Un’italiana diventa mamma a 62 anni: l’impianto embrionale in Albania

E’ diventata mamma a sessantadue anni, con fecondazione artificiale compiuta in Albania. Parto da record all’ospedale San Giovanni di Roma. Bimba e madre stanno bene.

Una madre single di 62 anni ha partorito una bambina di tre chili e duecento grammi all’Ospedale San Giovanni di Roma, dove la signora lavora da tanti anni come infermiera. 

Il parto è stato reso possibile grazie all’impianto embrionale che è stato eseguito in Albania, a Tirana. In Italia, infatti, non sarebbe stato possibile a causa delle normative: ogni regione da indicazioni sulla questione e, nello specifico del Lazio, il limite di età è di 43 anni per le strutture pubbliche, e di 50 in quelle private. Inoltre, spiegano dall’assessorato alla salute, il contesto deve prevedere coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

La possibilità Albania

Proprio per questi motivi, la donna si è recata in Albania. Molti ospedali albanesi pubblicizzano questa opportunità su internet, indicando anche i prezzi, che nella maggior parte dei casi oscillano dai 2.500 ai 5000 euro.

La donna ha partorito alla trentasettesima settimana con parto cesareo programmato: per l’epidurale è stata usata la tecnica in via di sperimentazione dell’eco-navigazione (una sonda ecografica che indica all’ago la via per eseguire l’epidurale).

“Di nascite dopo i 60 anni sia in Italia che all’estero ce ne sono già state. Nel Lazio la popolazione ostetrica è sempre molto anziana: molte donne partoriscono per la prima volta a 40 anni e anche oltre, e arrivano a fare il secondo figlio anche tra i 46 e i 50 anni.” – spiega il responsabile di anestesia ostetrica del San Giovanni.

Il caso ha riproposto tutte le questioni della fecondazione in vitro: è giusto avere un figlio quando si è anziani e non si è in grado di crescerli? In Italia, ad esempio, è emblematico il caso della famiglia De Ambrosis, i quali ebbero una bimbi all’età di 68 anni. Tuttavia, il Tribunale di Alessandria giudicò che la famiglia non era in grado di crescere la bimba affidandola ad un’altra famiglia.

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