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Il faticoso percorso dell’Albania verso l’UE: intervista a Gentian Elezi

‘Vogliamo una Albania come il resto dell’Europa’ quindi il modello a cui aspiriamo è quello dell’Unione Europea”

La strada verso l’annessione all’Unione Europea è ancora lunga per l’Albania, anche se da tempo il Paese sta apportando modifiche ai sistemi sociali, legislativi, economici per rendere questo percorso possibile. Gentian Elezi, ex vice-ministro per il Ministria e Integrimit Europian, parla proprio del lavoro svolto dal lui e dal ministero in questi anni.

“Il ministero è stato creato per coordinare le istituzioni nei loro obblighi per il processo dell’integrazione all’UE. Tutte le istituzioni hanno delle responsabilità su cui lavorano, ma risulta molto difficile se ognuno si muove indipendentemente e senza la giusta coordinazione”.

Il ministero prepara tutti i documenti strategici per l’integrazione europea, rappresenta l’Albania in tutti i negoziati con l’UE, monitora l’adozione della legislazione europea, coordina i progetti europei che vengono finanziati in Albania, svolge quindi ruolo di aiuto e sostegno. Il popolo albanese sembra guardare all’annessione in UE con fiducia e ottimismo “La caduta del regime comunista in Albania è passata anche attraverso lo slogan ‘Vogliamo una Albania come il resto dell’Europa’ quindi il modello a cui aspiriamo è quello dell’Unione Europea” – racconta Elezi – “Già dall’inizio la popolazione era molto favorevole all’entrata dell’Albania in Unione e anche adesso i sondaggi dimostrano che gli albanesi sono il popolo più pro-europeo del continente.

Noi abbiamo vissuto i benefici del seguire questo percorso, l’Albania ha avuto vantaggi da questo sostegno e questo mercato. La popolazione ha molta fiducia nell’Europa e ha fiducia nelle istituzioni e nelle regole europee, perché queste regole applicate qua potrebbero stroncare la corruzione, come è già successo in altri paesi.

Il sogno europeo è radicato da molto tempo nel cuore degli albanesi”. Come per ogni percorso importante, la fatica e le difficoltà saranno tante. Nonostante i numerosi cambiamenti apportati dal governo albanese ai fini di una rapida omologazione ai criteri europei, il percorso sembra ancora lungo e accidentato. “ Uno dei problemi è la mancanza di informazione tra la popolazione. Buona parte della popolazione non sa ancora cosa effettivamente significhi essere uno stato membro, quali sono i doveri di uno stato membro. Sicuramente qualcuno verrà danneggiato da questo processo, magari piccoli imprenditori.

E prevedo che più ci avvicineremo alla meta più diminuirà questo entusiasmo iniziale, come l’esempio della Croazia dimostra. Gli ultimi 4-5 anni non sono stati facili per gli albanesi perché c’è stato un rallentamento un po’ di tutti i settori compreso quello dell’integrazione europea. La crisi economica ha colpito tutti, ma non solo quella. In Albania c’è stata una sorta di crisi politica a partire dal 2009, che ha bloccato i progetti e le riforme su cui si stava lavorando.

La situazione sembrava essersi sbloccata nel 2014, quando l’Albania ha ricevuto lo status di candidato europeo, e si è provato a intervenire in modo efficace soprattutto sulla riforma giudiziaria. Purtroppo la cultura politica non è migliorata molto in questi anni e recentemente abbiamo un ritorno dell’opposizione per le riforme a causa di discordanze politiche. Rispetto ad altri settori ad altri aspetti che sono molto migliorati in Albania, la cultura politica purtroppo è cambiata meno”.

Ma il duro lavoro e gli eventuali imprevisti non sembrano scoraggiare l’Albania che, con grande forza e determinazione, porta avanti il sogno europeo “Per un paese piccolo come l’Albania è importante fare parte di questa Unione, avere la possibilità di sedersi al tavolo con stati molto forti. Uno stato da solo invece non ha la forza diplomatica di imporsi; dentro l’Unione Europea si è rappresentati, in un certo senso. Per i piccoli stati l’UE è un’ancora di salvezza.

Ci sono inoltre dei finanziamenti che vengono dall’Europa, quindi possibilità in più per i giovani. Per noi è molto importante la prospettiva europea, ci mantiene in un certo percorso di riforme e questo modello ha funzionato con altri paesi come la Croazia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e via dicendo. L’altro giorno guardavo le cifre: dieci anni dopo le cifre macro economiche in questi paesi erano migliorate tantissimo. Insomma entrare nell’UE conviene a tutti”.

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