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Ermal Meta: Come un alveare colmo di miele, la mia anima si colma di musica

“Una storia da raccontare – Parole e musica di e con …”

Il Comune di Fontanellato, Parma, presenta “Musica in Castello” XV edizione con tanti big, grandi orchestre e solisti della classica, attori e artisti tra parole e note: Eugenio Finardi, Ermal Meta, Raphael Gualazzi, Chung Nurie, Omar Pedrini con Iaia Forte e Andrea Grignaffini, Dirotta su Cuba, Flavio Insinna, Red Ronnie e Gianni Fantoni, Gigi e Andrea, Pietro Sparacino, Paola Minaccioni, Imperfect Dancers Compagnia Balletto90 con le coreografie di Walter Matteini, Compagnia DeiDemoni, Carlo Lucarelli, Dado Moroni, con Eddie Gomez e Joe La Barbera, Peter Erskine con Jonh Beasley Benjamin Shepherd e Bob Sheppard, Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna diretta da Alessandro Nidi, Mondaino Young Orchestra, Paolo Migone, Debora Villa, Officina Zoe, Mezzotono, Paola Lorenzi con Stefano Bartolucci e Marco Gerboni, il baritono Roberto De Candia ed il soprano Giuliana Gianfaldoni, Giovanni Cacioppo, Francesco De Carlo.

Una conferma importante dopo gli ottimi risultati dello scorso anno: ritroveremo protagonisti della letteratura contemporanea, dello sport, della magistratura, della filosofia e che hanno dato la disponibilità a raccontarsi a LibrInCastello, come Loris Capirossi insieme a Kiara Fontanesi, Susanna Tamaro, Gian Carlo Caselli, Enrica Tesio, Luca Bianchini, Michela Marzano.

Ieri sera, mercoledì 28 giugno nello scenario suggestivo della Rocca di Fontanellato si è esibito Ermal Meta. È uno dei migliori cantautori del panorama musicale italiano attuale. Il suo album “Vietato morire” è arrivato in cima alle classifiche. L’omonimo singolo è diventato Platino e il disco è stato classificato Oro. Per MTV, Best New Artist, giudice dell’ultima edizione di “Amici”.

Contento di trovarsi in quel magnifico luogo come i pressi del Castello di Fontanellato, Parma, Ermal ha salutato il pubblico, il quale a sua volta lo ha atteso molto calorosamente. Per fortuna il maltempo si è placato, per cui lo spettacolo si è svolto con successo, indipendentemente da un problema di blackout durante l’esecuzione della canzone finale di Ermal. Ma questo ha fatto sì che il cantante scendesse dal palco e suonasse la chitarra, cantando seduto tra il pubblico.

Realizzato come una bella conversazione in salotto, tra Ermal e il conduttore dell’evento, l’intervista ha assunto una forma molto gradevole e ha coinvolto il pubblico emotivamente, tanto da sembrare che la conversazione tra Ermal ed il conduttore si stesse svolgendo amplificandosi e interagendo tra più persone, tra quelle 2000 persone che si trovavano lì per Ermal. Anche perché l’artista captava qualche messaggio che gli veniva recapitato dal pubblico a distanza e reagiva, rispondendo contemporaneamente. Una lunga intervista, a cui con molta disponibilità e soddisfazione, Ermal ha partecipato con un forte coinvolgimento emotivo, raccontando tutta la sua vita, dettagli importanti di essa e non solo:
Spiegando tutte le scintille che hanno fatto sì che scaturisse ogni suo singolo.

-Suoni il pianoforte e la chitarra. Perché non il violino, il quale è anche lo strumento che suona tua madre?

Ah, il violino è uno strumento difficilissimo, che richiede non solo predisposizione e dedizione, ma anche una disciplina ferrea, cosa che io non ho mai avuto. Mia madre, mi disse, da bambino: Fammi vedere le mani, le dita. Hai “mani di legno”, difficilmente studierai violino. Infatti lei è una vera accademica nella sua professione, è molto esigente e rigorosa, io invece sono sempre stato uno indisciplinato.

Per questo motivo, quando ero ancora un bambino e non sapevo suonare ancora nemmeno la chitarra, è successo per puro caso che mi sono rotto la caviglia giocando a basket – sport che ho capito subito che non fa per me – e dovendo stare per parecchi giorni fermo, ho detto ad un amico di portarmi la sua chitarra. Lui incredulo mi disse: Ma cosa te ne fai, non sai suonarla!
Appunto per questo – gli risposi – penso sia arrivato il momento di tentare, di provare a suonare la chitarra.

Così, pian piano, quello che inizialmente mi sembrava un ammasso di legno  e  corde, divenne per me una cosa molto cara, una passione. Anche perché, quando ci si approccia alla musica lo si fa esclusivamente per giocare, capita che come in un gioco ti fai male, soffri, ma man mano che vai avanti capisci che non è più un gioco, che non sei più tu che giochi con lei, ma è lei che gioca con te. In qualche modo ti possiede.

La musica è un’altalena costante, un pendolo, che va da una parte all’altra.
Ho iniziato poi a cantare anche se avevo una brutta voce e cantavo malissimo, abbiamo formato le prime band scolastiche. Da una di queste band mi esclusero proprio perché cantavo male.

Come nasce la tua voglia di scrivere?

La voglia di scrivere nasce da delle mancanze interiori, da dei vuoti.
La mia anima la considero non come una cosa piatta, ma come un alveare, con i suoi favi, le sue celle che si colmano con il miele. In questo modo la mia anima, quando scrivo, si riempie di sensazioni spontanee e naturali, che vengono tutte da dentro. Io scrivo soprattutto per me. Anche quando percepisco che si tratta di una canzone che canteranno altri e non io, io so che c’è una parte solo mia, esclusivamente mia in quella canzone, c’è quello che solo io ho sentito nel momento in cui l’ho scritta e nessun altro, quindi che mi appartiene.

Le prime canzoni d’amore…?

L’ho scritta una per una ragazza di cui ero totalmente innamorato quando ero ancora in Albania, ero piccolo si può dire – perché avevo tredici anni quando arrivai in Italia – ma, ero talmente imbranato da non saper dimostrarle il mio amore, tanto che la trattavo male, senza rendermene conto e lei dovette addirittura cambiare scuola. Quella ragazza, l’ho incontrata casualmente dopo tanti anni in Albania, quando ero andato al mare in vacanza ed è stata una bella sorpresa per entrambi.

Il tuo brano “Vietato morire” e il successo di Sanremo …

Quando Carlo Conti – a cui sono molto riconoscente – mi ha chiamato e mi ha detto che voleva ascoltare il brano con cui mi sarei esibito a Sanremo, sono corso immediatamente. Anzi, sono arrivato con un po’ di ritardo perché avevo fatto tanti chilometri, ma lui mi ha accolto con molta gentilezza.
Io, dentro di me, sentivo già che quel brano era speciale, ma dopo averlo fatto ascoltare a Carlo, ho notato una luce particolare nei suoi occhi. “Bello!” – mi ha detto – e da lì mi sono sentito incoraggiato ancora di più.

La musica, ma soprattutto le parole di quel brano, io ci tenevo particolarmente che venissero ascoltate dal più importante palco musicale italiano.
Ci tenevo che  quelle persone che non potevano avere voce per riportare una storia simile, si sentissero rappresentate da me. E così è stato.

Solitamente, quanto sei determinato…?

Sono molto tenace e determinato. Anzi, abbiamo un detto in Albania, che ve lo dico prima in albanese e poi ve lo traduco: “Dëgjo dhjetë vetë e bëj si di vetë” (“Ascolta pure una decina di persone, ma alla fine fa’ come ti pare!”) e sorride…

Ermal, tu credi alla “bontà”?

No, non ci credo. Credo alle persone buone, ma non al buonismo di per sé. Sono in molti a nascondersi dietro a ciò.
Tante persone che si professano “buone”, chissà perché, ho come l’impressione che nascondano tanti di quei scheletri nell’armadio…
Credo invece molto nella generosità.

Hai scritto molte canzoni per altri artisti. Hai un sogno nel cassetto, cioè per quale artista ti piacerebbe particolarmente scrivere?

Mi piacerebbe scrivere per il mio idolo, Vasco Rossi.

La musica del tuo paese, l’Albania, ti influenza nella tua creatività?

Prima ancora di risponderti per questo, vorrei raccontarti un po’ di storia dell’Albania, e ti dovrei iniziare a parlare del nostro Eroe Nazionale Scanderbeg, il quale ha guidato il paese facendo in modo che l’Albania, finché lui fosse in vita e facesse da condottiero agli albanesi, non si sottomettesse ai turchi. I turchi, dopo la sua morte, hanno occupato poi per cinquecento anni l’Albania, ma non hanno mai potuto domare lo spirito combattente degli albanesi e la loro voglia di libertà.

Tutta questa vitalità, non può mancare nell’arte, nel folclore e nella musica albanese
Di conseguenza, non posso rimanere indifferente io stesso dal suo potente effetto.

Mi dicono che sei un bravo artista, ma sei sempre stato anche molto bravo a scuola, che leggi tantissimo, che ti manca solo un esame per laurearti in Lingue e Letterature Straniere …

Guarda, non mi nominare quel esame che mi rimane per laurearmi, perché mi vergogno ormai essendo che è da anni che lo trascuro.
Non succede nulla senza un motivo e ti spiego anche il motivo per cui avevo abbandonato quell’ultimo esame: Il giorno che dovevo andare dalla professoressa per la preparazione per l’esame, mi arriva una telefonata, in cui mi comunicano che la Caselli mi doveva vedere. Sarebbe stato un’occasione imperdibile per me per entrare nel mondo della musica, per cui presi il treno per Roma e andai, tenendo conto che i due impegni coincisero nello stesso giorno. Dunque, dovendo rinunciare ad uno di loro, la professoressa, non la vidi più e l’esame mi è rimasto in sospeso …

Come ti sei sentito a fare da giudice ad “Amici”?

Mi sono sentito come un allievo che fa il giudice. C’è molto da imparare anche da questo punto di vista. Mi sentivo spesso come un allenatore che, quando vede i suoi calciatori che non giocano bene, gli viene voglia di correre in campo per riprenderli …

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