Eqrem Çabej – Gli Albanesi tra oriente e occidente

Eqrem Çabej e uno studio sugli albanesi del suo periodo, dalla geografia alla cultura del popolo albanese

“Il prodotto letterario di un popolo non può essere compreso senza conoscere la storia di quest’ultimo” Eqrem Çabej


La geografia e il carattere del paese

Il profilo geografico dell’Albania di oggi, a parte il mare, è caratterizzato nel suo insieme dai confini montuosi che la dividono dai paesi limitrofi: a nord si innalzano le grandi catene delle Alpi Albanesi settentrionali e le montagne di Gjakova. I confini montuosi orientali sono rappresentati dall’alto massiccio del Monte secco ( Mali i Thate) che si leva tra i Laghi di Ocrida e Prespa segnando a nord-est il confine della pianura di Corizza (Korça), il cui margine sudorientale è formato dallo scosceso Monte di Morava. Anche la pianura di Delvina, nel profondo sud dell’Albania viene circondata in parte da catene montuose.

Questo paese, già di per sé cosi isolato è attraversato ancora da catene, creste montuose, valli e depressioni che formano vaste pianure come Myzeqeja. E tuttavia l’Albania si presenta complessivamente come unità geografica. L’Albania è composta da numerosi frammenti territoriali di questo tipo che sono diversi fra loro e segnati da grandi contrasti. Ciò nonostante si lega in una grande unità, in una paese che si appare come una cosa unita e individuale. Il paese si distingue nettamente da quelli vicini per il suo essere una particolare unità.

Il nome del popolo

In questo territorio, cosi isolato e confinate con il Montenegro,Macedonia, e con la Grecia, vivono dai tempi antichi il popolo che oggi giorno viene chiamato con il nome albanesi. A questa popolazione si aggiungono le colonie in Italia ( con la Dalmazia), quelle antiche nella Grecia continentale e insulare, a Sirmi, in Bulgaria, Romania, Russia, in Turchia, Egitto e Stati Uniti.

Il nome con il quale i stranieri chiamano il nostro popolo ( Albaner, Albanais, Albanese ecc.) una volta era solitamente usato anche nello stesso territorio albanese. Ma adesso si è ristretto a un uso locale ed è stato sostituito dal nome Shqipetar. Il vecchio nome (Arben, Arber) è stato sostituito dal nome Shqipetare.

Tra gli stranieri, la scrittura del vecchio nome oscilla fra le forme alb- e arb- ; gli stessi albanesi hanno usato la seconda forma. Il geografo alessandrino Tolomeo, del II secolo dopo Cristo, evidenzia nella sua mappa del mondo, tra gli Orestisi e gli Almopi, a est di Alessio( Lezha, Lissus), il fis (gens romana o clan – gruppo di individui dello stesso sangue in linea maschile) di A?ßa??? e la città A?ßa??p????. Questo fis viveva nell’Albania centrale. Segue un silenzio di secoli.

Intorno al 1072 gli albanesi vengono nominati dal bizantino Mihael Attaliates. Anna Comnena (XIII, 5 ) ricorda in Albania, al tempo delle guerre bizantino – normanne intorno al 1079, il paese A?ßa???, Georg Akropolita tutto il territorio intorno t? A?ßa???. Nel Medioevo Arbanum è Kruja ( una città circa 40 km a nord della capitale Tirana), e il suo vescovo è episcopus Arbanensis.

I Latini chiamano il popolo Arbanenses ( 1166 ) e il paese Arbanum ( 1204 – 1250) e solo dal tempo degli Angioini (  1271 ) in poi, sempre più Albanenses e Albania.

Il nome antico viene conservato anche dagli stessi albanesi sotto la forma di arb-; cosi fra gli albanesi d’Italia, i quali, allontanatosi nel XV secolo da regioni più spesso tosche, chiamano loro stessi arbéresh. Questo nome viene usato anche dagli albanesi della Grecia, i quali sono egualmente toschi. Entrambi questi gruppi non conoscono il nome Shqipetar, che pertanto non poteva essere dominante nell’Albania alla fine del Medioevo.

Inoltre, che il vecchio nome fosse usato anche nel nord dell’Albania, fino  al Seicento, lo testimonia il nome Arbënésh con il quale gli albanesi gheghe, emigrati intorno al 1700, chiamano tuttora il loro paese Borgo Erizzo in Dalmazia.

Fino all’inizio del XVIII secolo il vecchio nome è stato ancora in utilizzo: cosi il concilio albanese tenuto sotto papa Clemente XI viene menzionato, negli atti dell’anno 1706, Kuvendi i Arbenit.

Forze centrifughe nella storia e nel carattere del popolo albanese

Le barriere fisiche ai margini del territorio albanese e soprattutto le elevate catene montuose a nord e ad est hanno avuto come conseguenza un distacco e un isolamento dell’Albania dai vicini. Ma più forti di questi fattori isolanti sono state, nella storia e nel carattere degli albanesi, le forze che hanno operato dall’interno verso l’esterno. La siccità e la povertà proverbiale di molte regioni del paese hanno reso impossibile raccolti sufficienti ai fabbisogni della popolazione. Tuttavia i fis illiro-albanesi  compagni di migrazioni e d’armi, hanno sempre saputo che oltre le montagne confinanti e oltre il mare si estendevano ampie valli e pianure fertili: Dardania, Macedonia, Tessaglia, Puglia.

Queste forze migratorie ci appaiono come fattore fondamentale e decisivo sin dall’epoca preistorica e poi durante tutta la storia albanese fino ai tempi più recenti. Vediamo cosi che sin dai tempi più antichi, i fis illirici si estendono sia oltre il mare, in Italia, sia sul continente, nell’Ellade, in Dardania, Macedonia, Tracia, fino al Bosforo ; contribuendo li’ nel plasmare la nazione italica e qui nella formazione della nazione ellenica e della Tracia ( più tardi di quella serba, neogreche e turche). Non solo i messapi e gli japigi, tribali, dardani, peoni e altri sono iliri, ma vi sono collegati anche i macedoni e i dori.

Ai tempi dell’impero romano l’espansione degli illiri diventa un’espansione militare e amministrativa. Con l’invasione degli slavi comincia un nuovo periodo oscuro per la penisola balcanica. Ma nel XV secolo prende corpo la “ manifestazione degli albanesi” ( l’espressione è di Fallmerayer), cioè l’insediamento degli albanesi in Tessaglia, in Grecia, nelle Isole di Morea( che per gli albanesi era ciò che l’Italia era per le popolazioni germaniche).

La dominazione ottomana non poté fermare il flusso migratorio del popolo albanese; anzi contribui’  soltanto a dargli nuove direzioni. Gli ottomani infatti portarono all’apice e poi alla conclusione il flusso migratorio albanese, contribuendo cosi alla loro diffusione e dispersione. Per la paura di un rafforzamento degli albanesi in Grecia ( era fin troppo evidente  una simpatia tra le due culture ) tolsero all’emigrazione albanese la possibilità di dirigersi verso quel paese. Cosi gli albanesi poterono partire solo verso l’Italia e, dall’altro lato, verso le popolazioni slave in Macedonia e nell’antica Serbia.
Successivamente, dopo l’islamizzazione del paese, segui’ il secondo insediamento degli albanesi in macedonia e in Serbia, sulla scia dei primi fis illiro-albanesi.

Cosi come nei tempi antichi, anche in  seguito questo forte popolo di montanari dà il suo sangue per plasmare le giovani nazioni balcaniche; non solo in senso etnico, con la parziale fusione tra popoli, ma anche dal punto di vista politico, finendo con l’assumere il ruolo di casta dei balcani.
Proprio a causa di queste forze centrifughe si spiega il fatto che gli albanesi hanno sempre lavorato e combattuto più per gli stranieri che per il proprio paese.

Dello stesso parere è anche uno dei più grandi pensatori del rinascimento albanese, Sami Frasheri: “I più grandi e i più bravi generali del esercito ottomano erano albanesi, come Sinan- pascià che prese il Jemen e porto la bandiera turca fino ai mari d’India, o come i “Qyprilinjt” i quali salvarono l’impero turco da un grande pericolo per poi portandolo fino alle porte di  Viena. E molti altri uomini valorosi che liberarono la Grecia Christiana dandogli la libertà dall’impero turco ; Boçari, Xhjavella, Miauli ( i nomi si scrivono diversamente in greco e in italiano) e tanti altri combattenti che sono caduti per la rinascita  e la floridezza della nuova nazione greca. Poi c’è il grande Mehmet – Ali il quale salvo l’impero egiziano dal disfacimento, dopodichè regno per due secoli. Ce ne sono tanti altri per i quali la storia, che è stata sempre dei più grandi,  riserva solo il silenzio, e purtroppo continua a farlo.

Correnti centripete straniere

In contrasto con questi movimenti centrifughi del popolo albanese, si sono riversati sull’ Albania le correnti centripete delle nazioni straniere. Questi ulti sono giunti dal mare o attraversando le valli dei fiumi che tagliano le montagne lungo i confini, o ancora dalle grandi “porte”  del paese come la pianura di Corizzia ( Korça).

L’Albania tra Occidente e Oriente

Più importanti delle invasioni nord-sud, che sono state per la maggior parte immigrazioni di diversi fis, sono gli spostamenti in senso ovest-est perché, organizzati politicamente dai paesi limitrofi, sono stati più duraturi. L’Albania è il territorio in cui il lungo conflitto tra il mondo romano-occidentale e quello balcanico-bizantino si è espresso in modo più spiccato.

Gli invasori occidentali ( Roma, Venezia, i normanni, e gli Angioini) hanno mirato alla dominazione della Penisola Balcanica con Costantinopoli  come ultima meta. Gli orientali ( bizantini, goti, bulgari, serbi e ottomani) volevano sboccare nell’Adriatico e, talvolta( goti, bizantini e ottomani sotto la guida di Maometto II ), volevano usare l’Albania come trampolino verso l’Italia. Si evidenzia qui che l’Albania si è sempre rivolta a occidente più dei suoi vicini. L’oscillazione dell’Albania tra i Balcani e l’Occidente ci appare, quasi come in Dalmazia, anche dal punto di vista politico e ( non per ultimo) linguistico, per il modo simile con cui gli elementi del latino sono stati accolti in entrambe queste lingue.

La divisione del paese in molte regioni montuose o pianeggianti, spesso profondamente divise l’una dall’altra, ha causato in Albania la nascita dei fis e li a tenuti in vita fino ad oggi. Il fis, la forma ancora ampliata dalla famiglia estesa, è l’espressione più semplice dell’individualismo collettivo che si adatta al sentimento che l’albanese ha provato da sempre. L’Albania so trova adesso al centro di un processo sociale invisibile, nel passaggio dalla vita individuale del fis alla vita comune nazionale.

I “Fis”

Anche gli antichi Illiri si dividevano in molti fis più o meno importanti, i quali vivevano spesso in grave conflitto tra loro. L’idea di povli  è alla base della vita politica per i greci; per gli illiri è la gens; in entrambi è l’espressione della particolarità. Raramente una mano forte ha potuto riunire molti fis tra gli Illiri e, se ci è riuscita, lo ha fatto solo per  un breve periodo.

Il fis è un gruppo etnico compatto, un insieme di persone che, fortemente unita fra loro, sono consapevoli di essere discendenti della stessa stirpe: ultimi germogli di un tronco che cresce in continuazione, la cui radice si collega al nome del capostipite del fis, che è diventato una leggenda.
Il concetto più importante tra i componenti di un fis è la consapevolezza di essere una unità. Altri elementi che lo caratterizzano sono il modo di abitare, l’abbigliamento e le acconciature, l’aspetto esteriore, il modo di vivere, i costumi e le tradizioni, le istituzioni sociali e giuridiche, il dialetto e le leggende, l’alimentazione; in sintesi, la cultura materiale e la vita spirituale.

Dal punto di vista linguistico, gli albanesi si dividono in gheghi e toschi. Questa diramazione, secondo la linguistica, non è remota (G. Mayer, Nuova Antologia, 1885, p.588): il dialetto tosco del Sud della fine del Medioevo, come appare negli idiomi delle nostre colonie in Grecia e in Italia, si avvicina al ghego del nord del XVI e XVI secolo.

Ghego e tosco si dividono a loro volta in fis e sottodialetti. I passaggi esterni e interni avvengono gradualmente come ovvunque.

La storia dei fis albanesi, cioè la storia no scritta dell’Albania, è ancora oscura. Šufflay considera come prima formazione etnica i fis Illiri dei Labeati, Pirusti, Sardeati, Batiati, Partini, ecc. Secondo strato dopo questi sono i tredici clan nominati nel 1304: Albos, Spatos, Catarucos, Bischesini, Aranitos, Lecenis, Turbaceos, Marchaseos, Scuras, Zeneuias, Bucceseos, Logoreseos, mateseos. Del terzo strato, nel Nord fanno parte i fis come Hoti; nel Sud, nel1481, Grisei, Churlisei, Plesei e Corvesei.

Fino a che punto continuano a vivere, nei fis di oggi e in forme modificate, tracce di questi antichi fis è difficile a dirsi. Come ha mostrato Baron Nopsca, la maggior parte dei fis odierni è per l’Albania del Nord prodotto finale di emigrazioni e immigrazioni tumultuose, spostamenti e oscillazioni forzati in conseguenza dell’insedimanto dei turchi nei Balcani.

E’ compito della dialettologia, in rapporto allo studio delle leggende locali, contribuire a far chiarezza sull’oscura genesi dei fis albanesi. Nello stesso tempo si farà luce contemporaneamente anche sui fis che con il passare del tempo hanno perso la nazionalità albanese. Cosi’, secondo la tradizione dei fis Krasniqi, loro stessi, i Nikaj e i Vasojeviq sono fis fratelli, separatesi con il passare del tempo: i Nikaj rimasero cattolici, i Krasniqi divennero musulmani, i vasojeviq diventarono contemporaneamente ortodossi e slavi.

Il carattere tradizionalista delle zone montuose di confine

Le antiche forme del modo di vivere e della cultura materiale e spirituale, come le immaginiamo retrospettivamente per gli antichi indoeuropei, non sono state conservate, penso, tanto fedelmente in nessuno dei popoli indoeuropei della nostra epoca come fra gli albanesi. Questa constatazione è applicabile anche ai Balcani, area in genere molto tradizionalista. Tuttavia, mentre gli elleni, che si civilizzarono presto, abbandonarono subito le antiche tradizioni, gli altri popoli fecero la loro comparsa nei Balcani possedendo già un livello culturale più alto, oppure si formarono qui in un secondo tempo. Solo nel caso degli albanesi possiamo parlare di una tradizione sedentaria e ininterrotta dai tempi antichi.

Due fattori, il territorio del paese e la tenacia degli abitanti, hanno contribuito alla conservazione delle tradizioni antiche. Il secondo fattore vale per tutta l’Albania ed è quindi costante, mentre il primo cambia a seconda delle regioni. Ne consegue che le distinzioni graduali dei diversi fis riguardo al carattere conservativo dipendono principalmente dalla natura del posto. Là dove, come nell’Albania del Nord, montagne insormontabili quasi chiudono e isolano gli abitanti dal mondo circostante, le vecchie istituzioni si sono conservate quasi intatte, a differenza dell’Albania centrale e del Sud, zone più urbanizzate che, essendo geograficamente molto più aperte, hanno subito sempre più influenza straniera.

In Labëria ( regione a sud-ovest) si notano chiare tracce della vita dei fis di un tempo. Dal punto di vista sociale i lab sono i portatori d’armi del Sud. La parola data ( albanese:besa) e il coraggio sono da tempo attributi costanti di Labëria.

Anche in campo economico la tradizione è mantenuta viva, come l’economia autarchica del fis: “ L’agricoltore della montagna produce sulla sua terra solamente ciò che gli serve per la sopravvivenza sua e della sua famiglia, la verdura, la frutta e il tabacco  quanto basta a se stesso.

Dal punto di vista giuridico, è importante la conservazione sporadica di un antico Canone ( alb: Kanun) tradizionale, mentre il canone di Lek Dukagjini è ancora interamente vivo nell’Albania del Nord.

Il carattere conservativo di questa zona montuosa di confine è testimoniata infine da alcuni aspetti e figure delle credenze popolari. Per esempio la fanciulla dei monti che aiuta l’uomo in tempo di guerra, zana ( la ninfa o la musa) dell’Albania settentrionale( la cui l’origine dal latino Diana rimane discutibile e che peraltro esiste anche fra i rumeni e gli arumeni), esiste come zërë, precedentemente come “ fata”, ora come “bella fanciulla” nei villaggi vicino a Valona ( Tragjas, Dukat, Radhime) e Himare.
Qui si canta questa canzone:

Eja posht’o zërë                        Vieni giù o ninfa
Vijte po s’më lënë                     Vengo ma non mi lasciano
Më thon: Ku ke qënë?             Mi chiedono: Dove sei stata?

Anche altre zone montuose della Toskëria  si può supporre che abbiano conservato i fis più a lungo. Secondo Ami Bouè, qui sono chiamati farë (stirpi), mentre come abbiamo visto nel Nord fis ( clan). Cosi’ secondo lui i sulioti çam ( della Camurria) erano composti da tredici fis.

L’unità e lo spirito della nazione

Dal punto di vista socio-culturale, è importante domandarsi se l’Albania deve essere considerata come un’unità o come un mosaico. Quando alla metà del secolo scorso cominciarono – dall’Albania meridionale – gli studi sull’Albania, condotti da uomini dotati di un ampio respiro culturale come Ami Bouè, Hahn e altri, sembrò naturale che l’Albania, con tutte le sue differenze locali, fosse guardata come un intero e come tale si ponesse di fronte agli altri paese balcanici.

Ma questa prospettiva cambiò con la nascita delle scienze specialistiche. Infatti i suoi cultori si rivolsero verso un solo aspetto di forma della vita albanese o una regione del paese, senza guardare l’insieme. Una parte così isolata veniva cosi di volta in volta illuminata sotto tutti gli aspetti. Ma quanto si guadagnò in profondità lo si perse in ampiezza. Da nessuna parte si pone più la domanda se esiste una unità albanese, perché non esiste l’interesse per questa unità.

Ma l’unità esiste. E’  un unità etnica e socio-culturale che deriva dall’unità geografica. Deve essere solamente scoperta.

In precedenza abbiamo visto come dal punto di vista geografico il territorio albanese appaia come un’unità. E’ cosa della massima importanza studiare il sistema di vita delle persone in questo territorio. La “scienza dell’abitazione “  albanese è veramente agli inizi. Nonostante ciò possiamo, basandoci su ciò che sappiamo e riconoscendo le influenze straniere, individuare i principi comuni.

L’idea alla base dell’abitazione è la possibilità di difesa. In rapporto a questa idea, la comodità e l’economia di costruzione e di gestione rimangono al secondo posto. A questo spirito si attaglia la casa fortificata kulla (torre), nella quale ci imbattiamo più o meno in tutta l’Albania e nei Balcani ovunque ci siano stati albanesi.

E’ poi caratteristica  della natura individualistica degli abitanti di questa terra che, cosi come i “bisnonni” Illiri e altri popoli indoeuropei antichi, come per esempio o germanici, l’albanese abiti in un’unica casa abbastanza isolata. Con la crescita della famiglia, l’edificio si ingrandisce con i cortili, diventa quartiere di fis  e infine un intero villaggio appartenete  a un fis.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, invece, l’Albania ci presenta una visione piena di colori e di differenze, a testimonianza della sua partizione in regioni. Ciascuna di esse ha un proprio abbigliamento, cui si aggiungono le differenze storiche, visto che in ciascuna regione gli abiti evolvono secondo tempi diversi.

Tuttavia, nonostante questa grande variabilità del costume, possiamo dire che il bianco è il colore nazionale dell’abbigliamento albanese. Particolarmente il caratteristico cappello bianco è ciò che, con tutte le differenze della forma derivante dal fis ( Kossovo, Dibra, Albania Centrale, Myzeqe, Labëria, ecc.) distingue l’albanese in tutti i Balcani. Il colore deriva dalla lana bianca con qui la popolazione dedita alla partorizia confeziona i propri vestiti.

L’aspetto fisico degli albanesi è determinato dalla razza dinarica, che comprende anche una parte serbocroata e greca. Naturalmente i tratti somatici ci appaiono in Albania, come ovunque nel mondo, cambiati dall’influenza del sangue straniero. Ma l’albanese, di statura alta o bassa, di carnagione bianca o scura, per il suo portamento, per l’espressione del viso, per lo sguardo, si distingue generalmente in modo netto dai popoli circonvicini.

Ma più importante di questi tratti fisici hanno quelli interiori che, derivando dai primi, si connettono alla vita spirituale e sono comuni a tutta la nazione. Ami Bouè dice fra l’altro: “ Se l’albanese  ha le qualità fisiche degli svizzeri e dei tirolesi, se è come loro un camminatore instancabile che, con il fucile in spalle, sale e scende come una capra le vette delle montagne, si sono riunite in lui anche la vitalità e l’agilità meridionale con un’acutezza e concentrazione straordinaria della mente. E’ il popolo delle risposte veloci e acute par excellence.

L’orgoglio naturale dell’albanese si esprime nelle sue più piccole espressioni, nei suoi gesti, nella camminata leggera e, possiamo dire, teatrale. Il coraggio è innato in lui. Se un giorno si civilizzassero, diventerebbero non gli svizzeri dell’Est, ma francesi fini, cioè uno dei popoli  i quali sopra ogni cosa preferiscono dominare. La vita spericolata è tanto fortemente un loro elemento che le disgrazie in guerra non pesano  loro affatto.

Acquista su Amazon

Gli albanesi tra Occidente e Oriente
  • Eqrem Çabej
  • Editore: Controluce (Nardò)
  • Copertina flessibile: 95 pagine
Argomenti

Potrebbe interessarti anche

Close