Dossier

L’Albania del dopoguerra – parte seconda

La crescita economica dell’Albania ed il ruolo dell’Unione Sovietica

Non è possibile capire la crescita dell’economia albanese senza considerare il ruolo dell’Unione Sovietica nella veste di maggior mercato di sbocco delle esportazioni albanesi, di fornitori di crediti a fondo perduto o a bassissimo tasso di interesse e di fornitrice di assistenza tecnica e scientifica.

Per quanto riguarda le esportazioni, circa metà delle esportazioni albanesi avevano come destinazione il mercato sovietico e mentre il rimanente veniva esportato negli altri paesi dell’est, le esportazione verso i paesi occidentali era praticamente inesistente.

Per quanto riguarda le merci scambiate l’Unione Sovietica importava dall’Albania prodotti minerari, in particolare cromo e rame e prodotti agricoli come tabacco, frutta ed agrumi. L’ Unione Sovietica al contrario esportava in Albania soprattutto beni capitali come attrezzature per l’industria petrolifera, mineraria, camion, autobus, parti di ricambio: per apprezzare l’importanza del ruolo dell’Unione Sovietica nello sviluppo postbellico albanese, è sufficiente considerare che le attrezzature sovietiche per l’industria petrolifera albanese costituivano il 95 % di tutti gli impianti, il 65 % delle attrezzature per l’agricoltura, il 90 % degli automezzi e l’82 % dei trattori agricoli ; in più l’Albania importava dall’Unione Sovietica la maggior parte del grano e i fertilizzanti per l’agricoltura.

Per quanto riguarda i crediti, l ‘Unione Sovietica solamente durante il primo piano quinquennale concesse crediti a lungo termine per 422 milioni di rubli ad un tasso del 2%; tale debito fu totalmente condonato, compresi gli interessi dovuti.

Se si ricorda che in Albania alla fine della guerra praticamente non esistevano fabbriche degne di questo nome basta l’elenco delle fabbriche costruite con i crediti e l ‘assistenza sovietica per rendersi conto della cruciale importanza dell’aiuto sovietico nel processo di industrializzazione albanese. Furono infatti costruite:

1) La centrale idroelettrica “ V.

I. Lenin e la centrale idroelettrica “ K. Marx.

2) Lo stabilimento per la lavorazione del petrolio a Cerrik.

3) La fabbrica di cemento a Valona.

4) La fabbrica tessile “ Giuseppe Stalin “ a Tirana.

5) La fabbrica per la lavorazione del legno a Elbasan.

6) La fabbrica della lavorazione dello zucchero “ 8 Nentor “ a Maliq.

7) La fabbrica della lavorazione del tabacco a Scutari.

8) Lo studio cinematografico “ Shqiperia e Re “ a Tirana.

E’ evidente che queste nuove fabbriche hanno costituito la nuova base industriale dell’economia albanese postbellica e che l’ economia albanese non aveva al suo interno per la sua arretratezza la capacità né economica e scientifica di sostenere un tale piano di industrializzazione accelerata e che l’economia albanese non avrebbe potuto senza l’aiuto sovietico avere uno sviluppo talmente rapido come quello degli anni cinquanta.

Altrettanto importante dell’aiuto economico al settore produttivo fu l’aiuto tecnico – scientifico all’Albania. Nel 1952 fu stipulato un accordo di collaborazione in questo campo fra i due paesi. Questo accordo aveva come scopo l’innalzamento del livello di istruzione e di conoscenza scientifica albanese che era praticamente inesistente all’epoca e che avvenne su diversi piani, dalla istituzione della prima università albanese a Tirana nel 1957, a materiali per i laboratori di ricerca, a borse di studio per gli studenti albanesi che studiavano in Unione Sovietica, alla fondazione dell’istituto biologico per l’agricoltura “ I.V Miciurin “. Per di più un aiuto prezioso venne fornito dagli specialisti sovietici che operavano in Albania, trasmettendo le loro conoscenze nelle fabbriche, nell’industria del petrolio, nelle miniere e negli istituti di ricerca scientifica ; fino al 1957 il parlamento albanese conferì 253 onorificenze agli specialisti sovietici che avevano dato il loro contributo al miglioramento della economia albanese.

L’aiuto sovietico cessò bruscamente nel 1961 dopo il quarto congresso del partito del lavoro albanese che denunciò il revisionismo sovietico e si schierò nel campo antirevisionista assieme alla Cina. Come risposta l ‘Unione Sovietica ruppe immediatamente tutti gli accordi stipulati fra i due paesi: sospese i crediti dovuti per il periodo1961-1965, denunciò tutti gli accordi commerciali, quelli tecnico – scientifici e culturali e ritirò immediatamente tutti gli specialisti sovietici.

L’aiuto cinese

Dopo la rottura con l’Unione Sovietica nel 1961, il problema della dirigenza albanese era quello di trovare un potente alleato che potesse svolgere sia sul piano economico che su quello politico il ruolo precedentemente svolto dall’ Unione Sovietica e tale potente alleato nel campo socialista non poteva essere che la Cina. Potendo contare su questo nuovo alleato, l’ Albania elaborò i piani quinquennali per il periodo 1965-70 e 1970-1975 potendo contare sugli aiuti economici ed i crediti cinesi.

Gli investimenti cinesi per il periodo considerato ammontarono a circa il 10 % degli investimenti albanesi, molto meno di quelli sovietici. Con gli aiuti cinesi venne costruita la centrale idroelettrica Vau i Dejes, il grande complesso industriale metallurgico di Elbasan, lo stabilimento dei preparati chimici di Luc, la fabbrica di gomma di Durazzo, la fabbrica degli strumenti ad alta precisione di Korca e quella tessile di Berat. L’Albania esportava in Cina materie prime come il cromo, nichel, rame ,ferro e prodotti agricoli.

Prof. Gian Paolo Caselli

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