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I porti dell’Albania alla base delle guerre balcaniche

L’ambasciatore americano Williams svela il retroscena della diplomazia europea sulla questione balcanica, di cui l’Albania fu la vittima principale.

Perché l’Albania, un paese così piccolo e così arretrato, di scarsa civiltà, ha un ruolo così grande nella politica europea? E’ necessario che dia una risposta a questa domanda. Risposta che di per sé riassume le complicate vicende della diplomazia europea. In breve si può dire che la posizione geografica dell’Albania presenta problemi politici maggiori di quelli finora considerati dagli altri stati balcanici.

La posizione dell’Albania è un fattore chiave per quanto riguarda il collegamento dell’Adriatico con l’Est fungendo da ponte di collegamento fra queste due.

Inoltre essa rappresenta il punto cruciale del commercio balcanico e controlla l’ingresso nell’Adriatico attraverso lo stretto d’Otranto.

I suoi porti, insieme al porto di Salonicco e del Bosforo nel mar Egeo, costituiscono le chiavi delle porte dell’Europa orientale per l’ingresso nel Mediterraneo. Al fine di mettere le mani su queste chiavi la diplomazia europea ha lavorato per ben due secoli.

L’esclusione della Russia dal mar Mediterraneo

Innanzi tutto è ben evidente la figura della Russia, il cui obbiettivo principale è sempre stato quello di avere accesso libero al Mediterraneo. A questo scopo la Russia traeva vantaggio dalla rovina della Turchia.

Nel 1711 Pietro il Grande chiese l’aiuto di Serbia, Slovenia, Macedonia, Bosnia, Erzegovina, Croazia e Montenegro per poter condurre insieme una guerra al contempo religiosa e razziale per la liberazione degli ortodossi e di tutti i popoli slavi dal giogo ottomano.

Da quei tempi la Russia e la Turchia sono sempre stati in uno scontro perenne, per cui la Russia è diventata la protettrice di tutti i popoli slavi. Queste condizioni furono presentate al parlamento da parte di Sir Eduard Gray (ministro degli esteri britannico). Tale parlamento era la sede principale della diplomazia europea nel passato.

Bisogna sottolineare che gli stati nominati dal Grande Zar, insieme a Ungheria e Polonia, costituivano un forte blocco di popoli slavi contro l’Austria e la Germania. Il grande sogno russo e serbo di unire questi popoli sotto un unico impero incuteva paura alla Germania e al resto dell’Europa occidentale.

Il timore del fantasma di un impero slavo, ha fatto sì che le potenze europee si alleassero in modo da impedire alla Russia e ai suoi alleati di crearsi uno sbocco nel Mediterraneo.

Un punto cruciale che interessa anche l’Albania è il fatto che le potenze europee appoggiarono il dominio turco in Europa e lo difesero dalla Russia perché se la Turchia avesse abbandonato l’Adriatico fino ad Istanbul, allora queste regioni sarebbero state suddivise tra i paesi confinanti creando la possibilità di uno sbocco slavo nel Mediterraneo. La guerra della Crimea è stata voluta dalla Francia e dall’Inghilterra per poter difendere la Turchia dalla Russia e si concluse con il trattato di Parigi in cui venne garantita e assicurata la sovranità della Turchia.

Infatti quest’ultima venne ammessa a partecipare alle trattative europee, mentre i popoli slavi furono abbandonati alla misericordia del Sultano. Fu proprio prima di questa guerra che lo zar Nicola propose che l’impero turco non fosse riconosciuto dalla Russia e dall’Inghilterra, ma quest’ultima si oppose a questa richiesta.

Il Trattato di Berlino

Nel 1878 la Russia occupò la Turchia e si atteggiò alle porte di Istanbul. Il Trattato di Santo Stefano fu sottoscritto tra queste due potenze e, per la gioia della Russia, prevedeva la formazione di un grande stato bulgaro che arrivava fino al mar Egeo, incluso il porto di Salonicco. Questo determinò una rapida riunione delle potenze europee, noto come il Trattato di Berlino. Quest’ultimo impedì la formazione di uno stato bulgaro e mise a tacere le richieste della Russia per poter avere un porto del mar Mediterraneo.

Serbia, Romania e Montenegro furono dichiarati stati indipendenti. Una mappa di quel periodo dimostra che il trattato lasciò una parte dei Balcani ancora sotto il dominio turco, estesa dall’Adriatico ad Istanbul compreso il Bosforo, Salonicco, la Macedonia e l’Albania. Gli stati slavi di Bosnia ed Erzegovina con sbocco sull’Adriatico furono assegnate all’Austria. L’Europa insistette fortemente a non lasciare sbocco sul Mediterraneo agli stati slavi. La schiavitù e la prigionia della povera Albania non fu nemmeno presa in considerazione: essa fu una vittima dei principi di questo accordo diplomatico europeo.

Le pretese della Serbia sull’Adriatico

La guerra balcanica nel 1912 non fu ben accetta da parte delle potenze europee. La sua storia è ben nota ma negli Stati Uniti non è stato compreso del tutto il fatto che le due cose più importanti di questa guerra furono la presa del porto di Salonicco e dei porti dell’Albania. Questi porti costituivano le principali uscite del commercio balcanico ed erano anche sede delle future emissioni ferroviarie.

Anche l’Austria era impaziente di mettere le mani sul porto di Salonicco, ma lo stato serbo chiedeva soprattutto un porto per le sue rotte commerciali.

La Serbia geograficamente era isolata dal mare e quindi ne chiedeva l’accesso. I dissidi tra gli stati balcanici fecero sì che le sei potenze europee intervenissero per mettere sotto controllo la situazione e porre fine alle controversie tra gli stati balcanici.

La rivalità tra Italia ed Austria

In quel periodo stavano accadendo ulteriori travolgimenti in Albania. L’Austria e l’Italia controllavano tutto l’Adriatico ad eccezione del fronte albanese. Queste due potenze hanno dovuto attendere impazienti per anni per poter mettere le mani sui porti d’Albania. Dal canto loro hanno speso abbastanza denaro al fine di mantenere infiltrati i propri agenti e aprire scuole in modo da accrescere la loro influenza sul popolo albanese.
Entrambe non vedevano l’ora di veder scomparire dall’altra parte dell’Egeo “l’Infermo d’Oriente”.

Su due punti, però, Italia e Austria erano completamente d’accordo: primo, nessuna delle due doveva sottomettere l’Albania e secondo, nessun’altra potenza doveva immettersi nell’Adriatico. Da un punto di vista più generale, non avevano tutti i torti. Infatti, se l’Austria avesse avuto sotto la sua sovranità l’Albania, essa si sarebbe trovata a soli 74 km dalle coste italiane tra Valona e Otranto. Se invece, l’Italia avesse occupato l’Albania, avrebbe trasformato l’Adriatico in un suo golfo oppure in “mare nostro” come definito dagli stessi italiani. E infine qualunque altra potenza in possesso dei territori albanesi sarebbe stata un grosso ostacolo ed una minaccia sia per l’Austria che per l’Italia.

L’impero slavo

Il progetto di un impero slavo veniva sostenuto maggiormente dalla Serbia sotto il nome inventato di “La grande Serbia”. Anche il Montenegro si è unito a questo piano: entrambe ovviamente sotto la protezione della fedele Russia. Tale impero avrebbe reso possibile lo sbocco del Montenegro e della Serbia nell’Adriatico con o senza l’approvazione austriaca. Grande rammarico arrivò per questi stati quando nel 1908 l’Austro- Ungheria sottomise al proprio potere la Bosnia e l’Erzegovina.

Quando le sei potenze europee conclusero la Conferenza di Londra sulla divisione delle regioni balcaniche, esse seguirono sempre gli stessi principi impedendo uno sbocco slavo sull’Adriatico. La Turchia si era quasi ritirata dai Balcani, il che significava un problema in meno per le grandi potenze. La situazione fu risolta assegnando il porto di Salonicco alla Grecia e creando uno stato indipendente albanese. In questo modo si poneva fine alle pretese della Serbia, la quale nel frattempo aveva occupato mezza Albania, mentre il Montenegro aveva messo sotto assedio Scutari.

L’Albania e la guerra mondiale

In un tale piano d’azione, l’Austria e l’Italia erano senza dubbio le potenze di maggior rilevanza e il principe ereditario Francesco Ferdinando dell’Austro- Ungheria era visto come il tutore dei loro principi.

La Serbia, già abbastanza adirata fin dal 1908, divenne furiosa e le proteste contro l’Austro- Ungheria furono violente e minacciose di vendetta. Lo scopo degli europei di escludere la Russia e i popoli slavi dal Mediterraneo, fu ben evidente nel momento in cui l’Austria annesse la Bosnia e l’Erzegovina e per poco stava per far scaturire una guerra europea. Anche la nascita dello stato albanese rischiava di portare uno scompiglio generale. La grande ostilità verso l’Austro- Ungheria fu diretta contro il principe ereditario e il suo omicidio a Sarajevo complicò oltremodo le relazioni tra l’Austro- Ungheria e la Serbia.

Dopo questi fatti, la situazione precipitò. L’Austro- Ungheria mandò un ultimatum alla Serbia e al suo rifiuto le dichiarò guerra.

Dopo la pronuncia della Russia in merito, cinque delle grandi potenze entrarono in conflitto tra loro.

Se l’Europa avesse adempiuto alle pretese della Serbia assegnandole uno sbocco sul territorio albanese, tutto questo frastuono non avrebbe avuto luogo. Il dominio e il controllo sull’Albania fu senza dubbio la causa di questa guerra che coinvolse tutta l’Europa. Questa è la storia della diplomazia europea descritta brevemente.

La colpa della diplomazia europea

Se davvero l’unione slava costituisce una minaccia per la civiltà occidentale, allora la storia della diplomazia cambia se la Russia si trova degli alleati potenti in occidente contro la Germania, principale ostacolo al suo trionfo. Ma nel caso questa unione fosse una semplice invenzione o un ragionamento fallace, allora la diplomazia europea va ritenuta colpevole per aver lasciato i Balcani sotto l’opprimente giogo della Turchia.

Pur ammettendo che la minaccia slava era una pretesa e che le potenze europee volevano un motivo valido per tenere la Russia lontano dal mar Mediterraneo, le sofferenze e le disgrazie degli albanesi furono unicamente colpa di questi stati. Con quanta poca misericordia viene governato il mondo!

Se l’Europa avesse posto fine un secolo prima al dominio ottomano in Europa, sicuramente la nostra civiltà ora sarebbe molto diversa. Gli stati balcanici avrebbero ora un secolo d’indipendenza e di libertà e questo avrebbe influito sul loro progresso, sulla loro educazione, sul commercio, sull’industria, ecc.

A differenza di ora che sono poveri e rovinati da guerre continue, causate solo dal fatto che cercavano di liberarsi dal dominio turco. Ora l’Albania avrebbe potuto essere un paese sviluppato e progredito. Forse solo quando la diplomazia nera, che affonda le radici nel buio dei secoli e che spinge gli stati a guardarsi con sospetto a vicenda, sarà scomparsa e i rapporti tra gli stati saranno caratterizzati da un maggior senso di amicizia e di fraternità, ci si renderà conto che per poter avere successo uno stato non deve necessariamente farlo a danno di un altro. Allora gli slavi, i tedeschi, gli inglesi, i turchi e gli albanesi potranno giovare molto di più dello sviluppo e del progresso dell’un l’altro.

La sconcertata diplomazia dell’Europa

Intanto l’Albania, la vittima principale di questa diplomazia, continua a rimanere logorata e immersa nel sangue perché anche dopo la liberazione degli altri stati balcanici, essa continua a rimanere sotto il giogo turco. Lo stesso destino dell’Albania ebbe anche la Macedonia. Se vi fosse stato un minimo di senso dell’umanità nella politica dell’Europa e un qualche tentativo di assolversi dai peccati e dalle ingiustizie che questa ha compiuto nei secoli, le potenze europee avrebbero potuto dare l’occasione agli albanesi di formare un governo ed avere un proprio statuto. Non ci voleva tanto a capire che un popolo eroico e guerriero come quello albanese non avrebbe in nessun modo accettato una nuova tirannide. Ma la diplomazia europea ormai sconcertata decise di usare la forza e la tirannide per sottomettere questo popolo. E come già si sa, il piano fallì.

Gli stati d’Europa hanno affermato più volte che il popolo albanese è indomito, selvaggio e barbaro. Dall’altra parte però hanno cercato di creare un governo senza tenere conto del loro desiderio e senza garantire loro nessun tipo di libertà o diritto ereditario e per di più hanno cercato di imporre i loro piani senza traccia di esercito: infatti portarono solo ufficiali, soldati nemmeno uno.

Se le loro dichiarazioni fossero state vere, avrebbero condotto grandi eserciti per sottomettere gli albanesi: ma tutto questa serviva semplicemente a giustificare i loro comportamenti.

Tolsero pure grandi territori all’Albania donandoli ai paesi confinanti a nord, sud ed est, scaturendo così guerre continue tra questi stati. Il pezzo rimasto che fu risparmiato dalle loro forbici, lo chiamarono lo Stato Indipendente d’Albania.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 6 settembre 2013

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