Cultura

Le donne che con la loro lotta hanno contribuito all’Indipendenza dell’Albania

Di Rajna Kovaçi -  Direttrice Fondazione “Elena Gjika –Dora d’Istria”

Alla ricerca di una guida;
Alla ricerca degli inizi di una lotta patriottica delle donne in Albania;
Alla ricerca dei modelli delle donne che hanno avuto il coraggio di sfidare il tempo e la mentalità;
Alla ricerca delle donne che hanno infranto tabù molto rigidi ed hanno aperto la strada al futuro;
Alla ricerca di quelle che hanno messo la Patria al di sopra di tutto.

Queste signore hanno dato il loro prezioso contributo non solo lottando e cercando di liberare il loro paese, ma allo stesso tempo mettendo le fondamenta e aprendo la strada alla civilizzazione delle donne. Queste signore hanno vissuto e lavorato in epoche storiche diverse, hanno dimostrato coraggio, ma soprattutto prodezza. I tabù che hanno infranto riguardavano la soppressione, la povertà e l’ignoranza. Vorrei iniziare con Donika Kastrioti, Elena Lukrecia Peshkopia, Nora di Kelmend, Tringa di Gruda, Dora D’Istria, Laskarina Bubulina, Le Sorelle Qirjazi, Paro Kita, Urani Rumbo, Marie Coba, Shote Galica, Santa Angjelina e soprattutto con la Madre di tutto il mondo: Santa Madre Teresa.

L’attività delle famose donne albanesi è strettamente legata alle circostanze nelle quali è nato, ha agito e ha vissuto il popolo albanese. Di conseguenza, è più che necessario un breve ritorno al passato.

Ovviamente il senso di appartenenza etnica e la lunga prigionia hanno contribuito a creare una logica di perenne resistenza da parte del popolo albanese nei confronti dei diversi invasori. Alla base di questa resistenza c’è sempre stata la donna la quale ha agito attraverso l’educazione delle nuove generazioni, educazione che iniziava dalle prime ninne nanne quando insegnavano la voglia di libertà e a non arrendersi, nonché il rispetto dei valori umani e nazionali. Per questo motivo, nell’arco degli anni i meriti della donna albanese hanno occupato un posto sempre più importante e particolare. I suoi meriti li riconosce anche il Kanun di Lek Dukagjini, uno dei codici di diritto consuetudinari più antichi d’Europa. Secondo questo Kanun, la donna godeva del diritto di partecipare ad assemblee e di conseguenza si trovava in posizioni importanti dalle quali poter prendere decisioni. La sopravvivenza di questo Kanun negli anni e il suo continuo utilizzo da parte di alcuni è da considerarsi come una conseguenza della resistenza alle leggi degli usurpatori che hanno cercato di imporsi sul popolo albanese..

Dare istruzione ad un uomo significa piantare un albero che fa solo ombra, mentre istruire una donna significa piantare un albero che oltre a fare ombra dà anche frutti Sami Frashëri

Nella storia millenaria dell’umanità sono purtroppo poche le donne che si sono distinte in vari campi, e quelle che ci sono riuscite è perché hanno sostituito o appoggiato uomini famosi.  Moltissime donne sono rimaste nell’anonimato e sono state identificate con il comune denominatore di “donna”.  Il mondo isolato delle donne, brulicante però di attività e creatività, iniziò ad aprirsi solo verso la fine del XVIII secolo. Nei secoli a seguire, grazie all’insistenza individuale delle donne, iniziò l’espressione della loro energia creativa. La fine del XIX secolo segna l’inquadramento della donna in tutte le sfere della società, ma soprattutto nei circoli dove era possibile prendere delle decisioni, arricchendo così la preziosa eredità dell’umanità.

Ovviamente questa fase della storia ha riguardato anche le donne albanesi.  Considerando gli alti e i bassi della storia del popolo albanese, bisogna ammettere che ci sono tantissime donne che meritano di essere conosciute meglio poiché sono state le colonne portanti della famiglia e della nazione. Proprio come la donna albanese vista dagli occhi di Margaret Jursenal quando scrive: ”Vorrei una donna albanese come madre!…” Non è un caso che il nostro ventre abbia dato vita alla più grande delle Madri al mondo d’oggi, Santa Madre Teresa.

“Vorrei una donna albanese come madre!”Margaret Jursenal

La persistenza e il sacrificio sono state perennemente presenti secondo le fonti storiche come forma di resistenza delle donne albanesi nelle lotte per la libertà e l’indipendenza. Esse hanno resistito ai tentativi di assimilazione dei luoghi dove vivevano incluso l’acculturamento, insegnando e coltivando sin dall’antichità l’educazione patriottica, umana, famigliare e la tradizione creativa popolare. Questo non era l’unico settore in cui la donna albanese era attiva perché essa si è distinta non solo nell’ambito politico e militare, ma anche in quello della cultura e dell’istruzione. Ovviamente non si può includere tutto in un articolo, ma possiamo trovare un comune denominatore: combattenti per la libertà e l’indipendenza, luminari della cultura e della civiltà albanese.

Grazie all’unione delle donne albanesi, che hanno resistito e agito in circostanze e tempi difficili, sono nate personalità rinomate le cui opere hanno superato i confini dettati dal sesso e dalle nazioni. Esse hanno dimostrato che il cervello non dipende dal sesso e con le loro opere hanno palesato che non esiste nessuna forza che possa fermare un popolo e il suo desiderio di autodeterminazione, emancipazione globale e parità dei sessi. Il popolo albanese, così come altri popoli durante il medioevo, ha vissuto lunghi periodi di oppressione come quella ottomana. Ed è proprio durante il Medioevo che sono nati i grandi principati albanesi come quello degli Araniti, Kastrioti, Balshaj, Muzakaj, ecc., i quali hanno resistito a lungo al potente nemico.

Donika Kastrioti

Il XV secolo, periodo di rilevante importanza per l’Europa Occidentale, coincide con l’invasione ottomana nell’Europa Orientale la quale durò ben cinquecento anni. Gli albanesi, opponendo resistenza a questa invasione, si sono inseriti assieme ai loro principi all’interno di coalizioni cristiane che combattevano contro gli ottomani. Gli albanesi, guidati da Giorgio Castriota Skanderbeg, hanno opposto una forte resistenza all’invasione turca divenendo una muraglia invalicabile per l’Impero ottomano in Europa. Skanderbeg è stato fortemente appoggiato dalla moglie, Donika Kastrioti, la quale era la persona a lui più vicina, in ambito politico e non solo. Lei era il braccio destro di Giorgio. Purtroppo neanche Skanderbeg riuscì nell’impresa di fermare l’invasione scellerata degli ottomani verso l’Occidente e verso la propria terra.  Le proteste anti-ottomane sono proseguite fino alla caduta definitiva dell’Impero Ottomano.

Tringa di Gruda

Combatté fino all’ultimo respiro contro gli invasori turchi e non si tolse mai l’arma lottando contro l’oppressione della propria terra. Grazie al sottile intuito femminile, aveva capito che senza l’istruzione delle donne non si poteva progredire e non si potevano tramandare la storia, la lingua gli usi e i costumi di un popolo.  E così negli anni 1916-1917, sacrificò le sue proprietà e la sua ricchezza rendendo possibile l’apertura delle scuole di albanese nella regione di Malësia e Madhe.

tringa
Tringa

La sua attività e il suo contributo all’indipendenza dell’Albania vengono menzionati sia nella storia che nella letteratura  albanese, dove di lei si parla come di una donna coraggiosa nella famosa opera di Gjergj Fishta intitolata “Lahuta e Malësisë”. Tringa è anche uno dei nomi più diffusi nella regione di Malësi, è il nome delle giovani albanesi, delle figlie coraggiose delle montagne che odiavano l’oppressore e sono rimaste sempre stoiche nella loro resistenza agli attacchi dell’invasore ottomano.Nora di Kelmend  è divenuta una celebrità ed è entrata a far parte della storia dell’Albania come una leggenda, quella di una donna combattiva soprattutto di fronte al Pashà turco che venne ucciso proprio da lei.  Nora divenne l’orgoglio e il simbolo della resistenza della donna albanese per l’indipendenza della nazione.

Dhaskalina Pinoce-Bubulina

bubulina
Dhaskalina Pinoce-Bubulina

Proteste simili si organizzarono anche in Grecia, dove la donna arvanitase più famosa della storia albanese e greca Dhaskalina Pinoce-Bubulina (1821),  si distinse per aver combattuto assieme ad altri albanesi per liberare la Grecia. Bubulina era capitano di vascello e allo stesso tempo una stratega talentuosa che dedicò tutta la sua vita e le sue ricchezze alla lotta contro gli invasori ottomani nella speranza di ridare la libertà al suo popolo. Grazie all’intelligenza, alla saggezza e alla prodezza, Bubulina divenne una delle eroine più note della storia greca lasciando il segno  sia nella storia dell’Albania che della Grecia.

Purtroppo la distruzione dell’Impero Ottomano non garantì la libertà a tutto il popolo albanese. Le decisioni sbagliate prese durante la Conferenza degli Ambasciatori a Londra lasciarono metà del popolo albanese fuori dai confini della nazione costringendo questa parte della popolazione a continuare a combattere contro l’invasione greca e serba.

Shote Galica

Shota
Shote Galica

In Kosovo, Shote Galica rese possibile la partecipazione di altre donne ad assemblee e anche in guerra. Lei stessa partecipò a 60 operazioni militari e combatté eroicamente per 12 anni accanto a suo marito. Shote Galica divenne la figura più carismatica del Movimento Kaçak in Kosovo, e dopo la morte di suo marito Azem fu lei a guidare la lotta per la liberazione.

Consapevoli dell’importante ruolo della donna nella crescita e nell’educazione delle nuove generazioni, gli invasori turchi, serbi o greci ostacolarono in vari modi il desiderio di indipendenza ed emancipazione delle donne albanesi.  Essi usarono metodi tra i più umilianti per fermare la loro lotta come l’uccisione, la deportazione, la prigionia, la maledizione o la sconfessione da parte della chiesa. Ciò nonostante, la lotta per l’emancipazione della donna albanese continuò.

Sorelle Sevasti e Parashqevi Qirjazi

Riguardo a questo è interessante leggere quanto scritto dall’insegnante svizzera Venera Pfeninger, la quale insegnò presso l’Istituto “Kyrias” delle Sorelle Qirjazi negli anni 1928-1930: “L’istituto Kyrias mi è servito come chiave di accesso alla storia del paese, la storia di quest’Albania così malamente conosciuta, invasa da correnti provenienti dal nord, dall’est, dal sud e dall’ovest. Ascoltando però le nostre allieve…. ho capito che grazie al loro carattere forte e deciso sono riuscite a resistere alle cattive tentazioni del cosmopolitismo che cancella e deforma le persone…” Sevasti Qirjazi era entrata nella lista nera dei greci che volevano eliminarla. Tomë Gjyshja scrive, “la prima scuola laica albanese di Kushe Mica è diventata molto conosciuta a Scutari”. Non bisogna però dimenticare anche Marie Coba, l’intellettuale e patriota che ha dato un enorme contributo all’emancipazione e all’integrazione della donna albanese nella società.

Ed è proprio in Albania che sono nate e hanno combattuto accanto agli uomini le coraggiose Nora, Tringa, Parashqevia, Shota, ecc, dando gloria e onore alla propria patria e diventando un esempio da seguire per le future generazioni, un esempio di eroismo e fierezza.

Elena Gjika (Dora d’Istria)

La lettera sottoscritta da 300 alunne di varie scuole di Scutari nel 1881 e la penna di argento regalata a Elena Gjika (Dora d’Istria), dimostrano la riconoscenza sentita per quello che lei faceva in Albania e testimoniano la cultura e l’umanità di una patriota che predisse l’indipendenza già nel 1866 e che possiamo definire senza timore una luminare del femminismo mondiale.  Lei rimane una delle donne più rinomate del XIX secolo. Scrittrice, scienziata, pubblicista, patriota e diplomatica, abbracciò la causa albanese cercando di sensibilizzare l’arena mondiale in un momento di particolare difficoltà per la nostra nazione la quale rischiava lo smembramento.

Dora d'Istria
Dora d’Istria, pseudonimo della duchessa Helena Koltsova-Massalskaya, nata Elena Gjika

Lei pubblicò articoli e studi vari, come per esempio “Kombësia Shqiptare, sipas këngëve popullore”[1] e  ”Shqiptarët e të dyja anëve të Adriatikut”[2] dove argomentò l’esistenza della nostra nazione, la storia, l’antichità del popolo albanese, l’eredità culturale e artistica, la ricca letteratura orale, il folclore, i rari ed unici vestiti tradizionali di tutte le regioni albanesi. Dora scriveva: “Il popolo albanese, uno tra i più antichi d’Europa, meritava di essere libero in modo da poter sviluppare le propria creatività. Egregio e caro signor  Geronimo, la mia onorata Patria è l’Arbëria, e ad essa apparterrò fino alla fine della mia vita…”.

Un altro aspetto importante del prezioso contributo di Elena Gjika nella formazione dell’identità nazionale albanese è quello riguardante i contatti e i rapporti mantenuti con gli intellettuali e i patrioti arbëresh, che si erano trasferiti in Italia secoli prima. Tra i suoi rapporti più importanti vi sono quelli con Demetrio Camarda e Geronimo De Rada. Lei era molto apprezzata nei circoli intellettuali e culturali dell’epoca in quanto forte sostenitrice del Rinascimento Albanese ed era riuscita a guadagnare il rispetto e l’apprezzamento di un combattente per la libertà come Garibaldi con il quale mantenne una corrispondenza molto interessante.

La sua amicizia con Garibaldi era così profonda che lui la chiamò “Sorella coraggiosa” e la loro collaborazione si rafforzò nel bene della causa albanese. In una delle lettere scritte e De Rada si legge: ”Vi invio la lettera sul Generale Garibaldi nella speranza che riusciate a trasmetterla in Albania e pubblicarla su un giornale calabrese. È arrivato il momento per le nazioni di alzare la voce…”. Nel frattempo Elena progettò un piano per la pubblicazione di un giornale albanese nel nord dell’Albania da parte di De Rada dal titolo “Flamuri i Skënderbeut”[3]… De Rada lo pubblicò in seguito con il titolo: ”Flamuri i Arbërit”[4]. Dopo la prima pubblicazione lei si congratulò con De Rada dicendogli le seguenti parole: ”I tuoi nobili sforzi…”

In un’altra lettera indirizzata a De Rada si notano i suoi tentativi di realizzare la grammatica della lingua albanese: ”Ho appena inviato una copia della Grammatica Albanese alla Biblioteca Nazionale di Firenze, dove vengono molto spessi filologi stranieri. Sul numero di dicembre di “Antologia” porterò a termine i miei studi sull’Epopée Asiatique (Epopea Asiatica)… stavo facendo delle ricerche sui vocabolari di lingua albanese, proprio mentre voi stavate stilando un vocabolario della lingua albanese… le mie ricerche a Parigi e Vienna mi hanno convinto della necessità di una pubblicazione eccellente, di gran lunga migliore rispetto a … o dei cataloghi raccolti da Ksilender, Lik, Pukevil ecc…. I vocabolari devono poter alleggerire le ricerche degli albanologi e devono servire ai bisogni intellettuali sempre maggiori degli albanesi”.

Attraverso lo scambio di corrispondenza, riuscì a proporre la creazione di alcune istituzioni intellettuali dentro e fuori dai confini dell’Albania…”Visto che queste istituzioni non hanno ancora una matrice politica, in apparenza devono assumere sembianze letterarie e neutrali per i turchi…”. Elena continua con un’altra lettera dove scrive a De Rada che… lei ha proposto che in Calabria, nel cuore degli arbëresh, venga creata un’Accademia dove ci siano membri corrispondenti e membri d’onore in modo da creare un legame con l’associazione letteraria in Albania. Ecco un’altra lettera dove appare chiaro il suo spirito combattivo per la grande causa albanese: ”…

Il Generale Garibaldi si è affrettato a scrivermi per comunicarmi che è pienamente d’accordo con il progetto dell’Accademia…dite al signore che abbiamo raccolto circa 15-20 mila fucili per la rivolta che avverrà in Albania…”. Per questa causa, lei era entrata in contatto con molte personalità arbëresh e straniere della politica e della diplomazia.

La corrispondenza di Elena Gjika con Geronimo De Rada continua ancora. Si parla dell’anno 1871…(Una copia della lettera si trova nel volume della monografia di A.

Kondos)”…”I miei studi sugli scrittori arbëresh dell’Italia meridionale verranno pubblicati contemporaneamente in italiano, francese e tedesco a Venezia, Atene e Vienna…. È arrivato il momento di portare alla luce la storia sepolta di Arbëria… provo un particolare piacere a ricomporre la storia degli albanesi le cui pagine sono diffuse in Europa, Asia e America e la chiamerò “il gioco dell’era repentina “ come accade con i villaggi in Sicilia… la causa dell’Albania è la mia causa e ovviamente sarò felice di mettere ciò che mi rimane della mia vita a disposizione di questo popolo coraggioso…”

Motrat Qiriazi “Dare istruzione ad un uomo significa piantare un albero che fa solo ombra, mentre istruire una donna significa piantare un albero che oltre a fare ombra dà anche frutti”. Così scrisse l’ideologo albanese Sami Frashëri nell’opera “Gratë”[5]. Il programma della Lega di Prizren ha avuto un enorme importanza per le donne albanesi perché è lì che sono stati riconosciuti i valori e i meriti della donna albanese così come il suo ruolo nella società umana. Sono state aperte tante scuole femminili come la “Shkolla e Vashave” a Korçë, fondata dalle sorelle Sevasti e Parashqevi Qirjazi. Ragazze di diverse religioni iniziarono ad istruirsi in queste scuole che continuarono ad aprire anche in altre città dell’Albania come Scutari, Tirana, Elbasan,Prizren ecc…

Questo ed altri fatti riguardanti il lavoro e la guerra delle donne di fianco agli uomini durante gli anni della Rinascita Nazionale testimoniano chiaramente l’abnegazione dimostrata dalle donne nell’offrire il proprio aiuto durante la guerra per l’indipendenza, per uscire dal buio del medioevo, per acquistare libertà, istruzione e conoscenza. Il lavoro fatto dalle donne in questo periodo ha dato i suoi frutti molto velocemente. Le allieve e le insegnanti delle scuole femminili albanesi  sono diventate attiviste instancabili della Rinascita Nazionale, appoggiando i combattenti per la liberazione, lottando assieme a loro, ricamando le bandiere rosso fuoco con l’aquila bicipite che avrebbero sventolato nel giorno dell’indipendenza, il 28 novembre del 1912, sacrificando tutto come la loro giovinezza e l’amore per entrare a far parte della storia.

Durante quegli anni, accanto ai patrioti democratici si sono distinte numerose attiviste che hanno lasciato il segno per la loro cultura, le capacità organizzative, l’amore per la patria e la prodezza, lavorando durante i pericolosi anni dell’oppressione turca.  La loro lotta iniziò dopo la nascita di alcuni circoli patriottici e degli organi a essi correlati, frutto del lavoro di alcune donne. In questo periodo sono nate le prime associazioni delle donne albanesi come: ”Ylli i Mëngjezit”[6] a Korça, “Përparimi”[7] ad Argirocasto,  il giornale “Shqypeja e Shqipnisë”[8], “Gazetë për Gratë Myslimane”[9], il giornale “Mehariq”, “Shpresa Kombëtare”[10] di Marigo Pozio, l’associazione “Përlindja” è stata creata a Korça e aveva a capo Evdhoksi Gërmenji che in seguito pubblicò la rivista “Mbleta”. Più tardi venne pubblicata “Gruaja Shqiptare”[11], “Shqiptarka”[12], ”Përmirësimi”[13]ecc.

Marigo Posio

Nel 1911 la bandiera ricamata da Marigo Posio è stata consegnata al nostro eroe Ismail Qemali  il quale l’ha innalzata il 28 novembre del 1912. Queste donne hanno dato tutto quello che hanno potuto anche in condizioni difficili, in un periodo caratterizzato dal conservatorismo, l’arretratezza, l’ignoranza, la mancanza della cultura e l’analfabetismo.  Se si sfogliano le pagine della stampa di quel periodo si nota subito la voglia di costruzione che caratterizzava le femministe albanesi, delle vere maratonete della liberazione e dell’indipendenza. Appaiono inoltre molto chiaramente le problematiche che destavano preoccupazione tra le donne, le quali chiedevano attraverso la stampa che venissero riconosciuti i loro diritti e la loro libertà, lottando contro i vecchi costumi  che altro non erano che parte del patriarcalismo lasciato in eredità alla società albanese dall’invasore turco. Bisogna sottolineare che nonostante la limitata estensione geografica, i tentativi  di organizzazione delle donne in Albania da parte delle prime intellettuali albanesi hanno avuto una rilevante importanza.  Esse hanno avuto un ruolo importante nel progresso del paese affinché uscisse dall’arretratezza e le associazioni di donne sono nate come luogo di incontro per i soci e i simpatizzanti ed è in questi centri che sono apparsi gli elementi di una società democratica. Lì le donne e le ragazze hanno imparato cosa significava avere il diritto al voto segreto per l’elezione degli organi dirigenti e per essere incluse nella vita politica del paese, un diritto che veniva loro negato dai governi di questo periodo. Nonostante le difficoltà e gli ostacoli, il movimento femminista di questo periodo ha rappresentato una base importante sulla quale si è sviluppato e organizzato il movimento femminista albanese negli anni a seguire.

[1] La nazionalità albanese secondo i canti popolari”
[2] “Gli albanesi di entrambe le sponde dell’Adriatico”.
[3] “La bandiera di Skanderbeg”
[4] “La bandiera di Arbër”
[5] “Le donne”.
[6] “La stella del mattino”
[7] “Il progresso”
[8] “L’albanese dell’Albania”
[9] “Il giornale delle donne musulmane”
[10] “La speranza Nazionale”
[11] “La donna albanese”
[12] “L’albanese”
[13] “Il miglioramento”

Per gentile concessione de “IL VELTRO “, RIVISTA DELLA CIVILTÀ  ITALIANA
(
numero speciale sul centenario  dell’indipendenza albanese)

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