Politica

Un video fa dimettere il Vice Primo Ministro albanese Ilir Meta

Ilir Meta si è dimesso dalle sue cariche governative che vanno ad altri esponenti del suo partito. All’origine di tutto un video trasmesso in prima serata. Berisha lo sostiene, indicando Rama e il crimine organizzato come suoi autori. Ma Rama vuole anche le dimissioni di Berisha e dal 21 gennaio prossimo si inizia con una protesta di tre giorni.

Un video trasmesso martedì scorso in prima serata dal programma investigativo “Fiks Fare” ha reso ancora più fragile lo status quo della politica albanese. Circa 7 minuti tagliati dall’originale e sottotitolati per mettere in risalto una storia di affari corruttivi tra assunzione di militanti di partito e favoreggiamenti per gare d’appalto e concessioni. Chi non conosce il contesto sicuramente ne capisce poco, e nonostante l’audio debole in alcune parti risalenti, l’evidenza di quanto viene detto è schiacciante. Ma di cosa si tratta?

È il Primo Marzo del 2010. Ilir Meta , Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri si incontra con Dritan Prifti, Ministro dell’Economia, nell’ufficio di quest’ultimo. Sono entrambi fondatori del Movimento Socialista per l’Integrazione (LSI) di cui Meta è il leader e Prifti uno dei Vice Presidenti. La situazione è un po’ tesa e Meta, agenda in mano, chiede conto a Prifti su alcune questioni. All’inizio, di una persona al quale deve essere risolto un problema: Prifti dice che non ha neanche la laurea ma provvederà a trovare la soluzione. Poi, di un militante e amico del LSI: deve essere assunto come ispettore. Si passa a una gara d’appalto dell’azienda statale Albpetrol: Meta chiede a Prifti di risolverlo e quindi di annullarlo. Infine, si parla di una concessione per una centrale idrica. Per Meta si tratta di avere il 7%, ma Prifti sembra riluttante perché il caso è finito in tribunale, e dopo l’Appello ci può essere il ricorso in Cassazione. Invece, Meta sostiene che la sentenza dell’Appello è definitiva, quindi si può procedere. Per di più, gli dice di non preoccuparsi perché ha buoni rapporti con la Presidente della Corte di Cassazione visto che le “ha sistemato” la figlia in ambasciata.

Assistere ad un dialogo simile tra due ministri di un qualsiasi governo, farebbe rabbrividire chiunque. Dall’altra parte, il video è anche una storia di ricatti fra i principali attori politici albanesi per rimanere in carica, tutelarsi, far cadere il governo e probabilmente per altre vicissitudini che non verranno mai a galla. E a quanto pare, l’unica a non sapere dell’esistenza del video era l’opinione pubblica.

Il video, un trucco ricattatorio

Le prime reazioni arrivano al termine del programma “Fiks Fare”. Dalla sede del LSI, il suo Segretario generale Luan Rama, ha accusato Prifti di essere stato usato da Edi Rama, offrendo “una recita disgustosa attraverso un montaggio rivoltante”. Il video, “parto del crimine organizzato”, non disturba il partito di Meta che invita Prifti e chiunque disponesse “fatti e prove di deporre in Procura per fare luce sulla verità e condannare i colpevoli”.

Invece, mercoledì mattina è lo stesso Meta a reagire duramente. Dichiara ai media di aver comunicato ufficialmente alla Presidente del Parlamento la rinuncia all’immunità parlamentare, “in funzione della trasparenza su ogni accusa per corruzione e violazione della legge”. Poi dice la sua sull’incontro con Prifti. Lo considera un’intercettazione squallida e “una orrenda beffa politica e morale, che fa parte dei ricatti del crimine organizzato” contro la sua persona per via delle sue funzioni, in primis quella di Presidente del Movimento Socialista per l’Integrazione.

Si sofferma soprattutto sul caso della concessione di cui i due parlano nel video. Per Meta, è una storia che va avanti dal 2008. Uno dei tre consorzi presentati alla gara per la concessione di una centrale idrica viene escluso e ricorre in tribunale. L’Appello sentenzia che deve partecipare, ma il Ministero avrebbe rinviato il protocollo della decisione definitiva. Allora, il rappresentante del consorzio si sarebbe rivolto a Meta come Presidente del LSI perché il rinvio sarebbe ingiusto e intenzionale. Quindi Meta avrebbe posto la questione a Prifti, suo Vice Presidente, in questi termini. A prova del fatto che non si tratta di un favoreggiamento, Meta dimostra che questo consorzio è stato escluso dalla gara per inadempimento dei criteri economici il 25 ottobre 2010. Lo avrebbe deciso la Commissione di Valutazione delle Offerte del Ministero dell’Economia, dicastero che lui guida da settembre del 2010.

“L’intercettazione e il montaggio intenzionale del video”, non sono altro che “degli standard che Edi Rama vuole stabilire nella vita politica albanese”, ha sostenuto Meta che in nessuno modo non avrebbe ceduto al ricatto di Rama e del crimine organizzato guidato da lui per trovare un compromesso politico.

Un paio d’ore dopo, alla riunione del Consiglio dei Ministri, Berisha non si pronuncia sulla notizia più scottante dell’anno nuovo. A farlo per conto suo, è stato nel pomeriggio la portavoce del Partito Democratico. Berisha applaude “la scelta di Meta di rinunciare all’immunità parlamentare”, attacca Rama che sarebbe l’autore “del montaggio orrendo e dilettantesco”, e richiede alla Procura di indagare, garantendo “la piena disponibilità del suo governo per facilitare l’indagine”.

Il video, una prova incontestabile

Dal canto suo, l’autore del video Dritan Prifti non si scompone. In una dichiarazione per i media, mercoledì pomeriggio, conferma di aver ripreso lui l’incontro e di possedere l’originale che metterà a disposizione della Procura e delle organizzazioni internazionali presenti in Albania. Inoltre, quanto detto tra i due sarebbe vero: “non è un montaggio ma sono state tagliate solo alcune parti con dettagli inutili”. Poi rincara la dose. Lo stesso Meta sarebbe stato a conoscenza del video da alcuni mesi, pertanto quando è venuto a capo del dicastero dell’Economia, “non poteva dare più quella concessione ai suoi amici” dalla paura di essere denunciato. Prifti avrebbe consegnato una copia del video anche a Berisha, ma il Primo Ministro non avrebbe accettato di guardarlo. Tuttavia, Prifti nutre ancora la speranza che Berisha reagirà con responsabilità politica e patriottica nel scegliere “se continuare a governare con Ilir Meta, immerso nella corruzione, oppure dimetterlo e cercare in Parlamento una nuova maggioranza”.

Non usa mezzi termini, invece, il leader dell’opposizione Rama: Berisha e Meta dopo aver rubato i voti, hanno usurpato le istituzioni, derubando anche i beni pubblici. “Ieri si è visto ed ascoltato pubblicamente, un episodi di pochi minuti, legato alla corruzione di Berisha, Meta ed altri che detengono il potere e da anni si stanno appropriando delle centrali idriche e quelle termiche, del petrolio e delle spiagge, delle miniere e delle proprietà demaniali”. Ma il giorno dopo sarebbe successo un fatto ancora più grave, perché Meta non si è dimesso, e Berisha non l’ha costretto a farlo, sostenendo entrambi che quello che hanno visto i cittadini non è vero ma opera del crimine che ha catturato l’opposizione e i giornalisti del programma “Fiks Fare”. Per Rama, in un paese normale “si dimette un ministro o un governo che è eletto dal popolo e dipende dal suo voto”, ma non un governo che ha rubato i voti e punta a farlo ancora.

In questo crescendo di accuse reciproche su ricatti, corruzione, legami con la criminalità organizzata, la Procura della Repubblica ha cercato di correre ai ripari già mercoledì mattina, avviando un’inchiesta penale con tre capi d’accusa: “corruzione passiva e attiva dei funzionari pubblici” e “abuso d’ufficio”. Per questo motivo, ha sequestrato il video trasmesso dal programma “Fiks Fare” e farà lo stesso con la documentazione sulla concessione della centrale idrica. Solo nel caso in cui si saranno trovati elementi di reato, la Procura chiederà al Parlamento di sospendere l’immunità parlamentare ai due deputati, che ha invitato di presentarsi di loro volontà a deporre visto che non possono essere convocati. Sì, perché la costituzione non prevede la rinuncia volontaria dell’immunità parlamentare. Solo il Parlamento ha la prerogativa di revocarla,
altrimenti non si può procedere contro i deputati.

Il video: montaggio o taglio?

Ma se il mercoledì è stato il giorno dei posizionamenti nelle proprie trincee, giovedì si è trasformato in quello alla ricerca della verità da offrire all’opinione pubblica. Prifti si presenta in Procura per deporre e consegnare l’originale del video lungo 13 minuto e 30 secondi, quasi il doppio di quello trasmesso in tv. 4 ore di deposizione sul contenuto del video e rassicurazioni per la stampa che non si ritira e dice la verità.

Dal canto suo, Berisha rompe il silenzio dopo più di 36 ore. “Per una cosa dovete essere sicuri: se volevo, il video non sarebbe arrivato a voi”, ha detto Berisha ai giornalisti, ammettendo che Prifti gliel’aveva portato, ma lui non l’aveva accettato perché il suo governo non cede ai ricatti. Il video rimane un montaggio ordinato alla tv Top Channel da Edi Rama che per sconfiggere l’avversario è disposto a tutto. Berisha ha chiesto alla procura di indagare, anche perché in una parte del video c’è un taglio di almeno 20 secondi che collegherebbe Berisha alla concessione.

Ma un ora dopo, Rama ha definito il comportamento di Berisha e Meta una provocazione e un tentativo per intontire i cittadini con il montaggio e il trucco di un video fatto dall’opposizione, quando si tratta di un documento con l’audio e il video trasmesso da “Fiks Fare” e successivamente dalle maggiori tv internazionali, che non trasmetterebbero “né montaggi, né trucchi”. Con un governo simile non si istaurare nessun rapporto e Rama chiede le dimissioni di Meta e Berisha.


Il video, la versione integrale

Di fatto, il taglio del video apparso sul programma “Fiks Fare” sembra essere intenzionale almeno per la parte che riguarda Berisha. Verso la fine della discussione sulla concessione, Meta dice a Prifti di aver parlato “anche con il dottore ed entro una settimana la cosa si chiude”. In verità, manca una sequenza di venti secondi che cambia totalmente il contesto in cui Meta menziona “il dottore”, cioè Berisha. Si tratta del Direttore della Corporazione Energetica Albanese, non c’entra niente con la concessione, e non sembra essere neanche un argomento rilevante a fini corruttivi. Poi un’altra sequenza di 53 secondi. Che fa collocare le parole di Meta subito dopo quelle dette su Berisha: consiglia Prifti di fare attenzione dalla Procura perché può venire fuori. Anche in questo caso si tratta di un’altra questione non rilevante ed inserita in un altro contesto.

È quanto è venuto fuori in prima serata sui programmi più seguiti delle due maggiori tv private. Meta di fronte a cinque giornalisti al programma “Opinion” su tv Klan, e Prifti con la versione integrale del video al programma “Top Story” sulla tv Top Channel. Un confronto a distanza e una sfida all’audience per imporre ognuno la propria verità. I due hanno fornito la propria versione dei fatti e sparlato uno dell’altro. Meta ha continuato a difendersi su tutte le questioni che i due hanno parlato nell’incontro. La concessione non è un affare corruttivo ma tutt’altro: le cifre che si sentono nel video si riferiscono al danno causato al consorzio dai rinvii continui. L’occupazione dei militanti del partito non è un reato ma un dovere verso il loro impegno. L’altra gara d’appalto non è una pressione su Prifti, e il riferimento alla Presidente della Corte di Cassazione è fuori luogo.

Per Meta, il video è un montaggio sofisticato e “attraverso le intercettazioni, i montaggi e i ricatti non si possono fare cambiamenti politici” in Albania. Sarebbe venuto a conoscenza del video il momento che Prifti è stato messo fuori dal governo, ma non ha ceduto al suo ricatto.  Prifti è una persona inaffidabile e instabile perché ha detto di tutto su Rama ed altri politici. Inoltre, è sempre stato al centro delle accuse dei socialisti per corruzione, ma da due mesi si vede ogni sera con Rama.

Invece, Prifti offre altri dettagli dei retroscena legati a quanto discusso nel video. Il 7% sarebbe spettato a Prifti, invece a Meta sarebbe andato il 20%, in quanto quest’ultimo controllerebbe una delle aziende che fanno parte del consorzio attraverso un suo ex-autista oggi costruttore. Poi, racconta un po’ di tutto. Meta sarebbe uno dei uomini più pericolosi in Albania, è il più corrotto perché da 10-12 anni sta derubando i cittadini albanesi.  Parla addirittura anche di un complotto Berisha – Meta – Nano, affidatogli dallo stesso Meta. L’intenzione sarebbe quella di allontanare Rama dal Comune di Tirana alle prossime elezioni, Meta lo allontanerebbe anche dal Partito Socialista per prendergli il posto e diventare capo dell’opposizione, invece Fatos Nano verrebbe eletto Presidente della Repubblica. Per di più, ci sarebbe un altro video compromettente.

Le dimissioni di Meta

Fino alla mezzanotte di giovedì Meta ha sempre sostenuto che non avrebbe dato le dimissioni, ma a mezzogiorno di venerdì si dimette. Una decisione la sua personale e irrevocabile, “per mettersi a disposizione della procura come un cittadino semplice”, senza la veste dei suoi carichi governativi. Dall’altra parte,  Meta sostiene che intraprenderà “una battaglia civile e legale contro il mostro Dritan Prifti” perché è importante che chiunque è ostaggio del crimine organizzato per i suoi affari sporchi non prenda in ostaggio anche lo stato e le istituzioni.

Dimissioni accettate, Berisha dichiara di non aver influenzato la scelta del suo alleato minore, ma di  di apprezzarla.  Dopo aver elencato i meriti di Meta nel suo governo a capo dei ministri degli Esteri e dell’economia, ha definito la coalizione tra il suo partito e quello di Meta come il più efficiente mai esistito in Albania. Per Berisha, le dimissioni di Meta sono arrivate dopo una svolta sostanziale: si è provato che il video è manipolato dalla stessa tv che prima ha trasmesso la versione tagliata e poi quella integrale. Ma secondo Berisha il video non è stato trasmesso ancora nella sua versione integrale, augurandosi che lo facciano.

Invece, Rama al termine dell’Assemblea nazionale del suo partito, ha rinnovato la sua richiesta di dimissioni a Berisha. E ha annunciato che molto presto pubblicheranno uno scandalo sulle cifre reali della criminalità in Albania, e poi anche un altro che implicherebbe il governo come il diretto responsabile delle alluvioni in Albania. Rama ha invitato tutti i cittadini di scendere in piazza il 21 dicembre prossimo. L’Assemblea del PS ha deciso di iniziare di nuovo con le proteste e continuare il suo rapporto condizionato con il Parlamento, partecipando alle sedute senza votare i disegni di legge finché non si farà piena trasparenza sulle elezioni del 2009.


La Corte di Cassazione e l’Unione Europea

Venerdì, si è espresso per la prima volta sull’episodio anche la Presidente della Corte di Cassazione, Shpresa Beçaj che nega categoricamente di essere coinvolta. Beçaj ha difeso l’istituzione che rappresenta: la Corte gode di piena autonomia nella deliberazione delle sentenze che sono ragionate e argomentate solo in base alla legge. Non solo, ma la Presidente non ha nessuna competenza per esercitare pressione ed avere sentenze a lei favorevoli, in quanto i Collegi della Corte sono composto da 5 giudici.

“Gli accordi, i colloqui o le promesse socievoli, politiche o mediatiche, fatte in pubblico o in privato, e non inserite nel contesto delle sentenze finali della Corte di Cassazione, costituiscono un comportamento non professionale, soggettivo e di parte”, ha dichiarato Beçaj, sostenendo che la sentenza di Appello di cui Meta e Prifti parlano nel video è stata deliberata il 18 giugno 2010, tre mesi dopo l’incontro tra i due, e il ricorso presentato in Cassazione da una delle parti il 23 settembre 2010, deve essere ancora preso in esame.

Dettaglio che non è passato inosservato. Per i socialisti, quanto dichiarato da Beçaj dimostra che Ilir Meta avrebbe mentito all’epoca sulla sentenza definita dell’Appello e avrebbe cercato questi giorni di usare una sentenza inesistente per non affrontare gli organi della giustizia.

Sull’episodio si è espresso più volte la Commissione europea attraverso la portavoce del Commissario all’Allargamento, Natasha Butler. La lotta contro la corruzione è uno dei 12 punti da adempiere per ottenere lo status di paese candidato. E nessuno può stare sopra la legge. L’UE prende nota delle dimissioni di Ilir Meta, e adesso spetta alla giustizia indagare senza essere ostacolata nel suo lavoro. Quindi, tutti i riflettori sono puntati sulla Procura albanese. Ci sono tante perplessità da parte dei media e dell’opinione pubblica sul suo operato nel passato. Riuscirà a fare piena luce sull’episodio? Intanto, sta lavorando sull’autenticità del video e ha richiesto l’assistenza di periti stranieri per smozzare eventuali critiche, rivolgendosi all’Ambasciata statunitense a Tirana.

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