Venera Kastrati – Quando la morte si converte in Arte

Lei si interessa da sempre alle situazioni emozionali estreme che muovono l’essere umano, ed ecco perché in una rassegna importante come quella della Biennale di Venezia, ha scelto di presentare se stessa e il suo Paese con una video-istallazione che considera queste emozioni.

L’opera dell’artista Venera Kastrati si intitola “I cercatori delle emozioni estreme”, (“Kërkuesit e emocioneve ekstreme”/ “Sensation Seekers”) che nasce come una osservazione delle persone che praticano sport estremi e come analisi psicologica del desiderio e del bisogno di ognuno di oltrepassare ogni limite morale e/o fisico.
Ispiratasi a una storia vera, l’artista narra tramite la sua arte fin dove può arrivare un essere umano per raggiungere uno scopo, e quali mezzi può utilizzare per realizzarlo.
Venera Kastrati partecipa con un gruppo di artisti albanesi alla Biennale di Venezia che è stata aperta il 7 giugno. Robert Aliaj Drago, Artan Shabani, Eliza Hoxha e Klodian Deda sono parte del progetto “Krossing” e rappresentano l’Albania in una delle rassegne internazionali più importanti dell’arte.

Insieme con un gruppo di altri artisti albanesi Lei partecipa alla Biennale di Venezia, in un incontro importante delle belle arti. Come si sente?

E’ una grossa responsabilità. La mia presenza alla rassegna della Biennale “Krossing” è una esibizione in un progetto personale. Attualmente mi trovo alle fasi finali dei preparativi e le emozioni sono fortissime. E’ una cosa meravigliosa vedere il progetto, che fino a ieri era solamente un disegno cartaceo schizzato, diventare realtà.

Come valuta la Biennale di Venezia? Cosa significa per lei questa rassegna?

La Biennale di Venezia è la più antica istituzione internazionale di rassegne artistiche al mondo, e segna la sua prima edizione proprio nell’anno 1895, ma il suo periodo d’oro la Biennale lo raggiunge dopo la Seconda Guerra Mondiale fino al 1968.

Oggi, oltre Venezia si sono aggiunte molte altre rassegne biennali, come per esempio a San Paolo, Johannesburg, Istanbul, Seul, Cuba, per non parlare delle esposizioni a Kassel e Munster.
La Biennale di Venezia rimane in ogni caso un evento importante dove le diverse esperienze si incontrano a un livello istituzionale, e dove si verificano le “nuove tendenze” artistiche.
Possiamo dire che ancora oggi ai giorni nostri che ogni due anni tutto il mondo dell’arte si riunisce in questa bellissima città. “I Giardini”, dove si presentano abitualmente gli stand nazionali della Biennale, e “l’Arsenale”, altro punto importante aperto nei anni ’80, sono i luoghi principali della rassegna. Ce ne sono anche altri al di fuori di questi spazi che possono avere altre presenze nazionali oppure rassegne laterali ufficiali e quest’anno ammontano a 44.
Una di queste rassegne è il “Krossing” (dove partecipo con il mio ultimo progetto “Sensation Seekers”), il quale si articola in un luogo bellissimo e significativo per la tematica e per l’idea curatoriale della scelta degli artisti. A Forte Marghera, proprio in quella zona strategica che fa da ponte fra Venezia e Mestre, fra terra ferma e laguna, in trasformazione fisica da una machina militare in un spazio pubblico con valori storici particolari. Con il passare del tempo le fortificazioni di Forte Marghera, costruite intorno al 1805 dagli eserciti austriaci e francesi, hanno perso il loro valore militare, appropriandosi di un altro valore: quello del testimone del passato. Una zona di frontiera. Era proprio questo elemento che mi ha incantato per lo sviluppo del mio progetto “Sensation Seekers”, realizzato appositamente per la 53-ma Rassegna della Biennale di Venezia.

Come vede questo confrontarsi con artisti da tutto il mondo? E’ questa una crescita della sua creatività artistica?

Certamente anche solo la presenza come visitatore spesso è stimolante e ti carica di nuove energie. Altrettanto la partecipazione personale ti introduce automaticamente nel meccanismo di sperimentazione ed è una esperienza unica nel suo genere.
Come ho già sottolineato prima, l’artista sente la responsabilità più grande nel raffrontarsi con il pubblico e con i mass-media internazionali.

Oltre a se stessa, Lei pensa di rappresentare anche l’Albania in questa rassegna?

E’ il giusto momento in cui la presentazione personale si trasforma anche in una rappresentazione nazionale. Questo mi fa sentire doppiamente carica di emozioni e orgogliosa di aver la possibilità di comunicare con il “mondo” tramite la mia arte.

Perché ha scelto di presentarsi con una video-istallazione?

E’ stato proprio il progetto che mi ha spinto di intraprendere la strada della ricerca di una espressione artistica multimediale. In questa video-istallazione quello che è importante è la comunicazione tramite la fotografia, la ritmica, la musica (quest’ultima con molto virtuosismo e sensibilità è stata realizzata appositamente per “Sensation Seekers” dalla rock band milanese “Circo Fantasma” di Nicola Cereda, cantante, compositore e figura centrale della band).
L’idea è che il pubblico per un attimo dimentichi la presenza dello spazio-tempo e diventi parte integrante dell’istallazione. Così completa il quadro dell’evento, che in realtà non ha un inizio e una fine, ma deve solamente aprire delle possibilità di riflessione e di discussione.

L’opera con la quale si presenta si intitola “Sensation Seekers” cercando di scrutare profondamente nella psicologia umana. Potrebbe fare un’analisi alla sua opera?

“Sensation Seekers”, che nella sua forma letterale si traduce in albanese “I cercatori delle emozioni estreme”, nacque come una multi-osservazione delle persone che praticano sport estremi e come un’analisi della proiezione psicologica del desiderio e della necessità di ciascuno di oltrepassare ogni limite, morale e fisico.
La video-istallazione si sviluppa in tre proiezioni. La parte centrale, da dove l’idea prende forma, è stata ricavata da una fonte di informazioni virtuali e reali di una storia degli ultimi tempi accaduta nelle montagne di Aconcagua in Argentina.
E’ il video di un gruppo di alpinisti che praticano questo sport estremo, e della morte tragica della loro guida Federico Campanili.
Invece di pensare a salvare la vita della guida, il quale per ragioni di salute e di difficoltà climatiche incomincia a rassegnarsi, gli alpinisti si focalizzano nell’inseguimento del loro obiettivo che in questo caso occupa il primo posto.
Loro vogliono ad ogni costo raggiungere la cima più alta della montagna Aconcagua in Argentina. Per di più gli alpinisti trattano in modo disumano la Guida del gruppo tirandolo dal collo con una corda. Utilizzano frasi offensive nei suoi confronti, addirittura documentano parzialmente l’accaduto in un video tramite il cellulare. Il gruppo dei alpinisti mostra segni di nervosismo e di panico. La loro meta oltrepassa i limiti della sensibilità umana e il video porta in sé elementi che suscitano indignazione immediata.
Il raggiungimento di un traguardo, i metodi per raggiungerlo e il bisogno di cercare queste emozioni estreme sono i tre elementi chiave del progetto.
Gli altri due video che completano l’installazione sono proprio l’analisi dei due elementi che fanno parte della natura umana, cominciando con la ricerca naturale di queste emozioni estreme nella fase infantile tramite il gioco (in questo caso, l’altalena e il risultato dell’effetto vertiginoso), arrivando fino alle persone che praticano riti ed esperienze religiose (in questo caso la danza dei dervisci) per creare rapporti diretti con le figure divine tramite il vacillare e la perdita o no dell’autocontrollo.

Cosa l’ha ispirato nel realizzazione di questa opera?

Come ho già accennato sopra, il punto di partenza di questo progetto era proprio un video-amatoriale, che testimoniava la morte tragica della guida alpina Federico Campanili, nelle montagne Aconcagua in Argentina e l’analisi psicologica del bisogno umano di cercare emozioni estremi.
Da questo
elemento reale, è iniziata la mia ricerca verso gli individui che avevano in comune la ricerca del pericolo, spesso sinonimo del sentire il piacere e il desiderio. La seduzione verso il pericolo deriva dal fatto di aver permesso a se stessi di sentire emozioni forti di vita intensa. La ricerca di queste forti emozioni aggiunge senso alla presenza individuale nel mondo, i colori diventano vividi, il tempo si allarga, pochi secondi vengono percepiti come ore. Il fenomeno di “Sensation Seeking” è una costante ricerca di stimoli nuovi sensoriali, forti e diversi dalla vita di tutti i giorni.
In poche parole, tutti noi siamo rapiti in varia misura dal fattore attrattivo del pericolo e della linea del confine, del vivere “no limits” che cerchiamo in forme di ogni genere.

Nella spiegazione che è stata data alla sua opera si dice che essa è dramma, ambizione, ricerca di fuga dalla realtà e desiderio di sentirsi protagonisti tramite un processo di documentazione piuttosto che di partecipazione. Gli ultimi momenti della vita di un uomo, mentre i compagni restavano indifferenti…Sembra tragico…Ci può raccontare qualcosa in più riguardo questa parte?

Le ricerche psicoanalitiche del fenomeno “Sensation Seeking” spesso premono nella direzione del fattore di bisogno di questi individui di documentare l’esperienza. L’importanza della documentazione del raggiungimento dell’obiettivo è fondamentale, poiché l’uomo è un essere che vive e stimola la sua esistenza nel rapporto con i suoi simili.
Per quello che riguarda gli ultimi momenti della morte tragica della guida nelle montagne Aconcaguas, possiamo dire che l’immagine è così forte e raccapricciante che non c’è bisogno di spiegazioni e di commenti. Ti fa pensare che il limite reale non esiste. L’uomo è predisposto a cercare, ad andare oltre spesso anche rischiando la propria esistenza.

Nel frattempo avete scelto anche una ragazza acrobata che si esibisce all’altalena ed un frammento di danza. Che cosa rappresentano questi elementi?

Infatti, prima avevo già fatto cenno all’argomento del fattore infantile nel “Sensation seeking” e alle sensazioni ricercate dai praticanti religiosi tramite la danza dei dervisci; tutte e due legate dal fenomeno dell’effetto vertiginoso. L’effetto vertiginoso in questo progetto si presenta come l’emozione iniziale e basilare che in un secondo momento, in età più matura, prende un diverso sviluppo nelle forme e nelle dimensioni. Questi sono i cosiddetti “I cercatori delle emozioni estreme”, “Sentation Seekers”.

Nella realizzazione di un’opera che cos’è che influisce di più in Lei?

La memoria e l’attualità, il fenomeno della situazione psicologica umana in relazione alla sua collocazione sociale e culturale. Questi sono i punti principali che mi hanno attratto per la realizzazione dell’idea che poi si è sviluppata in diverse forme.

Lei vive e crea in Italia, come si sente lì un artista albanese?

Penso che oggi un artista albanese si trovi in una situazione tale da affrontare ogni genere di difficoltà, come del resto anche un artista italiano. In più, l’artista albanese deve calcolare anche il fatto di essere un “emigrante”, “senza patria”, senza punti di riferimento, con dei vuoti e distacchi dalla passata memoria e con la ricostruzione di una nuova vita, non molto lontano dal fenomeno della distruzione di una casa e la sua ricostruzione. Un fattore questo che conserva in sé difficoltà ma anche positività ed energie nuove.

Oltre alla Biennale di Venezia quali sono i futuri progetti?

Attualmente sono tanti i progetti nei miei piani futuri…ma per il momento preferisco non parlarne.

Fonte: Gazeta Shqip
Tradotto da: Brunilda Ternova

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