Perché le grandi imprese italiane non investono in Albania?

Estratto intervista all'Ambasciatore Italiano a Tirana Alberto Cutillo del 17 febbraio 2018

L’Italia rappresenta il più grande partner commerciale dell’Albania, con circa il 57% delle esportazioni e il 28% delle importazioni (dati INSTAT). Nonostante questo, osservando dal punto di vista degli investimenti economici, l’importanza italiana non è così rilevante nel nostro mercato.

La Banca d’Albania riporta, infatti, che nei primi nove mesi del 2017 gli investimenti italiani sarebbero stati di 639 milioni di euro, inferiori rispetto a quelli di Canada, Grecia, Olanda e Svizzera.

Nel corso degli anni, quindi, dall’Italia sono venuti a mancare i grandi investimenti. In un’intervista per Monitor (in albanese) l’ambasciatore italiano a Tirana, Alberto Cutillo, ha confermato ciò attribuendo la causa principalmente al fenomeno della corruzione, ai problemi legati alle proprietà territoriali e ad un inefficiente sistema giudiziario che non garantisce con certezza i rapporti contrattuali tra le parti.

Estratto dell’intervista

In questi ultimi due giorni si è svolto un business forum molto importante tra Italia ed Albania, quali sono i risultati attesi?

Questa ‘missione’, che di solito si rivolge a mercati molto più grandi e geograficamente lontani, conferma ancora una volta quanto l’Italia creda fortemente nel potenziale albanese. La sfida per l’Albania sarà accogliere questa straordinaria opportunità. Per far ciò penso sia essenziale migliorare l’attuale ‘clima’ imprenditoriale per attuare riforme strutturali nei settori chiave e in particolare nel sistema giudiziario. Nella crescita economica di un paese non dovrebbe esserci spazio per la corruzione e per comportamenti che vanno in conflitto con la legge.

Come giudica l’interesse delle imprese italiane verso l’Albania?

L’Albania ha attirato l’attenzione di molti investitori italiani fin dagli inizi degli anni ’90 poiché hanno trovato molti elementi positivi qui come la vicinanza geografica, la conoscenza della lingua italiana e la presenza di una forza-lavoro disciplinata a costo competitivo.

È stato un interesse costante nel tempo; oggi, infatti, abbiamo più di 600 attività italiane in Albania, per la maggior parte di piccole e medie dimensioni. Anche se ci sono stati miglioramenti significativi in alcuni settori, gli investitori insistono su un fattore essenziale: hanno bisogno di leggi chiare. Possono anche accettare costi più elevati ma vogliono sapere, quando sviluppano un ‘business plan’, quali sono le leggi sugli investimenti e dovrebbero poter contare sul fatto che queste leggi siano chiare e stabili.

Quali sono i settori di maggior interesse delle aziende italiane?

Storicamente i settori verso i quali le imprese italiane hanno espresso maggior interesse sono: servizi (come ad esempio i numerosi call center), l’industria tessile e calzaturiera, macchinari e attrezzature, materiali da costruzione e metalli, prodotti chimici, energia e minerali. Negli ultimi anni, comunque, stiamo assistendo ad un crescente interesse verso il turismo, l’efficienza energetica, nello sviluppo ecologico e nello smaltimento dei rifiuti. Tutti settori strategici per il futuro dell’Albania.

Mancano gli investimenti delle grandi imprese. Quali sarebbero i vantaggi per queste aziende?

La mancanza di grandi gruppi italiani nel paese è il risultato di esperienze passate deludenti, a causa di corruzione e di un inefficiente sistema giudiziario. Vorrei sottolineare che per tutti questi problemi le autorità albanesi stanno attuando miglioramenti, in particolare attraverso la riforma del sistema giudiziario.

L’Albania ha molte caratteristiche adatte ad attrarre investitori stranieri come importanti risorse naturali, lavori e costi fiscali competitivi e il vantaggio di una posizione strategica. La vicinanza e i legami storici tra i paesi rendono, a mio parere, l’Italia il partner naturale dell’Albania.

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