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Cinematografia albanese sotto dittatura e personaggi del tempo di guerra: Il burbero Sali Protopapa

Il personaggio di Dritëro Agolli, Sali Protopapa, che denigrava un esponente del "Balli Kombëtar" - "Fronte Nazionale Albanese" nel film realizzato in dittatura, è realmente esistito!

Cinematografia albanese sotto dittatura e personaggi del tempo di guerra: Il burbero Sali Protopapa, personaggio artistico, contro il vero Sejfi Protopapa, personaggio reale, esponente del “Balli Kombëtar” (Fronte Nazionale Albanese)

Mentre in realtà il giovane Protopapa, ex-esponente del “Balli Kombëtar”- “Fronte Nazionale” albanese si era laureato in fisica nucleare negli Stati uniti, luogo in cui aveva esiliato nel 1944, nel film realizzato sotto dittatura in Albania, nel 1970, veniva invece descritto come un uomo burbero e ingordo a capo di una milizia del movimento nazionalista “Balli Kombëtar”- “Fronte Nazionale” albanese operante durante la guerra nel sud-est Albania.

Voi albanesi, della generazione che corrisponde agli anni ’70 – ’80, vi ricordate di Sali Protopapa, il personaggio bizzarro dell’autore Dritëro Agolli, esponente del “Balli Kombëtar” (Fronte Nazionale), del film “I teti në bronz” ( L’ottavo in bronzo), ridicolizzato dalla cinematografia albanese del realismo socialista uscito nelle sale nel 1970?

Dritëro Agolli

Chi era Sali Protopapa, il personaggio nel film del realismo socialista albanese?

In un ruolo interpretato brillantemente dal noto attore albanese Pirro Mani, Sali Protopapa nel film era un esponente del “Balli Kombëtar” (Fronte Nazionale), quest’ultimo, movimento nazionalista creatosi in Albania durante la seconda guerra mondiale, in forte contrapposizione con i partigiani ed i comunisti, guidati dal comandante Enver Hoxha.

La sceneggiatura del film è stata realizzata basandosi sul romanzo “Komisari Memo” (Il commissario Memo) dell’illustre scrittore albanese, Dritëro Agolli, scritto nel 1969, dall’evidente contenuto influenzato dal cliché diffamatorio dell’ideologia comunista al potere contro i suoi nemici.

Nel film, Sali Protopapa, a capo di una milizia di combattenti del “Balli Kombëtar”, che operava in una zona del sud-est Albania, si presenta come un uomo rozzo, baffuto che ordinava ai suoi miliziani di andare a rubare polli nei villaggi, di saccheggiare le case dei poveri contadini e anzi, ad ordinare a quest’ultimi con l’uso della forza e delle armi, a servir loro da mangiare carne di agnello e da bere, del raki, ubriacandosi tutte le volte.
E nel confronto con le azioni di combattimento contro i partigiani albanesi, le sue milizie risultare sempre sconfitte.

Chi era invece il vero Sejfi Protopapa?

Ma il problema grave ergo, è che Sali Protopapa sia realmente esistito!

Cioè, in realtà lui si chiamava Sejfi Protopapa. È stato dunque leggermente modificato dall’autore Dritëro Agolli il nome del personaggio, lasciando intatto il suo cognome originale. Lui è stato realmente un esponente del movimento Nazionalista “Balli Kombëtar” – “Fronte Nazionale” in Albania durate la seconda guerra mondiale.

Sejfi Protopapa (20 febbraio 1923 – 13 aprile 2014)

Lui è nato il 20 febbraio 1923 a Berat, Albania. Erede di una famiglia di benestanti signori bey di origine del villaggio Protopapë di Korça (Coritza). Suo padre faceva l’avvocato. Ha lasciato Berat nel 1944 e si è stabilito prima in Italia e poi negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti si è laureato in fisica nucleare. Lavorava nella NASA.

Inizialmente Sejfi Protopapa, ai tempi un ragazzo ventenne, ed il movimento nazionale a cui lui faceva parte, avevano sottoscritto un patto di intesa tra loro ed i partigiani di Enver Hoxha per collaborare, ad agosto 1943, conosciuto nella storia albanese con il nome della Conferenza di Mukje- Konferenca e Mukjes.
Questa iniziativa di collaborazione tra i comunisti di Enver Hoxha ed i nazionalisti di “ Balli Kombëtar” veniva a seguito dell’esigenza dell’istituzione di un comitato comune per la salvezza nazionale, in un momento delicato per l’Albania, che nel 1943 corrispondeva con la capitolazione dell’Italia e l’occupazione tedesca.

Poco tempo dopo, Il Fronte Nazionale viene a sapere che Enver Hoxha ed il suo partito comunista, non riconoscono più “L’Accordo di Mukje”- “ Marrëveshja e Mukjes” per cui, i comunisti dichiarano lotta aperta ai nazionalisti del “Balli Kombëtar”.

Guarda caso, Sejfi Protopapa, che di lavoro faceva proprio l’addetto alla stampa del suo movimento – la loro organizzazione inizialmente era un semplice movimento di giovani indipendenti e loro avevano anche il proprio giornale “Flamuri” , “La bandiera”- nel quale, lui era esattamente un esperta del ciclostile, con il quale divulgavano le copie dei loro materiali politici, fu dunque, il primo ad avere in mano un documento firmato da “Shpati”, questo era il soprannome di Enver Hoxha durante la guerra, il quale metteva nero su bianco il fatto che il partito comunista albanese con a capo E.Hoxha, non riconoscendo più il sopraccitato accordo di Mukje, dichiarava guerra aperta ai nazionalisti di “Balli Kombëtar”.

Questa fu la scintilla che spinse il giovane Sejfi Protopapa ad aderire con più motivazione e ad essere presente in maniera ancora più attiva nel movimento di Balli Kombëtar, ottenendo il ruolo del dirigente di una milizia che operava tra Berat e Fier, per poi – consapevole del pericolo che correva con l’ascesa del comunismo – nel 1944, lasciare l’Albania, dirigendosi verso l’Italia ed in seguito stabilirsi da emigrante politico negli Stati Uniti.

Ha vissuto dunque tutta la vita a Wayland, Massachusetts, negli Stati Uniti, dal 1944 e nel 1991 con l’arrivo della democrazia in Albania, vi ha fatto ritorno dopo ben 47 anni.

Confronto tra Sejfi Protopapa e l’autore Dritëro Agolli, nel 1991 a casa di quest’ultimo a Tirana

Il faccia a faccia tra Dritëro Agolli, noto scrittore albanese e “Sali Protopapa”, il personaggio ridicolo del film creato ad hoc da lui in dittatura, per denigrare gli antagonisti del regime, tra cui gli esponenti del movimento nazionalista “Balli Kombëtar” – “Fronte Nazionale”.

A democrazia appena instaurata, appena arrivato in Albania nel 1991 dagli Stati Uniti, Sejfi Protopapa viene a sapere, con grande stupore da parte sua, che durante tutti gli anni della dittatura in Albania, sia stato trasmesso un film, in cui c’era un personaggio che denigrava la sua figura, di quando lui era stato esponente del Balli Kombëtar prima di andare in esilio e che, per colpa di questo autore, il quale non ha cambiato nemmeno il cognome della persona che ha riportato nel suo film, varie altre persone della sua rete parentale rimasti in Albania, che portavano lo stesso cognome hanno sofferto, sono state perseguitate ed altri sono stati costretti a cambiare cognome per salvarsi dalla furia comunista.

Sali Protopapa
Il personaggio ridicolo di Sali Protopapa dell’autore Dritëro Agolli

Il vero Sejfi Protopapa, indignato, diretto e senza giri di parole, bussa alla porta di casa dell’autore Dritëro Agollli, presentandosi:

“Io sono il vero Sejfi Protopapa, colui a cui ti sei ispirato per la figura del tuo personaggio Sali Protopapa, diffamandomi per anni e anni e facendo subire gravi conseguenze a tante persone a me care! Come ti sei permesso di fare questo?”

Pare che Dritëro Agolli gli abbia offerto ospitalità, che gli abbia servito e che abbiano bevuto insieme del raki – un po’ così come il personaggio che lo incarnava nel film, beveva anche lui – ma, non risulta che ci siano state delle scuse effettive da parte dell’autore nei confronti di questa persona.

Il tutto, giustificandosi con il tempo che correva e dalle frasi standard che “nell’arte è tutto concesso, che il personaggio del film era fittizio e che il riferimento a lui era da considerarsi prettamente casuale.”

Ma il vero Sejfi Protopapa non ha mai perdonato all’autore Dritëro Agolli questa sua scelta di abusare del suo nome e di denigrare la sua figura a funzione anche prettamente cinematografica, con conseguenze drammatiche estese sulla sua parentela rimasta in Albania dopo il suo esilio, associate a persecuzioni dal regime totalitario comunista.

Proposta per “censura all’inverso” in Albania oggi, in democrazia

L’appello da parte del dirigente dell’Istituto degli Studi dei Crimini del Comunismo di censurare oggigiorno i film del periodo del comunismo, realizzati e proiettati in Albania prima degli anni ’90.

In un’ iniziativa che ha preso forma istituzionale, coinvolgendo un grande numero di esperti dell’arte cinematografica albanese, attori, registi e sceneggiatori, rappresentanti dei media, scrittori e politici si chiede di bandire i film del realismo socialista albanese, considerati diffamatori per buona parte della popolazione dell’Albania.

Di recente in Albania, ha preso dimensioni enormi nell’opinione pubblica, la diffusione dell’appello da parte del capo dell’Istituto degli Studi dei Crimini del Comunismo di non permettere più la pubblicazione di tutte le opere cinematografiche albanesi realizzate durante il totalitarismo, in quanto offendono la sensibilità pubblica innalzando il culto della spia ai danni del popolo e dell’informatore al servizio dello stato, la denigrazione delle figure cosiddette reazionarie oppure di tutti i dissidenti del regime, del clero ecc …

Certamente questa iniziativa ha acceso forti dibattiti in varie sfere artistiche, intellettuali, sociali e politiche albanesi dividendo i pareri in pro e contro.

C’è una parte delle persone – compreso l’iniziatore dell’appello stesso – che sostiene se non di censurare totalmente i film, di tagliarne dei pezzi, di determinare almeno una fascia oraria precisa per la loro trasmissione – per il danno che potrebbero provocare sull’educazione dei minori, delle nuove generazioni, per i messaggi sbagliati che a loro potrebbero pervenire visto i loro contenuti dal forte martellamento ideologico – e l’aggiunta di sottotitoli o spiegazioni sul contesto in cui i film erano stati realizzati, il loro vero obiettivo o messaggio che intendevano trasmettere, seguendo gli schemi della censura comunista.

Il tutto, con lo scopo di evitare l’influenzamento della gente dalla nostalgia per il vecchio sistema totalitario, quindi onde evitare la diffusione dell’epidemia “nostalgici del sistema” e non solo: non infierire ulteriormente con la diffusione di queste proiezioni che hanno al centro delle loro trame la denigrazione dei nemici del sistema comunista del periodo della dittatura in Albania, non girare un coltello sulla piaga, toccando le sofferenze che la gente emarginata e perseguitata dal sistema aveva già subito sulla propria pelle e di quella dei loro familiari nella loro vita reale e non più alla finzione artistica.

E c’è l’altra parte delle persone che crede fermamente che, intento umano a parte, questa iniziativa va contro l’arte stessa.

L’arte non si spiega! Con i film censurati parzialmente, tagliandone dei pezzi o aggiungendone spiegazioni, si offenderebbe in questo modo tutta la categoria degli artisti. Le cose trattate in quei film sono tutte sottintese, non c’è bisogno di spiegazioni … Le ragioni della costruzione di quei determinati stereotipi indottrinati si conoscono bene dagli albanesi.

Le creatività artistiche nonostante si tratti di quelle realizzate sotto la censura in dittatura, portano il marchio del tempo che correva e c’è la consapevolezza di questo da parte di tutti. Naturalmente, non si possono negare l’impegno, il talento nella recitazione, la dedizione di una intera generazione di artisti in Albania, di spessore e che tutto il mondo ci invidierebbe.

In un’Albania in cui il regime precedente totalitario aveva come arma potente accentrata nelle sue mani, la distruzione e l’eliminazione di tutto ciò che andasse contro la sua linea, essendo state distrutte varie fonti di patrimoni artistici, religiosi e culturali albanesi, non si può oggi, in democrazia dimostrare di usare lo stesso meccanismo di distruzione per opere artistiche realizzate nel periodo più buio della vita del popolo albanese, il totalitarismo.

Le nuove generazioni anzi, necessitano di conoscere il trascorso dell’Albania, del contesto di vita dei loro cari e la documentazione televisiva, il patrimonio artistico e cinematografico costituiscono una fonte inestimabile di informazione.

L’arte, con il suo effetto universale, fungerebbe al contrario, da strumento per non dimenticare e non inciterebbe nostalgia per quel sistema da cui ombra, gli albanesi non dovrebbero più avere paura.

Gli albanesi dovrebbero invece affrontare faccia a faccia le sue conseguenze, con la consapevolezza che la storia si conosce più a fondo se si affronta, non evitandola, nemmeno temendo di “intossicandosi” guardando un film indottrinato del passato …

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