Arte

La donna crea l’uomo. Lui la uccide

Mostra dell’artista Venera Kastrati a Bologna. Una riflessione sulla mano che dondola la culla e le menomazioni che produce l’era della tecnologia. Dal 29 marzo Venera Kastrati, lontana ormai da anni dall’Albania, esibisce i suoi lavori nel paese dove emigrò per studiare.

A Bologna, alla Galleria PivArte, la mostra intitolata “The woman produces the man. The man will kill her.” aperta fino al 31 maggio viene curata da Maria Vittoria Berti. Saranno esposte 64 opere, tra l’altro 3 opere fotografiche, 1 video “Harvest Moon”, e 51 disegni.

Le tematiche sono quelle degli autori antichi, la donna morta per mano dei suoi stessi figli, ed anche secondo la Berti lo scopo dell’artista albanese è l’analisi delle fasi infantili di ciascuno di noi, filosofia che lei spiega più dettagliatamente in una delle poche interviste date per la stampa albanese.Venera Kastrati, nata a Tirana nel 1975, attualmente vive e lavora a Milano. Fino al ’97 studia all’Academia delle Belle Arti a Tirana per poi trasferirsi dal 98 a Milano dove studia all’Academia delle Belle Arti di Brera. Di mostre ne prepara annualmente una, seguita sempre dai noti curatori delle arti visive.

Il titolo della mostra è toccante. Alla domanda da dove proviene la definizione l’artista accenna alla profezia che c’è dietro, è noto l’inizio e la fine di una storia ma nessun’altro elemento reale, lasciando così tutto all’immaginazione. E definisce questa mostra la realizzazione di uno dei suoi più vecchi sogni. La figura rappresentata è quella della donna paragonata ad una macchina riproduttiva, meccanica, senza cervello, che dimentica che attraverso il suo essere dipende il suo futuro.”Il video realizzato per questo progetto è simbolo della donna irresponsabile che semina una terra dalla quale cresce l’erba cattiva che la uccide e la lascia intrappolata senza via d’uscita. E’ nata contemporaneamente a questo anche la mia ricerca sull’uso dei giochi dall’antichità ai giorni d’oggi” dice la Kastrati.

I giochi visti quindi come un elemento di grande influenza alla trasformazione del futuro di una società, che secondo l’artista devono essere studiati con più attenzione, visto che il business e le grandi compagnie non si se ne curano offrendo ai bambini l’esempio di un mondo pronto all’uso. La donna è responsabile di ciò che offre al suo bambino visto che da ciò può dipendere il fatto che i giochi violenti e i soldatini dei maschietti, una vota cresciuti, diventino giochi reali.

L’ambiente della mostra è diviso in due parti, una illuminata e l’altra al buio totale da dove un gioco di luci proietterà le ombre delle sagome disegnate direttamente sul vetro. Nel mezzo della mostra una stampa della figura riproduttrice che paradossalmente produce piccoli soldati di tutte le epoche armati. Una fonte di luce proietterà i disegni sui muri e i visitatori saranno parte integrante dell’opera lasciando a loro volta le loro ombre sui muri. Tutti quindi saranno figli di quella madre.

Elsa Demo, sul quotidiano Shekulli del 27/03/2008 e tradotto da Entela Shami

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