Interviste

Rovena Sakja: “L’Albania e l’Italia sono la mia casa”

Intervista con Rovena Sakja, Una giovane studiosa albanese, il cui curriculum è così vasto da non temere la concorrenza di maturi professori universitari

L’autrice di questa originale e importante affermazione si chiama Rovena Sakja. Una giovane studiosa albanese, il cui curriculum è così vasto da non temere la concorrenza di maturi professori universitari.
Nata a Kavajë, 40 chilometri da Tirana, vive da 12 anni in Italia, precisamente a Roma.

Quando e perché ha lasciato l’Albania per trasferirsi in Italia?

Mi ero sposata da poco e volevo seguire mio marito (anche lui albanese) ma che lavorava già in Italia, e anche per continuare il mio lavoro.

E’ stato difficile perché, dopo essermi laureata in Albania in lingua e letteratura albanese, ho dovuto lasciare un impiego come funzionaria al Comune di Kavajë, dove vivevo. Ho iniziato un nuovo progetto. Io comincio sempre nuovi progetti.

E’ stata quindi la risposta al cosiddetto colpo di fulmine?

Non credo ai colpi di fulmine. Io sono la persona meno romantica che esiste. Sono una razionale. Non faccio mai le cose per impulso. Devo sempre prima ragionare.

Una risposta che comincia a delineare il profilo di Rovena.

Una persona che non ama apparire. Schiva, timida, preferisce vivere dietro le quinte che sotto i riflettori del palcoscenico.

In realtà questa è la prima intervista che rilascia dopo vari tentativi e con un certo non dissimulato imbarazzo.

Un carattere totalmente in sintonia con la sua scelta di vita professionale: ricercatrice e archivista di alto livello.

Rovena Sakja
Rovena Sakja

Da dove nasce questo sua passione per la ricerca?

Da mio padre che amava molto gli studi, ma che non ha potuto seguire a causa della situazione politica. Allora si viveva sotto la dittatura comunista di Hoxha. Quel regime politico dava diritto agli studi solo se erano concessi dagli organi di Stato. Allora io avevo solo 12 anni e quello che so è solo dai racconti dei miei.

Non eravamo dei perseguitati, ma certamente non essendo osservanti del regime, dovevamo adeguarsi ai loro ordini.

Mio padre faceva il saldatore, ma mi seguiva negli studi, leggeva i miei testi, ci faceva capire il valore della cultura”.

Se questo è l’origine del suo interesse, ciò non toglie che, per chi ne è al di fuori, non sia facile capire cosa si prova a passare ore e ore della giornata chiusi in un archivio.

“Per me è semplicemente una passione. Riordinare un archivio, sfogliare per la prima volta carte che non erano state mai aperte, sistemarle in appositi file, sistemare scaffali di libri, tutto questo mi fa vivere n un’altra dimensione, fuori dalla vita esterna.

Anche se ti muovi in stanze piene di polvere, di odore di muffa, con ragnatele che ti si appiccicano nei capelli, è pur sempre una gioia infinita”

Cosa le da questa attività rispetto al ruolo che ha la sua famiglia composta dal marito e due figli?

“Non vedo i due percorsi separati, perché ambedue sono inseriti in un’unica scelta di vita. Credo di dedicare alla famiglia il cento per cento del mio progetto, che naturalmente comprende totalmente anche loro.

Che posto ha nel suo cuore l’Albania, la patria dalla quale vive separata da anni?

Quando si è fuori c’è sempre qualcosa che manca. Ho sì nostalgia, ma ormai mi sento a casa in tutti e due posti.

Inoltre Roma una città accogliente, ospitale, non ti fa mai sentire come un estraneo. Essendo CAPUT MUNDI, accoglie persone da tutto il mondo. Ho molti amici italiani. I romani, poi mi ricordano gli albanesi.”

Lei parla perfettamente l’italiano, senza alcun accento. Quando l’ha imparato?

“In Albania. E questo è merito di mia madre, che, per farmi imparare la lingua, spendeva quasi la metà del suo stipendio, per iscrivermi a un corso d’italiano tenuto da una sua amica. Sosteneva che la conoscenza delle lingue è la chiave di accesso per l’integrazione”.

Lei vive e lavora in un paese che è diventato, come ha detto, la sua casa, lavora con successo in un campo che le sta a pennello, si può ritenere felice?

“Non credo nella felicità permanente. La felicità sono attimi. Credo invece nella serenità. In questo momento della mia vita mi sento serena e ottimista.”

Anche se, a chi la conosce solo superficialmente, può sembrare severa, in realtà ha bisogno di tempo per fidarsi delle persone, non si concede facilmente perché è gelosa del suo privato. Ammette però di essere emotiva. Quando è costretta per motivi professionali, a parlare in pubblico, non nasconde di emozionarsi.

Rovena è in sintesi una bella persona, dal sorriso luminoso, aperta al mondo ma profonda, dotata di quella intelligenza che non la fa mai sentire al di sopra degli altri ma disposta ad accogliere chiunque le dia fiducia.

Sogni ne ha molti, ma tutti nel cassetto, perché ora per lei è tempo di percorrere la strada che ha progettato. Anche se soddisfatta per gli ottimi risultati ottenuti fino ad ora, (ha conseguito da poco il dottorato di ricerca a La Sapienza) crede che ognuno possa e debba sempre migliorare.
Rovena una cittadina che senza dubbio fa onore ai due Paesi divenuti la sua casa: l’Albania e l’Italia.

Alcune attività di Rovena Sakja

  • Dottorato di ricerca: “Le fonti per lo studio delle relazioni fra l’Italia e l’Albania in ambito energetico dal 1900 al 1939 negli archivi italiani e albanesi
  • Relatore arsi convegni e conferenze
    Società Geografica italiana il 18. Aprile 2016
    Albori e storicismo in Albania” dall’archivio Tagliarini “DRINI – Storia di una rivista archivi italiani e albanesi”
  • Convegno Internazionale: “Le transizioni nella storia dell’energia” – Milano dal 28 novembre al 1. Dicembre 2017
  • 10 Aprile 2018 “Conferenza per i 100 anni del ritrovamento del petrolio in Albania”
  • E’ membro del gruppo di ricerca, coordinato dal Prof. Giovanni Paolini sul “Rapporto tra scienza, industria e apparato militare nello specchio degli osservatori industriali
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