Cucina Albanese

Il laboratorio di Altin Prenga fa il pieno alla kermesse internazionale della cucina

Importare la cultura Slow Food in Albania

Un kimono rosso, jamón iberico, melanzanine africane, spezie, turbanti, catene di fichi secchi, un’aquila bicefala. Quando il Salone del Gusto si unisce alla manifestazione Terra Madre, non può che nascerne un tripudio di odori, sapori, colori. E tra questi ci sono anche il nero e il rosso della bandiera albanese;la tengono alta i produttori di Lepushe, Elbasan, Thethi, Shkoder e Permet.

Ma non finisce qui: l’Albania è stata anche protagonista di uno dei laboratori di cucina del Salone del Gusto: “La rete di Terra Madre: Albania al massimo”.

A dirigere i lavori c’era Altin Prenga, proprietario del ristorante “Mrizi i Zanave” di Fishta, unico Convivium Slow Food in Albania . Il menu prevedeva un tris di byrek, capretto di Mirdita, pecorino con slatko di prugne e di fichi selvatici, un gliko di Permet e un bicchierino di raki.

Siamo entrate nella sua cucina e abbiamo intervistato Altin Prenga, la moglie e l’enologo Alberto Cugnetto.

Com’è stato importare la cultura Slow Food in Albania? Che reazione avete incontrato?

Sig.ra Prenga: All’inizio non è stato facile. Eravamo consapevoli di portare in Albania una novità: la cultura Slow Food non era ancora molto conosciuta. Tuttavia, con dedizione e impegno siamo riusciti ad affermarci.Sig. Prenga: Il nostro obiettivo è far sì che la tradizione diventi una moda. Ecco perché ci siamo associati al marchio Slow Food e abbiamo deciso di portarlo anche nella nostra terra.

Cucinate insieme nel vostro ristorante?

Sig.ra Prenga: Sì, noi siamo coetanei e abbiamo molti ricordi comuni. Le nostre nonne ci hanno insegnato a cucinare, e così ci hanno trasmesso i piatti della tradizione. Nel ristorante lavorano una decina di persone, e molte di queste sono nostri familiari.

In che modo scegliete la materia prima per l’agriturismo?

Sig.ra Prenga: Abbiamo un orto annesso all’agriturismo, e cerchiamo di usare il più possibile le verdure e la frutta che produciamo noi stessi. Per tutti i prodotti che non riusciamo a produrre autonomamente ci rivolgiamo agli agricoltori e agli allevatori vicini, sempre nella nostra zona. La nostra è prima di tutto una filosofia “km 0”.Sig. Prenga: Per questo usiamo sempre e soltanto frutta e verdura di stagione, e il menu cambia di conseguenza.

Sig. Prenga, qual è il piatto che cucina con più piacere, che le fa più pensare all’infanzia?

Sig. Prenga: Sicuramente il maiale affumicato con il cavolo.

Qual è il piatto più richiesto del menu?

Sig. Prenga: Non abbiamo una specialità particolare, dedichiamo grande impegno a tutti i piatti che proponiamo.

Avete molti clienti stranieri?

Sì, ne abbiamo molti, soprattutto italiani, ma anche dagli altri Paesi europei, in particolare quelli dell’Est e del Nord Est: polacchi, slovacchi, cechi.

In cucina intanto è entrato un enologo, Alberto Cugnetto, che collabora come consulente a un progetto triennale dell’LVIA di sviluppo vitivinicolo nel Nord dell’Albania, finanziato dal Ministero Affari Esteri Italiano. Lo abbiamo intervistato.

Di che cosa si occupa il progetto?

Il progetto ha come obiettivo finanziare un laboratorio e una cantina sperimentale, nonché instaurare una cultura del vino più regolata e proficua, risollevando le zone rurali dell’Albania.

Quali erano le premesse che ha trovato in Albania?

All’inizio la produzione vinicola del Nord dell’Albania non era importante né per volume, né per qualità. Non è stato facile introdurre delle novità nel territorio, sia a causa delle scarse risorse economiche sia per una cultura del vino non ancora sufficientemente forte. Con questo progetto abbiamo cercato di sviluppare e di regolare le realtà vinicole già presenti sul territorio. Tre anni sono pochi: dobbiamo sperare che i produttori albanesi continuino sulla strada che questo progetto sta tracciando.

Che cosa consiglia ai produttori albanesi?

Ci sono già delle aziende che operano sul territorio, ma sarebbe auspicabile la creazione di un consorzio che possa uniformare e tutelare le regole della viticoltura. Bisognerebbe ricercare una conformazione ai parametri europei. Spesso mi è capitato di trovare tre o quattro tipi diversi di uva nello stesso vitigno: c’è una grande confusione, e lo Stato albanese non se ne occupa abbastanza.

Il vino albanese è piaciuto al Salone del gusto?

Molto, forse più di quanto mi aspettassi. Abbiamo già esaurito tutte le scorte, e ci sono ancora due giorni. Spero che riusciremo a portare altre bottiglie!

Nello stand avete presentato anche il famoso vino Kallmet. A quale vino italiano si può paragonare?

Il Kallmet è un vino che si produce nel nord, al confine col Montenegro. È un vitigno esigente e con caratteristiche uniche, difficilmente paragonabili ad altri vini. Tuttavia, si potrebbe azzardare una somiglianza con il Pinot Nero o con il Nebbiolo.

Va spesso al “Mrizi i Zanave”?

Quando sono in Albania vado sempre a pranzo e a cena solo e soltanto da loro. La cucina che offrono è ottima.

Una virtù e un difetto degli albanesi?

Gli albanesi sono persone molto dirette e sincere: apprezzo molto questa loro caratteristica. Per quanto riguarda i difetti, credo che gli albanesi non abbiano ancora sviluppato un pieno rispetto delle regole sociali. La pecca più grande è proprio la mancanza di una forte educazione civica.

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