Peja: firmati importanti accordi tra l’Albania e il Kosovo

I governi dei due paesi si sono riuniti a Peja (Kosovo) per accordarsi su alcune importanti tematiche in comune.

Il governo albanese e quello kosovaro si sono riuniti a Peja, in Kosovo, per discutere di alcuni punti importanti in comune. Le due rappresentanze, infatti, hanno raggiunto importanti accordi come sull’unificazione delle dogane nei punti di confine (Morine-Vermica) e sulla rimozione della tariffa di roaming. 

Edi Rama: what the f**k!

Nel quinto incontro tenuto tra i due governi a Peja, Tirana e Prishtina hanno sfidato l’Europa e la Serbia per i loro comportamenti provocatori e non coerenti, soprattutto in relazione alla liberalizzazione dei visti per il Kosovo.

Il premier albanese, Edi Rama, ha definito il comportamento dell’Europa deludente, esprimendolo in parole con termini non proprio da riunioni parlamentari:

Il ministro del lavoro e delle questioni sociali mi stava raccontando come ieri sera a Belgrado, fino alle due di notte, attraverso alcuni delegati europei, hanno ricevuto richieste di eliminare la parola ‘Repubblica del Kosovo’ dal discorso della conferenza congiunta. What the f**k!” – ha commentato Edi Rama, il quale poi si è rivolto direttamente all’Unione Europea:

L’Unione Europea deve finirla con questo comportamento incoerente. All’Albania promette l’apertura dei negoziati ufficiali e questi non vengono avviati, al Kosovo promette la liberalizzazione dei visti e questi non vengono rilasciati, mentre la Serbia continua il suo percorso.” – ha affermato successivamente il premier.

Kosovo, aumento sulle importazioni serbe e bosniache

Il Kosovo ha imposto l’aumento delle tasse sulle importazioni serbe e bosniache il 21 Novembre. L’Unione Europea, tuttavia, ha chiesto di ritirare la decisione, affermando che essa va in contraddizione con i termini dell’appartenenza del Kosovo all’accordo di libero scambio regionale CEFT.

D’altra parte, Rama difeso la decisione del Kosovo sostenendo la sua giustificazione politica:

La tariffa non è un atto economico ma una reazione politica silenziosa e un invito per la Serbia a stare con i piedi per terra, perché la strada per il futuro non può essere costruita con un coltello alle spalle degli albanesi. La Serbia non può avere una faccia con l’Albania e un’altra con il Kosovo.” – ha affermato il primo ministro.

 

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