DCSA italiana: l’Albania è il maggior produttore di cannabis in Europa, replica il Ministero degli Interni albanese

La relazione della direzione centrale italiana per i servizi anti-droga, ha evidenziato come l'Albania sia il principale fornitore di cannabis nei mercati italiani ed europei. Alla pubblicazione, tuttavia, ha risposto immediatamente il ministero degli interni albanese, affermando che i dati sono errati e che l'Albania non è più nell'elenco dei paesi coltivatori

Una relazione della direzione centrale italiana per i servizi antidroga pubblicata questa settimana, afferma che l’Albania è stato il paese d’origine della maggior parte della marijuana destinati ai mercati italiani ed europei nel 2017:

“Le importazioni di marijuana in Albania sono aumentate in modo significativo, raggiungendo nel 2017 un record di sequestri di oltre 90 tonnellate, rispetto alle 41 tonnellate del 2016.” – si legge nel rapporto annuale, che aggiunge anche che “la tendenza della confisca in Italia è legata alla coltivazione di marijuana in Albania.”

Inoltre, la pubblicazione menziona che il 2017 ha segnato il caso del “più grande sequestro che abbia mai avuto luogo, nelle regione delle Marche; pari a otto tonnellate di marijuana che erano destinate al Nord Europa.”

“I clan albanesi hanno dimostrato di avere crescenti capacità manageriali nella coltivazione e nel traffico di marijuana” – continua il rapporto.

Secono il documento dell’anti-droga italiana, loro utilizzano piante ad alta produttività e metodi sempre  più diversificati nel nasconderla, coltivarla e trasportarla sulla costa italiana.

Sulla base dei dati pubblicati, si evince come gli albanesi si classifichino al primo posto nelle reti di narcotraffico straniere coinvoltè in attività criminali, con 25 reti su 94 totali. Quest’ultimi sono i valori totali più alti dell’ultimo decennio, mentre il valore più basso è stato registrato nel 2011, con 49 casi.

Tuttavia, i gruppi criminali albanesi non hanno limitato la loro attività al traffico di marijuana. Il rapporto, infatti, sostiene anche la preoccupazione che “insieme alla ndrangheta in Calabria, che grazie a una rete di complessi legami internazionali ha ancora un ruolo chiave nel traffico di cocaina in Italia, sono venuti alla luce alcuni gruppi di criminalità straniera, composti da cittadini marocchini, nigeriani e albanesi. In particolare, quest’ultimi, come prova di un salto qualitativo delle loro capacità operative, competono con altri gruppi criminali per il controllo dei segmenti di traffico in Italia e la gestione delle reti di distribuzione nel territorio nazionale delle principali sostanze stupefacenti.”

Comunicato anti-droga, la risposta del ministero degli interni albanese

Con una dichiarazione, il ministero degli interni ha risposto alla relazione dell’anti-droga italiana, valutando essa come un qualcosa di speculativo ed errato:

“Riguardo la relazione del servizio antidroga italiano, il ministero dell’interno desidera chiarire: l’Albania non è più nell’elenco dei coltivatori di cannabis, come confermato dal rapporto di monitoraggio aereo effettuato dalla Guardia di Finanza italiana, alla fine dello scorso anno. Si tratta di una battaglia vinta nel 2017 che si sta consolidando quest’anno dove stiamo implementando il protocollo operativo per i voli aerei, monitorando il territorio assieme alla polizia italiana e all’UE.

Com’è stato anche riconosciuto, il 2016 è stato un anno impegnativo per molte ragioni; l’operato del ministero e della polizia di stato non si è dimostrato efficace nella prevenzione della coltivazione di cannabis. Tuttavia, tutto ciò non può essere paragonato alle preoccupanti dimensioni del fenomeno prima del 2013, come evidenziato dai rapporti della Guardia di Finanza.

Per questo, a seguito di un attento e scrupoloso controllo, il governo ha approvato il piano nazionale anticannabbis 2017-2020, con il coinvolgimento di tutte le istituzioni e dell’assistenza internazionale. La polizia di stato, inoltre, ha aumentato la cooperazione con i suoi partner, principalmente con l’Italia in operazioni congiunte per identificare e reprimere i casi di traffico di stupefacenti.” – si legge nella nota.

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