uniti hanno offerto all’Albania immediatamente dopo il crollo del comunismo nel 1990 e specialmente l’aiuto di Bill Clinton e George W. Bush agli albanesi del Kosovo contro una lunga e oppressiva colonizzazione serba avevano come scopo quello di intimidire coloro che guardano con odio sciovinista la nazione albanese, nei Balcani così come nell’Europa occidentale. Questa non è la prima volta che gli Stati Uniti salvano gli albanesi. Se non fosse stato per il tempestivo intervento del presidente Woodrow Wilson nel 1919, l’esistenza dello stato albanese come lo conosciamo oggi sarebbe stata molto in forse. Gli albanesi hanno una lunga memoria storica e non danneggiano gli americani. La capitale del Kosovo Prishtina ha dedicato a Bill Clinton un viale, una muraglia di grandi dimensioni e una statua, e i politici americani sono ricordati nei nomi delle strade in altre città del Kosovo. Rappresentando gli albanesi come psicopatici divorati dall’odio per un cittadino degli Stati Uniti, tanto da abbassarsi a catturarlo e trasportarlo in Albania con l’unico scopo di ucciderlo lentamente, si potrebbe pensare che Besson e il suo team stiano cercando di minare il rapporto speciale tra gli Stati Uniti e gli albanesi, sia nei Balcani che nel resto del mondo.

L’ alleanza americano-albanese è motivo di particolarmente fastidio in Francia e Gran Bretagna – nonostante il ruolo cruciale che il governo di Tony Blair ha giocato nella campagna della NATO in Kosovo-; in questi paesi le pretese serbe per l’egemonia nei Balcani godevano ancora del sostegno di alcuni elementi tra le élite politiche.

La scelta di Tropoja come regione albanese da cui presumibilmente provengono i trafficanti di esseri umani è un’altra questione che vale la pena approfondire. Probabilmente la decisione di Besson e del suo team di individuare Tropoja come un rifugio di criminali riflette la loro scarsa conoscenza del paese, basata sulla sola lettura dei titoli dei media occidentali sulle bande criminali albanesi. Possiamo inoltre aggiungere che l’immagine di Tropoja e del Nord Albania, in generale, ha subito forti attacchi nel corso degli ultimi venti anni come conseguenza dell’opposizione politica a Sali Berisha, l’attuale primo ministro dell’Albania, che proviene da un villaggio nella regione di Tropoja.

Tropoja e il Nord dell’Albania divennero vittime della propaganda anti-albanese negli ultimi anni 1990 per un altro motivo. Essendo la regione situata al confine con il Kosovo, durante la guerra, la popolazione di Tropoja era spesso terrorizzata dal lancio dei razzi da parte delle forze serbe. I seguaci di Milosevic cercavano da un lato di intimidire la gente perché non prestasse soccorso ai soldati albanesi del Kosovo, dall’altro di mettere in scena il ben conosciuto congegno balcanico della provocazione – cioè distogliere l’attenzione da una guerra già esistente, minacciandone un’ulteriore diffusione. Come il resto dei loro connazionali nel nord dell’Albania e in tutto il paese, la popolazione di Tropoja non ha subìto attacchi. La stigmatizzazione che Besson opera nei confronti di questa particolare regione dell’Albania non è diversa dagli sforzi poco convincenti dell’investigatore svizzero Carla Del Ponte, ex pubblico ministero presso il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia (ICTY) a L’Aia, e un altro personaggio politico svizzero, Dick Marty, determinati a rappresentare il movimento degli albanesi del Kosovo contro la repressione serba e la formazione d
ell’Esercito per la Liberazione del Kosovo come architettato dall’inizio alla fine dalla “mafia albanese”. Del Ponte e Marty sono purtroppo famosi per la divulgazione della teoria della cospirazione che concerne un presunto furto illegale di organi umani dei prigionieri serbi, che presumibilmente ha il suo centro a Tropoja. Le accuse di Marty- Del Ponte sul traffico di organi non si sono però avvalse di prove convincenti. Riflettono poco più di uno sforzo ‘politicamente corretto’ nel cercare di ‘bilanciare’ le crudeltà degli aggressori serbi con falsi crimini da parte delle vittime albanesi -la familiare e spregevole scusante della cosiddetta ‘equivalenza morale’. Purtroppo per Del Ponte, Marty, Besson e Kamen, il mondo sa bene quello che è successo in Kosovo, e anche se può essere dimenticato, non dovrebbe.

La propaganda anti-albanese greca e serba è pronta a denigrare gli albanesi come maggioranza musulmana, e a dipingere le terre albanesi come un paradiso per i terroristi islamici. A differenza dei loro vicini balcanici, che hanno usato e continuano a usare la religione senza scrupoli per giustificare le loro ingiuste pretese sui territori albanesi, gli albanesi si sono invece distinti più tipicamente per la loro tolleranza religiosa.

Il messaggio palese trasmesso dai due film è che gli albanesi non sono solo dei criminali comuni, ma anche nemici islamici del governo degli Stati Uniti e dei cittadini degli Stati Uniti. Altrettanto importante è la deduzione che la Turchia non ha i requisiti per far parte dell’Unione europea, perché, in quanto paese musulmano, è incapace di controllare, anzi facilita, le attività dei criminali e dei terroristi islamici. L’Albania, la Turchia e l’Islam, a quanto pare, costituiranno sempre una minaccia non solo per gli Stati Uniti e gli altri cittadini occidentali, ma anche per la sicurezza stessa dell’Unione europea, degli Stati Uniti e dell’Occidente. Le orde orientali sono ancora una volta pronte ad attraversare il Bosforo e distruggere gli innocenti. Questo è l’effetto di tali film sul pubblico occidentale.

Alcune domande dovrebbero essere rivolte a Liam Neeson, avendo accettato questo ruolo. In Schindler’s List (1993) ha interpretato il protagonista eponimo, un ‘buon nazista’ che ha salvato molti ebrei nell’Europa dell’Asse, offrendo loro un impiego lavorativo nella sua impresa. In “Michael Collins” (1996) ha interpretato un eroe rivoluzionario irlandese, che ha dovuto fare ricorso al terrorismo nella lotta contro l’imperialismo britannico, ma con il cruccio di dover agire con crudeltà. Dopo essersi esibito nel ruolo del difensore, comunque ambivalente, di nazioni numericamente piccole e con una lunga storia di ingiustizie subite – gli ebrei e gli irlandesi – non gli è dispiaciuto fare soldi insultando senza scrupoli un’altra piccola e screditata nazione, quella albanese?Forse Neeson potrebbe cimentarsi come protagonista di un nuovo film come Schindler’s List, ma in cui egli dà sfogo alla rabbia nazista a spese degli ebrei rappresentati come esseri ripugnanti. Oppure potrebbe recitare in un altro film sul movimento rivoluzionario irlandese, dove rappresentare i combattenti per la libertà come dei bruti deformi e sadici. Sia i pregiudizi anti-ebraici sia quelli anti-irlandesi, un tempo, influenzavano l’opinione pubblica europea generale, proprio come la paura dell’Islam e il disprezzo per gli albanesi fanno ora.

Ma, è ovvio, un film palesemente filonazista o anti-irlandese non avrebbe successo economico, o forse non verrebbe neanche preso in considerazione per la produzione, come è giusto che sia. Purtroppo, gli albanesi e i loro amici hanno invece ancora molto lavoro da fare per informare i loro vicini e gli altri circa la realtà della loro storia e, soprattutto, dissuadere i propri attori dall’accettare ruoli che mettono in cattiva luce la loro stessa nazione.

Nel frattempo, Taken 3 è già stato pubblicizzato come probabile aggiunta all’esclusiva.


SUGLI AUTORI: Dr. Gëzim Alpion Di nascita albanese, Gëzim Alpion ha conseguito una laurea presso l’Università del Cairo e un dottorato di ricerca presso l’Università di Durham. Attualmente è docente di Sociologia presso l’Università di Birmingham, UK. Alpion è considerato come ‘il più autorevole autore in lingua inglese’ presso Madre Teresa. Inizialmente pubblicato da Routledge a Londra, a New York e a New Delhi, il suo studio controverso “Madre Teresa: Santa o Celebrità” (2007 e 2008) è stato pubblicato in italiano da Salerno Editrice a Roma nel 2008. Gli altri libri di Alpion sono “Foreigner Complex: Essays about Egypt “(2002) e “Encounters with Civilizations: From Alexander the Great to Mother Teresa” (Incontri con civiltà: da Alessandro Magno a Madre Teresa) pubblicato nel Regno Unito, Stati Uniti e India (2008, 2009 e 2011). Le sue opere ‘Vouchers’ (2001) e ‘If Only the Dead Could Listen’ (2008) hanno colto grande successo in tutto il Regno Unito.Stephen SchwartzStephen Schwartz è il direttore esecutivo del Centro per il pluralismo islamico di Washington DC, e autore di ‘The Other Islam: Sufism and the Road to Global Harmony’ (Doubleday, 2007). E ‘anche autore di ‘Sarajevo Rose: A Balkan Jewish Notebook’ (2005) pubblicato negli Stati Uniti da Routledge Macmillan e in Gran Bretagna dall’Istituto bosniaco e Saqi Books. Nel 2002, ha pubblicato il bestseller ‘The Two Faces of Islam: Saudi Fundamentalism and Its Role in Terrorism’ (Doubleday). Il suo ‘Kosovo: Background to a War’ (Anthem Press) è stato pubblicato nel 2000, con un’introduzione di Christopher Hitchens. Schwartz è anche Adjunct Scholar della Middle East Forum. Ha lavorato e scritto ampiamente anche riguardo i territori albanesi e le problematiche ad essi associati.


Tradotto per AlbaniaNews da Daniela Vathi

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