Dossier

L’Albania del dopoguerra – parte terza

I rapporti italo albanesi dal 1943 agli anni 50 riguardano soprattutto i problemi lasciati dalla occupazione italiana e cioè il rimpatrio dei coloni e dei soldati italiani dispersi, il contenzioso riguardante i beni italiani in Albania e le riparazioni di guerra.

Le relazioni diplomatiche tra Italia ed Albania, riallacciate formalmente nel maggio 1949, diedero luogo ad un primo accordo soltanto nel 1957, quando, in esecuzione del trattato di pace di Parigi, l’Italia si impegnò a finanziare l’acquisto da parte albanese di merci italiane per un controvalore di 2 milioni e 600 mila dollari. L’adesione del regime di Enver Hoxha al modello sovietico, culminato con l’ingresso dell’Albania nel patto di Varsavia (1955, ha luogo nel quadro di una Europa postbellica divisa in due blocchi contrapposti. Il ruolo svolto dall’Italia in questa fase è quello di paese di “frontiera”, bastione Sud dell’ alleanza atlantica, specializzato a mantenere relazioni con vicini scomodi ed ostili come L’Albania.

Le relazioni economiche tra Italia ed Albania negli anni cinquanta sono pressoché inesistenti; gli scambi commerciali con l‘Italia, seppur maggiori degli scambi degli altri paesi occidentali nel 51 rappresentano solamente lo 0,9 dell’intero interscambio albanese.

I rapporti economici con l’Italia ripresero significativamente solamente dopo la rottura con la Cina nel 1978, nel quadro di un tentativo da parte della dirigenza albanese di diversificare geograficamente esportazioni ed importazioni. E fra il 1977 ed il 1981 il numero dei paesi che commerciavano con l’Albania passò da 30 a 50 ; le esportazioni albanesi dovevano essere pagate in valuta, mentre le importazioni dovevano essere saldate in clearing nel disperato tentativo di massimizzare i ricavi in valuta. Il commercio

estero albanese doveva ubbidire al principio “vendere prima e comprare poi” che unito all’obbligo legislativo della bilancia dei pagamenti in pareggio discendevano dal principio politico che volevano l’Albania conservare la più totale autonomia in campo economico per non essere condizionata nella sfera politica.

In questa nuova situazione migliorarono significativamente i rapporti con l’Italia. Nel 1979, infatti, il ministro per il commercio estero italiano Rinaldo Ossola si recò in Albania ,primo ministro italiano a visitare l’ Albania dalla fine della seconda guerra mondiale. Tale missione ristabilì relazioni economiche più normali fra due paesi separati solamente da un piccolo tratto di mare e un centinaio di operatori economici italiani si recarono in Albania.

Dalla fine degli anni settanta l’ interscambio fra le economie dei due paesi continuarono a crescere tanto che nel 1990 l’ Italia diventò il primo partner commerciale dell’Albania, riprendendo un suo ruolo naturale. A testimoniare tale nuova configurazione dei rapporti italo-albanesi vi fu l’istituzione di una nuova linea marittima fra Trieste e Durazzo.

I rapporti economici invece con la Grecia, pur migliorando notevolmente dalla fine degli anni settanta e durante gli anni ottanta, erano gravemente inficiati dallo stato di guerra fra i due paesi che venne risolto solamente nel 1987, anno in cui venne firmato un accordo quinquennale di cooperazione economica, industriale, tecnologica e scientifica.

Prof. Gian Paolo Caselli

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