"Noi. Albanesi in Italia", il primo giornale italiano in lingua italiana degli anni Duemila dedicato all’Albania

Noi_AlbanesiCome tutti sappiamo il primo periodico albanese su internet in italiano, è il quotidiano ‘on line’ AlbaniaNews.it, però la storia di riviste o giornali nella mia lingua dedicate all’Albania va molto indietro nel tempo, e sicuramente ancor prima dell’invasione italiana del 1939. Durante il periodo di Unione Personale 1939-1943, ad esempio, furono pubblicate “Albania-Shqipni” il cui primo numero uscì nell’aprile 1940 e “Drini. Bollettino mensile del turismo albanese” (fondato sempre nel 1940). Io mi limiterò dalla fine della II Guerra Mondiale ad oggi, non dimenticando sicuramente il cartaceo “Bota Shqiptare” fondato nel 1999.

Però, si badi, “BSh” – fra i più diffusi, autorevoli e premiati giornali in lingue straniere d’Italia – è un bisettimanale sì italiano, ma in lingua albanese a proiezione nazionale e schipetara. È vero, ci furono e ci sono altri giornali italiani in ‘shqip’ però essi sono limitati all’Arbëria e la propria diffusione è meramente locale.

Le riviste iniziali dal secondo secondo conflitto mondiale in qua, ed in lingua italiana, sono state “Albania socialista” (sino ai primi anni Ottanta) e “Realtà albanese” (1988-1991), entrambe edite dall’Associazione Nazionale Italia-Albania, l’unico sodalizio fra i due Paesi riconosciuto dal Comitato Albanese per le Relazioni Culturali e di Amicizia con l’Estero nel periodo della III Repubblica (1946-1991). L’ANIA per lunghi anni, e scioltasi ‘de facto’ nel 1991 (dopo aver tenuto ben sei Congressi Nazionali, di cui l’ultimo nella primavera 1989 con la partecipazioni di grandi personalità e storici, e della cultura, della politica, del giornalismo e dello spettacolo italiani), è stato l’unico canale per conoscere l’Albania da parte dei cittadini italiani desiderosi di apprendere la storia albanese o di recarsi in viaggio nel vicino Stato. L’ANIA era diffusa su tutto il territorio nazionale attraverso la presenza di circoli provinciali.

Dato il clima di destabilizzazione e poi di ricostruzione avutosi in Albania per tutti gli anni Novanta, non ci furono – dopo che “Realtà albanese” aveva chiuso i battenti – iniziative italiane miranti a creare vincoli culturali fra le due sponde adriatico-joniche. E questo fino al 2000.

Però il 14 aprile 2000 si costituì l’Associazione Italia-Albania per l’Amicizia e la Reciproca Conoscenza, assumendo la forma di Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale). I soci fondatori erano: presidente Gabriele Caccialanza, pro-rettore dell’Università di Pavia e Preside della Facoltà di Farmacia del medesimo ateneo; vicepresidente Arben Xoxa, presidente della Casa Editrice Enciclopedica di Tirana; tesoriera-segretaria Cristina Maldifassi, avvocatessa di Vigevano (Pavia). Gli altri soci: Mirella Caponi, imprenditrice nel campo dell’editoria elettronica a Pavia; Sisto Capra, giornalista professionista di Pavia; Roberto Garberi, industriale a Milano; Adela Karapici, di Tirana, studentessa all’Università di Padova; Saimir Manoli, di Tirana, dipendente aziendale a Milano; Nausika Spahia, di Tirana, studentessa all’Università di Pavia e Franco Varini, architetto di Mortara (Pavia).

L’AIA ebbe il privilegio di godere del sostegno di personalità quali l’allora l’Ambasciatore della Repubblica d’Albania a Roma Leontiev Çuçi; Cristina Busi, presidente della ‘Coca Cola’ Tirana e dell’Associazione degli Imprenditori Italiani Operanti in Albania, di Gjon Gjomarkaj, uno dei più noti esponenti delle Comunità ‘Arbëresh’ e di Isa Maggi, dottore commercialista e responsabile dello ‘Sportello Donna’ a Pavia.

Due mesi dopo Sisto Capra, caporedattore del quotidiano “La Provincia Pavese”, e collaboratore de “L’Espresso”, fondò il mensile “Noi. Albanesi in Italia” – con redazione a Mortara – per favorire maggiormente l’amicizia tra le due Nazioni: sia per gli Albanesi venuti nel nostro Paese nel corso degli anni Novanta, sia per quelle popolazioni giunte nei secc. XV-XVI dalla loro Patria per non sottostare alla dominazione turca, gli attuali ‘Arbëreshët’, che, pur di cittadinanza italiana a pieno titolo, hanno ancora ammirevolmente mantenuto e custodito tradizioni e lingua albanese.“Noi. Albanesi in Italia” era un mensile con ottima grafica, di formato cm. 47×31,5 in otto pagine in bianco-nero-rosso, al servizio degli Albanesi di e in Italia, nonché dell’imprenditoria italiana che operava in e con l’Albania. Il N. 1, Anno I, uscì nel giugno 2000. Già fin dal primo numero il giornale riportò una pagina interamente dedicata agli ‘arbëreshët’, attraverso un’accurata e completa cartina della presenza in Italia dell’antica migrazione albanese, con l’esatta posizione e denominazione dei Comuni di loro presenza, documento tuttora indispensabile a chiunque intenda seriamente dedicarsi a questa importante realtà in Italia. Ricordo pure che sempre sul N. 1 apparve la traduzione in lingua albanese dell’‘introitus’ de ‘I Promessi Sposi’ (‘Të Fejtuarit’) di Alessandro Manzoni, traduzione eseguita dal Prof. Jorgo Gjikondi (matematico).

Le pubblicazioni del giornale proseguirono con successo: N. 2 (settembre), N. 3 (ottobre) e N. 4 (novembre). Sul 4 i lettori appresero l’edizione del bellissimo libro di Sisto Capra: ‘Albania proibita. Il sangue, l’onore e il codice delle montagne’ (Mimesis, Milano 2000). Il volume riporta la stesura integrale in lingua italiana del ‘Kanun’ di Lek Dukagjini, con ampi commenti pur di ragguardevoli studiosi in materia, come Gjon Gjomarkaj (discendente di Lek Dukagjini) e Arben Xoxa. Con il N. 5 (dicembre) si concluse il 2000, sul giornale aumentavano man mano gli articoli in ‘shqip’.

Per il 2001 le cose sembrarono andar bene dal N. 6 (gennaio) al N. 12 (agosto-settembre). Addirittura sul N. 13 (ottobre) ci fu il comunicato che “Noi. Albanesi in Italia” dal 6 di quel mese aveva aperto una redazione pure a Tirana, in Piazza Avni Rustemi, presso il ‘Centro Residenziale & Business Alba Mobil’, pur rimanendo la sede centrale a Mortara.

Però, nel frattempo, le adesioni – sia per abbonamenti che sponsorizzazioni degli imprenditori – risultavano assai scarse. Sisto Capra, il quale cercò di colmare di tasca propria i deficit che man mano si accumulavano sulle spalle del giornale, si vide costretto dolorosamente a chiudere questa coraggiosa realizzazione che si estinse col N. 15 (gennaio-febbraio 2002). Per quanto mi riguarda, io mi ero abbonato. Contemporaneamente anche l’Associazione Italia-Albania per l’Amicizia e la Reciproca Conoscenza cessò di esistere.

Hanno scritto sui 15 numeri di “Noi. Albanesi in Italia”: Tasim Aliaj, Roberto Aprile, Lydra Arkaxhiu, Giovanni Armillotta, Shpend Bengu, Paolo Bosco, Cristina Busi, Patrizia Catellani, Gabriele Caccialanza, Massimo Calandri, Tommaso Campera, Mirella Caponi, Sisto Capra, Astrit Çela, Zef Giuseppe Chiaramonte, Giuseppe Chimisso, Rita Cola, Renata Crotti, Leontiev Çuçi, Julie Ferrone, Pirro Gjikondi, GjonGjomarkaj, Bekim Gjonça, Ismail Gjuzi, Claudio Grandinetti, Domenico Grossi, Etrita Ibrahimi, Vera Ibrahimi, Viollca Ibrahimi, Neli Isaj, Rrok Jakai, Valbona Jakova, Adela Karapici, Adnan Kopliku, Piero Angelo Lazzari, Vindice Lecis, Giulio Loredo, Isa Maggi, Saimir Manoli, Angelo Massafra, Veralisa Massari, Vincenzo Massaro, Rexhep Mejdani, Hasan Muçostepa, Besim Petrela, Franco Pittau, Stefano Plescia, Alda Radaelli, Francesco Rasero, Armando Roda, Michele San Pietro, Vincenzo Schirò, A. Shqiponia, Aldo J. Skoda, Dritan Spahia, Nausika Spahia, Gavino Starone, Giovanni Tagini, Iskra Thoma, Elira Vathi, Angela Vicentini, Arben Xoxa.Nell’immagine, la testata del primo numero

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