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Massimo D’Alema riceve onorificenza “Madre Teresa” in Albania

Il presidente Ilir Meta conferisce a D'Alema onorificenza Madre Teresa, "per contributo a sostegno degli albanesi"

Una delle massime onorificenze dello Stato albanese, la medaglia “Madre Teresa“, è stata conferita oggi dal presidente della Repubblica Ilir Meta all’ex premier italiano Massimo D’Alema, “per il suo contributo a sostegno dell’Albania, del Kosovo e degli albanesi in generale, nel loro percorso verso la libertà e l’Unione europea”.

Nell’apposita cerimonia alla presidenza della Repubblica albanese, hanno preso parte oggi oltre al premier Edi Rama, al ministro degli Esteri Ditmir Bushati anche numerosi membri del parlamento di Tirana. Meta ha messo in evidenza il contributo di D’Alema “per il rafforzamento dei legami d’amicizia fra l’Albania e l’Italia”

Particolare attenzione è stata prestata dal presidente Meta al ruolo del governo italiano guidato da D’Alema nella seconda metà degli anni Novanta a sostegno “dell’intervento militare della Nato per fermare la pulizia etnica in Kosovo, che ha portato alla sua liberazione e degli straordinari aiuti umanitari a favore di un milione di profughi albanesi del Kosovo scappati dalle loro case”.

L’intervento dell’on. Massimo D’Alema

“Signor Presidente della Repubblica, caro amico Ilir Meta, signor Primo Ministro, caro amico Edi Rama, Membri del Governo, Ambasciatore d’Italia, cari amici, signore e signori, voglio innanzitutto esprimere la mia gratitudine per il grande onore che mi è stato fatto; un onore che considero il suggello di una lunga amicizia ma anche certamente un riconoscimento che va aldilà della mia persona. Ciò cui rendiamo omaggio qui è infatti, innanzitutto, l’amicizia tra il popolo albanese e il popolo italiano.

Si tratta di una storia antica, segnata da alterne vicende. Non possiamo dimenticare che il mitico Skanderberg, l’eroe nazionale albanese, si chiamava Giorgio Castriota e fu alleato di Venezia e di Napoli nella lotta contro i Turchi e fu signore di Trani e di Monte Santangelo e la sua famiglia rimase feudataria di Soleto e di Galatina, nella Puglia cui sono molto legato.

Non voglio certamente tacere i momento oscuri della nostra storia comune e in particolare le responsabilità del fascismo italiano. Anche se, se pensiamo all’architettura e alle strade, bisogna riconoscere che l’Italia di quel periodo non lasciò solo tracce negative.

Ma ciò di cui voglio brevemente parlare è soprattutto l’esperienza della nostra generazione. Mi riferisco a quasi tre decenni nel corso dei quali l’Albania, dopo aver conquistato la democrazia ha proceduto lungo il travagliato cammino della costruzione di un Paese moderno, membro della Nato, proiettato ormai verso la piena integrazione europea. Lungo questo cammino i democratici italiani sono stati a fianco del popolo albanese.

Penso ai drammatici e cruciali anni Novanta; alla missione Pellicano che dal settembre del 91 al dicembre del 93 sostenne il popolo albanese con aiuti alimentari e nel campo dell’assistenza sanitaria anche per evitare il rischio di uno spopolamento del paese in una fase di caos e di incertezza. Ricordo, dopo un periodo di ripresa e di sviluppo, il collasso delle finanziarie piramidali e le persone che fuggivano verso l’Italia nel 1997.

Ho in mente quella notte del venerdì Santo in cui la tragedia della motonave Kader i Radesh spezzò la vita di numerosi cittadini albanesi. Ricordo il senso di colpa per le nostre responsabilità in quell’incidente e la serata dolorosa in cui io – allora leader del maggior partito di Governo – incontrai a Brindisi un gruppo di familiari delle vittime. Allora fu l’Italia il Governo di Romano Prodi che prese l’iniziativa per la missione Alba sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’OSCE per contribuire alla stabilizzazione dell’Albania e alla ripresa del processo democratico.

Infine il decennio si concluse con la guerra nel Kosovo. Un conflitto che investì duramente l’Albania sia dal punto di vista emotivo per la solidarietà con le popolazioni albanesi del Kosovo, sia dal punto di vista materiale per l’afflusso di quasi 300.000 profughi. Fu un’altra primavera difficile. Ricordo che trascorsi la Pasqua a Kukes e che vidi con i miei occhi i fiumi di profughi che attraverso il valico si riversavano verso l’Albania; incontrai le persone ferite, traumatizzate dalle violenze dei gruppi militari e dei soldati serbi.

Fu allora che mi convinsi che bisognava agire e che l’Italia doveva prendersi la sua parte di responsabilità in un’azione militare. Nello stesso tempo dovevamo essere a fianco dell’Albania nell’accogliere e proteggere le persone che fuggivano. Nacque così la missione Arcobaleno che portò non solo i militari e i funzionari italiani ma anche e soprattutto tanti giovani del volontariato laico e cattolico ad impegnarsi nei centri di accoglienza accanto agli amici albanesi .

In quegli anni si gettarono le basi di una collaborazione che è stata esemplare e vincente. Insieme abbiamo combattuto la criminalità, il contrabbando e il traffico di esseri umani governando il flusso migratorio verso l’Italia in modo tale che alla fine esso è risultato utile a tutti e due i nostri paesi. Insieme abbiamo fatto crescere una collaborazione economica sempre più stretta, mutualmente vantaggiosa che ormai andata oltre il rapporto di scambio verso un vero e proprio sviluppo integrato.

Soprattutto l’Italia è stata ed è a fianco dell’Albania con il suo sostegno al processo di integrazione europea del vostro Paese. Come Ministro degli esteri di Italia volli essere presente nel giugno del 2006 alla firma del Trattato di associazione. Ricordo che Sali Berisha aveva voluto a quella cerimonia anche l’opposizione socialista, ma non tuttavia Edi Rama nei confronti del quale non ha mai nutrito una particolare simpatia. E i socialisti erano rappresentati – mi pare – da Pandeli Maiko.

Quella fu una tappa di un lungo cammino che ha portato, l’altro giorno, alla decisione di dare avvio al negoziato per l’accesso dell’Albania nell’Unione Europea. Una decisione che l’Italia saluta con grande gioia perché questo obiettivo è stato da sempre uno degli obiettivi fondamentali della politica estera italiana. Devo confessare che non mi è mai piaciuta l’espressione allargamento dell’Unione Europea, anche perché, parlando dei Balcani occidentali, dobbiamo riconoscere che, anche geograficamente, non si tratta di allargamento, ma si tratta di sanare una ferita rimasta aperta nel cuore dell’Europa. Questa parte dell’Europa che ha vissuto un’epoca travagliata di contrasti e conflitti deve trovare nel seno dell’Unione la garanzia della stabilità e della cooperazione.

Io ho particolarmente apprezzato l’impegno dell’Albania per promuovere il dialogo e la cooperazione nei Balcani. Ricordando la durezza di conflitto vissuto con emozione, in anni più recenti, due particolari momenti. La prima volta quando, inaugurando l’Istituto di cultura Italiano a Belgrado, un gruppo di giovani mi ringraziò per avere aiutato la Serbia a liberarsi di Milosevic. La seconda volta vedendo allo stesso tavolo dialogare tutti i capi dei Governi dei Balcani in particolare per l’iniziativa di Edi Rama e di Vucic, protagonisti di una svolta in direzione della distensione della cooperazione.

In questi anni come esponente delle forze progressiste italiane ho seguito con grande attenzione e spirito di amicizia le vicende della sinistra albanese e dei suoi leader. Una nuova generazione si è affermata, non senza contrasti, dopo il tempo di Fatos Nano. Ho avuto l’onore di collaborare con Pandeli Maiko, con IIir Meta che considero un grande amico dell’Italia oltre che un amico personale e infine ho il piacere e l’onore di essere amico di Edi Rama che ricordo ancora Ministro della cultura di tanti anni fa e di cui poi abbiamo seguito la straordinaria esperienza di Sindaco di Tirana e poi l’avvento alla guida del partito socialista e alla guida del Paese. Un rapporto di amicizia e di collaborazione che, insieme a Giuliano Amato, ho coltivato anche insieme al lavoro della Fondazione Italiani Europei.

Il rapporto con l’Albania ha rappresentato una parte importante della mia esperienza politica e umana. Anche ora, nel tempo che verrà, un tempo doverosamente dedicato ormai ad un impegno di riflessione e di studio, (come dice una bella canzone italiana “chi non può più dare cattivi esempi, è bene che dia buoni consigli”) intendo continuare a coltivare la mia amicizia con il vostro Paese e con le molte persone che è imparato a conoscere e ad apprezzare e di cui sono diventato amico.

L’Albania di oggi è un Paese moderno, che vive un periodo di grande crescita e trasformazione, ormai proiettato ad entrare come protagonista in una Unione Europea che ha certamente bisogno di energie fresche e di nuovo slancio. L’Albania è un Paese nel quale vengono tanti italiani, non più certo per portare aiuto, ma semmai per cercare opportunità. Di questo dovete essere orgogliosi perché è soprattutto merito vostro di una nuova generazione non solo di leader politici ma, di intellettuali, di lavoratori e di imprenditori albanesi. Ma del vostro successo lasciate che si sentano orgogliosi e felici anche quelli che – come chi vi parla – non ha mai cessato di avere fiducia nel vostro Paese, vi è stato amico e continuerà ad esservi amico nel tempo che verrà.”

Fonte
Ambasciata d'Italia a Tirana
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