“Rosso come una sposa” – Sintesi del libro di Anilda Ibrahimi

La storia si apre con l’infanzia e l’adolescenza della piccola Saba, figlia minore di una grande famiglia nell’Albania di inizio novecento

Nel mondo rurale e contadino del sud, intessuto di residui feudali e lasciti culturali ancestrali e sincretici derivanti sia dalla tradizione occidentale che orientale, come dal Cristianesimo e dall’Islam.

Rossa come una sposa, di Anilda Ibrahimi

Rosso come una sposa
47 Recensioni
Rosso come una sposa
  • Anilda Ibrahimi
  • Editore: Einaudi
  • Copertina flessibile: 266 pagine

Alla piccola Saba tocca l’ingrato compito disposare il vecchio Omer, già vedovo si sua sorella, datagli in sposa a suo tempo in riparazione di un vecchio debito di sangue.

Il Padre di Omer, infatti, aveva ucciso per errore uno dei fratelli di Saba e, per il Kanun di Laberia, tale colpa poteva essere sanata solo con la vendetta oppure con l’alleanza permanente tra famiglie (matrimonio).

Ymer si dimostra un marito perlomeno distratto, perennemente immerso nei suoi ricordi (era infatti perdutamente innamorato della defunta sorella di Saba) e nella malinconia, che affoga in generose razione di rakìa (grappa albanese) considerando il suo matrimonio (e la prosecuzione stessa della sua esistenza) poco più che un dovere sociale nei confronti della famiglia.

La vita non si prospetta bella per la piccola Saba.Per la sua nuova famiglia – e principalmente per la suocera, vera padrona di casa secondo l’Antica Tradizione (gli uomini sono soltanto ospiti a casa loro) -lei è soltanto il pulcino spennacchiato, la “seconda scelta” che lei stessa ha dovuto fare per il figlio eche dovrà dimostrare tutto (in questa casa non sei ancora entrata,hai messo solo il primo piede…).

Saba inizia quindi a muovere i primi passi come moglie e come donna,in una giovinezza resa ancora più complicata e drammatica dallo scoppio della guerra e, calamità del tutto paragonabile, dalle continue nascite di sole figlie femmine che rischiano di compromettere il futuro della famiglia.

Sopravvivendo all’orribile parentesi nazista, che le costerà il lutto perpetuo in seguito alla strage dei suoi fratelli maschi,Saba si muove con disperata energia nell’Albania misteriosa, magica e caotica della guerra e del primo dopoguerra, tra preti che recitano le sure, sciamani dervish, stranieri albanizzati per necessità o per scelta, comunisti devoti,acquisendo in questo modo uno spessore ed un carisma insospettabili nel “pulcino spennacchiato” e che la mettono definitivamente al centro della famiglia.

Malgrado questo, la vita di Saba è segnata per sempre dal lutto e la sua sola speranza per il futuro della famiglia è costituita dall’unico figlio maschio per quale riesce a combinare un buon matrimonio ed a cui affida il compito della prosecuzione della famiglia, già segnata dalle pazzie e dalle stranezze delle sorelle e figlie di Saba, abbondantemente descritte nel romanzo. Si apre quindi la seconda generazione, il cui emblema è la silente Klementina, moglie del figlio di Saba e che non raccoglierà mai l’eredità spirituale di quest’ultima.

Inizia infatti la generazione del silenzio, in cui il comunismo, che ormai ha configurato l’intera società, viene vissuto senza slanci ma anche senza accettazione acritica né aperta ribellione bensì, semplicemente, come un elemento imprescindibile ed immanente della realtà, con cui fare quotidianamente i conti.

Realtà che, calata nella vita della famiglia può assumere anche elementi epici (in aktion, le comuni di campagna) ma in cui la storia della famiglia passa necessariamente attraverso piccoli infiniti rivoli di vita (in una sorta di piccolo mondo antico all’albanese) ed in cui la gestione statale dell’individuo può assumere anche il placido risvolto di una dolce quotidianità garantita: sempre, tuttavia, accompagnata dalla tetra consapevolezza di non potersi aspettare sostanzialmente nulla di più e sapendo che un giorno sarebbe comunque finita.

Una realtà in cui l’Antica Tradizione si affievolisce ma senza estinguersi: Saba invecchia ma è sempre lì, anche se nessuno sembra più raccogliere i suoi insegnamenti.

La silente Clementina infatti è vittima designata di meccanismi di gran lunga più grandi di lei e sostanzialmente incontrollabili: sua suocera, intatta nel suo potere, la grande famiglia al femminile, sempre più immersa nelle sue stranezze e nelle sue pazzie, suo marito, completamente dedito alla Madre eche deve fare i conti con la complessa realtà del suo lavoro (insegnante) nell’ambiente comunista, la scomparsa del vecchio Ymer, suo unico alleato.

Per il bene della famiglia, quindi, in questa complessa costellazione Clementina decide di intraprendere la strada che ritiene più utile, anche se esistenzialmente terribile: farsi da parte, autoannullarsi nella consapevolezza che nulla avrebbe potuto migliorare la sua condizione e che qualsiasi atto fuori dal coro avrebbe potuto ritorcersi contro di lei ed i figli, specialmente la figlia femmina Dora.

Ed è proprio Dora a raccogliere l’eredità spirituale di sua nonna Saba, attraverso una lunga convivenza e traendo spunto dalla condivisione che la nonna fa alla nipote del suo mondo ancestrale,magico e misterioso.

Ma Dora comprende anche la lezione della propria madre,accogliendone e comprendendone la profondissima tristezza e la rinuncia perenne al potere pubblico, manifesto, ma che non ha mai rappresentato una rinuncia al misterioso potere femminile: infatti, è anche il silenzio di Clementina ed il meticoloso spirito di servizio nei confronti della famiglia che ha permesso a Dora di appropriarsi dell’Antica Tradizione.

E’ ormai finita l’era del silenzio,e Dora può prendere il volo con le proprie ali.Dora è la prima della famiglia a varcare i confini nazionali, a poter pensare, decidere ed agire in un mondo nuovo che di per sé non viene giudicato né migliore né peggiore, come non lo fu il comunismo, ma accettato e compreso secondo la saggezza della Tradizione: secondo cui ciò che accade nella propria vita è il proprio per sempre e quindi trova la sua dignità proprio nella dignità stessa della vita.

Saba può quindi finalmente morire, in una età avanzatissima,assistita proprio da Clementina,nel giorno stesso delle nozze di Dora, che segneranno l’inizio della realizzazione di quest’ultima come madre e come ultima depositaria (per il momento) della Tradizione.

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