PEPPA MARRITI BAND: Tra modernità e tradizione

Questa è una storia fatta di rock, di note scandite dal suono della lingua arbëreshë, di meridione e di giovani piacevolmente in bilico tra tradizione ed evoluzione.

In principio ci fu uno scantinato. Era il 1991 quando Gigi Fabbricatore (voce e chitarra acustica), Angelo Conte (basso e voce) e Francesco Canadè (chitarra elettrica) iniziarono per gioco a suonare alcuni strumenti lasciati lì, in quello scantinato, da altri ragazzi. Il gioco non poteva che evolversi in un vero e proprio progetto musicale, dai contorni ben definiti, considerato che lo sfondo di tutto era Santa Sofia D’Epiro. Sede degli arbëreshë, albanesi giunti in Italia tra il XV e il XVIII secolo, Santa Sofia D’Epiro racchiude in sé la magia del Sud coniugata alla “balcanicità”che gli arbëreshë conservano così orgogliosamente da tramandare di generazione in generazione.santa_sofiaL’avventura musicale Peppa Marriti Band definisce i valori portanti dei componenti della band a iniziare dal nome stesso della band. Infatti “Peppa Marriti” era il sopranome di Diacono Atanasio, falegname di Santa Sofia d’Epiro, morto a 50 anni solo e abbandonato da tutti a causa dei suoi problemi con l’alcol. L’idea di non far morire insieme a lui anche il suo nome è stata un’esigenza dettata dalla volontà di dar voce agli emarginati, come Angelo Conte rivela in un’intervista.

La band cambia spesso formazione negli anni. La prima fase che va dal 1991 al 1996, con Gigi Fabbricatore alla voce, è contrassegnata dall’importante partecipazione all’Arezzo Wave. La seconda fase che va dal 1996 al 2000, è caratterizzata da una stretta collaborazione tra iPeppa Marriti Band e Spasulati Band, invece la terza fase inizia nel 2000 e perdura fino ai giorni nostri.

L’attuale line-up della band è la seguente: Angelo Conte (Bobo) /Voce & chitarra acustica;Demetrio Corino(Dhimitri)/Basso & voce; Antonio Castrovillari/Chitarra elettrica; Paolo Imbrogno/Tastiere; Sergio Toscano/Batteria; Pino Murano/Violino. Eccetto il violinista,nessuno di loro svolge il mestiere di musicista a livello professionale. Sono ragazzi che si dividono tra la famiglia, i bambini, il lavoro e la loro profonda passione per la musica.peppa_marriti_band_kendoNel 2005 arriva il loro album d’esordio “Rockarbëresh”. I brani contenuti risultano essere uno sposalizio tra la lingua arbëreshë e il rock, come il titolo stesso suggerisce. 10 le canzoni che si possono scaricare dal sito della band www.peppamarriti.com : “E Para” (La prima: canzone sull’emigrazione); “Ohj Manu Chao”; “Nje Petrit” (Uno sparviero); “Ruajta” (Ho guardato); “Shkò mbë shpi baby”(Fila a casa, baby!); “Vjershet” (Canti tradizionali); “Nat-dit” (Notte-giorno); “Vaite” (Sei andata); “Shahàli” (Lo sciacallo);”Rrini mirë… se jam e vemi”(Arrivederci… che non ce ne andiamo). Quattro anni dopo, nel 2009, stessa formazione, esce il cd “Këndo!” (Canta!). Contraddistinto dall’inserimento di due testi in italiano, il cd comprende: “Vashez” (Ragazza); “Jam e vedesmi uri” (Stiamo morendo di fame); “Kendo!” (Canta!); Danza; “Dheu im” (Terra mia); “Illy Ditese” (); Buhua; “Mos më harrò!” (Non dimenticarmi); “Na Vekkiarella” ; “Dub Dabby” e “Questa vita”.”Rockarbëresh” e “Këndo” non passano inosservati e sono attualmente trasmessi da radio locali, nazionali, da Radio Tirana (Albania), Radio West in Kossovo e Radio Illiria (Londra).

Tematiche e sonorità

L’idea di fondo della Peppa Marriti Band è di coniugare le radici del rock con la tradizione e la cultura arbëreshë. Il rock è quello di origine americana. La sua scelta e non di un altro genere musicale è stata dettata da due motivi. Il primo è il personale percorso musicale dei membri che hanno fondato la band, cresciuti con J.

Cougar Mellecamp, Springsteen, oltre al rock classico anni ‘60 e ‘70. Il secondo motivo è che il rock viene visto come la necessaria spinta innovatrice affinché una cultura come quella arbëreshë non muoia oltrepassata dalle mode contemporanee. Dal punto di vista musicale gli strumenti che dominano hanno poco a che fare con la cultura arbëreshë: intrecci tra chitarre elettriche e acustiche, basso, tastiera ecc. Il richiamo alle sonorità balcaniche è reso tramite il violino e la malinconia che pervade alcuni brani.

Altro fondamentale punto di contatto con la tradizione è la ripresa dei motivi dei cosidetti “Vjersh”, forme bivocali o polivocali di canti tradizionali i quali facevano da sottofondo a momenti quotidiani (matrimonio, lavoro nei campi etc.), senza dimenticare il tema fondamentale della nostalgia della madre patria, nonostante siano ormai passati 500 anni da quando gli arbëreshë per la prima volta si stanziarono nel territorio italiano. In effetti l’album d’esordio “Rockarbëresh” si apre con il brano “E Para” che affronta il tema dell’abbandono della propria terra in maniera malinconica ma senza vittimismo: “Andiamo compagni cantando/ Andiamo avanti senza rimpianti/ Pensando alle nostre donne/che piangono la nostra sorte ogni sera”. Sempre impostate su tematiche malinconiche sono “Nje petrit” e “Rrini mire se jam e vemi”. La prima vede nella triste condizione dell’uccello che ha perso il nido la descrizione perfetta di come l’uomo possa sentirsi in un mondo senza più valori. La seconda è un canto di saluto per gli sposi che veniva un tempo intonato durante la cerimonia nuziale da parte degli invitati. “Vajte” è un toccante canto funebre moderno: “hai portato con te poesia/e non hai più pene! … sei andata!”. Inerenti al tema dell’amore sono le visionarie “Nat-Dit” e “Ruajta”.….sei andata!A questi brani fanno da contraltare sonorità più incalzanti come “Ohi Manu Chao!” (che Pino Cacozza, cantautore dell’Arbëria, definisce “la piùarbëreshë nell’insieme, nei contenuti e nei propositi”), “Shahàli” o “Shkò mbë shpi baby”, tarantella che ha come scena d’azione una festa e lui che invita la propria innamorata a “filarsela” a casa perché troppi occhi indiscreti. Infine, “Vjershët” è un testo in parte tradizionale, in parte rivisitato, che risulta essere un ballata e non ha nulla a che fare con gli antichi Vjersh.

A distanza di 4 anni dall’album d’esordio, nel 2009, esce “Këndo”, cd che a differenza del primo risulta essere maggiormente conforme ai canoni del rock. La canzone che da il titolo all’album, scritta da Angelo Conte, è un’esortazione energica a tirar fuori il proprio sé: “Non ti spaventare e non avere paura/parla con il tuo cuore/ e racconta quel tuo dolore”. “Questa Vita” e “Na vekkiarella” (testo popolare del XVI sec.) sono cantante in italiano, precisamente la seconda è cantata il dialetto cosentino. Ripescate nel passato sono “Mos më harrò” e “Danza”, filastrocche di cui la prima veniva cantata dalle nonne ai nipoti tenendoli sulle ginnochia, “Lule lule”, testo tradizionale cantato in gospel, e “Dub daddy”. Altre mantengono in parte il testo originale ed in parte sono scritte da Angelo Conte, come ad esempio “Vashëz” (brano che racconta l’amore per una ragazza). Dalla buona tradizione arbëreshë, non poteva mancare “Dheum im”: “Questa è la mia terra/ me l’ha data mia madre e mio padre/ per 100 anni”. Altre hanno un sapore mediterraneo, come ad esempio ” Jam e vdesmi urì”. Infine, “Illy dites” e “Buhuà” (duetto) sono tratte dalla raccolta di poesie di “Bluezjana” di Gigi Fabbricatore.

Progetti futuri

Ora come ora i PMB pensano a godersi il presente ed il meritato successo. L’estate li terrà impegnati in concerti entro ed oltre i confini italiani. Il 4 e 5 Giugno saranno ad Avellino alla IV° edizione del Premio SIAE per Demo. Il 12 Giugno suoneranno a Modena all’evento “Porti cittadini” organizzato da Albania News. Chiuderanno l’estate con un concerto nel Kosov
o il 30 Agosto. Il loro sogno è ovviamente quello di poter suonare un giorno in Albania.

La strada che in futuro seguiranno è sempre quella del rock misto alla cultura arbëreshë, sebbene non escludano qualche sonorità ancora più etnica. I PMB rappresento un eccellente innovazione, non solo in campo musicale ma anche in quello culturale, essendo riusciti a trovare il modo giusto per veicolare una cultura antica. Non solo permettono a persone distanti anni luce dalla cultura arbëreshë di venire a contatto con essa e le sue peculiarità, ma rappresentano altresì un ottimo esempio per chi pensa che l’unica cultura possibile da assorbire sia quella contemporanea.

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