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Due soldati italiani salvano Scutari dalla distruzione totale

Una "leggenda metropolitana" o una storia vera…

Due soldati italiani salvano Scutari dalla distruzione totale. Una “leggenda metropolitana” o una storia vera

“La leggenda”…

Un giorno la nonna mi raccontò che nel novembre del ’44 in Albania, Scutari era l’ultima città che i tedeschi stavano abbandonando e si dirigevano verso la Jugoslavia. Per proteggere la loro ritirata e per ostacolare gli alleati, i tedeschi avevano già distrutto altri ponti e minato gli ultimi due sul fiume Drin e sul fiume Buna, un magazzino di armi, l’arsenale e la centrale elettrica.

Mia nonna mi raccontò la storia di due soldati italiani che avevano salvato Scutari dall’esplosione, tagliando i fili delle mine installate dai tedeschi. I due soldati italiani erano stati catturati dagli SS tedeschi e seppelliti vivi, a testa in giù, in una fossa fatta scavare dagli stessi giovani italiani…

«Si parla male degli italiani, ma sai, questa città esiste oggi, almeno come la vedi tu, grazie a due soldati italiani… », così aveva finito il suo racconto mia nonna.

Ogni volta che sentivo parlare dell’occupazione italiana in Albania mi veniva in mente il suo racconto. Spinto dalla curiosità ho fatto delle ricerche per trovare qualche notizia al riguardo; è stato tutto inutile. La mancanza di notizie e il passare del tempo hanno reso questo racconto quasi irreale: “un racconto della nonna” appunto.

La storia vera…

Finalmente intravedo una svolta nelle mie ricerche. Un giorno trovo per caso due articoli in albanese: due testimonianze che gettano luce sulla storia che avevo sentito da mia nonna. Il primo è un articolo di Riza Lahi ex pilota nell’Aeronautica Militare, giornalista militare che ha lavorato presso l’OSCE – in Tirana, intitolato: “Due soldati italiani salvano Scutari dalla distruzione totale”.

Il giornalista Lahi racconta di aver fatto una meravigliosa scoperta che avrebbe fornito elementi utili per risalire all’identità dei due giovani coraggiosi. Mentre il secondo articolo del Colonnello Sali Onuzi s’intitola: “Il 29 novembre 1944, giorno della liberazione dell’Albania dall’occupazione nazifascista”.

Nel primo articolo di Lahi si riporta anche una testimonianza indiretta di Ahmet Osja, Professore di scienze agricole, insignito dal titolo “Grande Maestro” nel 2009, dal Presidente della Repubblica d’Albania, che racconta al giornalista a proposito di una rapsodia, cantata da un contadino di Gur i Zi, scritta sulla scia del “Liuto delle Montagne” (Lahuta e Malcis di P. Gjergj Fishta, poema epico famoso in Albania), e tra quei versi essenziali e passionali emergono i nomi di entrambi gli eroi di Scutari: uno degli eroi si chiamava Bartolomeo e l’altro Aldo:

Por djaloshi Bartolome
Ka ça rrugën si rrufe
Dorës barbarve u ka shpëtue
M’nji shpi t’lagjes, asht strehue
Ndërsa Aldo…
Ma il giovane Bartolomeo
In un lampo la strada percorre
Dagli aguzzini si salva per un pelo
In una casa del quartiere si rifugia
Mentre Aldo…

Il 29 luglio del 2013, Lahi intervista anche il Capo dei veterani LNCL di Scutari, Qemal Llazani (Movimento di Liberazione Nazionale). All’inizio dell’intervista il Sig. Llazani si lamenta poiché a Scutari mancano lapidi o monumenti che dovrebbero ricordare gli eroi italiani e che non è mai tardi per onorare il ricordo di questi due giovani soldati italiani della seconda guerra mondiale, poiché essi hanno salvato Scutari dalla distruzione.

Si riporta qui di seguito il brano dell’intervista che ci interessa di più.

Qemal Llazani era arrivato con un’ora di anticipo all’appuntamento. Avevamo fissato di prendere un caffè nel bar dove il sig. Llazani prendeva regolarmente il caffè con il suo gruppo di veterani. Mi raccontò una nobile storia che ricordava limpidamente”.

Giornalista: Parliamo di quella storia, quando la città di Scutari era cosparsa di mine e ordigni esplosivi, come avevamo fissato per telefono.

Qemal Llazani: Sono stato al campo di concentramento di Pristina, e ti racconterò quello che anche lì mi hanno confermato…

Il fatto è successo alle ore 2.00 circa dopo la mezzanotte del 28 al 29 novembre 1944, quando l’ultima squadra tedesca partì. Eh…sì … in due grandi quartieri, al “Livadhi i Sulçebegut”, Perash e nel quartiere Skenderbeg, c’erano enormi quantità di munizioni tedesche. I tedeschi avevano intenzione di far saltare per aria i ponti di Shkodra, il Ponte di Buna e il Ponte di Bahçallek, quasi tutto l’esercito tedesco era partito, lasciando indietro solo gli esecutori del crimine mostruoso. Un plotone di militari in motociclette stava appiccando il fuoco alle micce ai punti, dove si trovavano i depositi di munizione, di cui ti ho appena raccontato. L’esplosione doveva diffondersi fino al punto di concentrazione principale di munizioni ed esplosivi, che di conseguenza avrebbero dovuto esplodere, per poi cancellare forse l’intera città.

Le prime esplosioni sono state sentite in tutta Scutari, ma in seguito non si è sentito più niente. Meno male! Grazie a due italiani che disinnescarono le mine.

Giornalista: Chi erano questi italiani?

Qemal Llazani: Questi due genieri erano prigionieri di guerra che prestavano servizio nell’esercito tedesco come specialisti, in genere nelle retrovie e senza armi. Non erano né partigiani né rifugiati. In un momento in cui una squadra di motociclisti ha appiccato il fuoco alle micce, entrambi questi due bravi soldati si sono precipitati a tagliarle. Hanno rischiato di rimanere uccisi da qualche proiettile vagante, dalle fiamme o dall’esplosione, ma è accaduto quello che forse essi non sarebbero stati capaci di immaginare. Gli aguzzini sono tornati indietro…

Giornalista: Li hanno presi, eh?

Qemal Llazani: Sì, li hanno presi con le mani nel sacco. Uno è stato sepolto vivo a testa in giù, l’altro si dice che sia scappato dileguandosi nella notte e rifugiandosi rapidamente in una casa, dove si è messo in salvo da una famiglia albanese. Per esplodere quegli ordigni avrebbero dovuto essere nuovamente riattivati e poi innescati ma, non c’era più tempo: gli esplosivi e i sistemi d’innesco erano stati danneggiati. Tutto è successo verso le ore 2 – 3.00 del mattino, il 29 novembre 1943.

Giornalista: Sono stati identificati questi soldati? State conducendo delle ricerche, grazie alle vostre relazioni e ai vostri contatti con i colleghi italiani? Scutari deve rendere omaggio a questi valorosi combattenti.

Qemal Llazani: Ci siamo interessati. Anche il Consolato italiano di Scutari è interessato, ma, per quanto ne so, nessuno sta riuscendo a rintracciare la provenienza dei due giovani, se hanno dei parenti, ecc. Saremmo onorati di poter contribuire a far conoscere la storia di questi eroi, figli del popolo italiano e del popolo albanese…

Nel secondo articolo invece il Colonnello Sali Onuzi nelle sue memorie di guerra scrive:

Dopo la mezzanotte del 28 novembre 1944, dopo aver fatto saltare tutti i ponti prima di giungere in città e dopo aver minato l’arsenale al quartiere di Perash, i tedeschi tentarono di far saltare in aria anche altri edifici importanti. Una parte dei cittadini aveva abbandonato la città, altri aspettavano ansiosamente. Il piano dei nazisti di far saltare per aria gli edifici in parte fallisce.

Due prigionieri italiani che, costretti con altri militari a lavorare nell’installazione delle mine, dopo la partenza dei tedeschi tagliarono i principali collegamenti degli ineschi. Anche le unità guerrigliere hanno tolto le mine dal resto della rete minata. Così la fabbrica del cemento, la centrale elettrica e l’ospedale civile sono stati risparmiati.

“Dopo la mezzanotte del 28, mattino del 29, boati terrificanti hanno scosso Scutari. Erano il ponte sul fiume Buna e il ponte sul Drin “Ura e Bahçallekut”, che saltavano in aria per mano dei vandali del 20° secolo, sarà scritto in quei giorni in una cronaca scutarina.

Subito dopo un gruppo di militari tedeschi ritornò in città, riuscirono a catturare i due italiani, e li seppellirono vivi, uccidendo e ferendo allo stesso tempo anche alcuni altri cittadini di Scutari.


In assenza di documentazione, finora, confidiamo nella collaborazione di tutti. Tutti noi siamo debitori, così come i nostri genitori, perciò ci è sembrato doveroso rendere pubblico quello che sappiamo finora. Lasciate che il popolo sappia attraverso la stampa almeno una parte della verità; sono convinto che questo percorso ci porterà a una precisa identificazione dei gloriosi giovani italiani ai quali va tutta la gratitudine del popolo di Scutari.

Il Comune di Scutari potrebbe e dovrebbe dimostrare la buona volontà di commemorare questi soldati dedicando loro un monumento. Un monumento del “soldato ignoto”, a ricordo dei caduti sui campi di battaglia, le cui spoglie sono rimaste insepolte o disperse.

La consuetudine di onorare il ricordo di un militare morto in guerra e di cui non è stato possibile riconoscere l’identità è diffusa in diversi paesi del mondo ed esiste anche in Albania “Ushtari i panjohur”.

Una tomba simbolica (cenotafio) dedicata ai servizi del Milite Ignoto e alla memoria comune rappresenta tutti i caduti e i dispersi in tutte le guerre…

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