CulturaLa mia storia

“Albania. Un viaggio nel Paese delle Aquile” si presenta a Scutari

Reportage della presentazione del libro di Giacinto Simini

Il giorno 18 di luglio c.a. è stato presentato a Scutari, nella città che gli diede i natali, nel lontano 1861, il libro scritto da Giacinto Simini, dal titolo ALBANIA, Viaggio nel paese delle aquile , e pubblicato per la prima volta a Roma, dall’editore Capitelli nel 1932.

La presentazione si è svolta nella Biblioteca dell’Università di Scutari, (intitolata peraltro a Luigi Gurakuqi, suo nipote). La moderatrice è stata la prof.ssa Eliana Lacej (Istituto di romanistica), che ha organizzato il tutto, relatrici le proff.sse Nevila Dibra (Geografia), Alma Hafizi (Romanistica), la dott.ssa Bendis Kraja (Storia), hanno parlato anche un rappresentante del Comune di Scutari, il giovane dottorando Marsel Frejaj, al quale si deve in buona parte la realizzazione di questo evento, il dott. Lucjen Bedeni direttore del museo fotografico Marubi e la sottoscritta.

Erano presenti nel pubblico numerosi professori universitari, nonché l’ex rettore e il rettore attuale dell’Università, nonché il prof. Ahmet Osja, botanico, accademico d’Albania ed ex ministro dell’agricoltura del governo di Sali Berisha, e ben tre emittenti televisive.

Il dott. Bedeni ha anche proiettato un filmato fotografico con immagini di Gennaro Simini, il medico e di suo figlio Giacinto, fornendo tantissimi particolari della famiglia Simini, relativi alla permanenza in Albania, molti dei quali a me ignoti.

Purtroppo la mia non conoscenza dell’Albanese non mi ha permesso di cogliere tutto quanto veniva detto e la mia gentile interprete faticava a tenere il passo delle relatrici, che parlando ad un pubblico albanese, procedevano spedite. Erano stati dati anche dei limiti di tempo, non dovuti all’Università, ma al desiderio della signora Voltana Ademi, sindaco di Scutari, (bellissima per altro) di incontrarci in Municipio. Non aveva potuto essere presente all’evento, come il suo vicesindaco, pur desiderandolo, perché il Comune era sottoposto ad una verifica da parte del governo centrale.

Del libro sono state dette tante cose bellissime e importanti. È emersa fortemente l’esigenza che lo stesso sia tradotto in albanese, per renderlo adottabile nelle Università e addirittura nelle scuole.

Le televisioni hanno trasmesso questo evento per due giorni di seguito in vari orari, mi hanno detto che tutta Scutari ne stava parlando.

Fin qui la stretta cronaca! Ma consentitemi di esprimere adesso le mie sensazioni e le mie emozioni.


Castello di Scutari
Castello di Scutari

Prima ancora di partire già mi batteva il cuore. Ho sentito parlare di Scutari fin da bambina e sognavo di potervi andare un giorno, ma allora non era possibile, c’era il regime comunista di Enver Hoxha che non permetteva scambi di alcun genere, poi dopo il crollo l’anarchia. Tre anni fa sono andata a Tirana con il mio Liceo, l’Orazio Flacco, di Bari, ho visitato Kruja, Apollonia, Butrinto, ma Scutari non era nel programma e non era proprio a due passi.

Già quel viaggio fu fonte di grandi emozioni, ma niente di paragonabile a questo.

Mi ha accompagnata mia figlia Francesca Pellicoro e abbiamo goduto della splendida ospitalità dei frati cappuccini, che a Scutari hanno un bel convento, intitolato a Santa Maria Maddalena, appollaiato sulla montagna subito fuori città, con una vista mozzafiato, sul castello di Rozafa, a destra e la valle del Buna, praticamente tutta  Scutari era ai nostri piedi.

Il padre Piergiorgio Taneburgo è persino venuto a prenderci a Tirana, all’aeroporto, nonostante l’orario di arrivo da Bari non proprio comodo, le 23 passate.

Ci siamo trovate di fronte ad una città dove di antico c’è ben poco, a parte il castello ed il bellissimo municipio, perché il regime si è divertito a distruggere chiese e moschee, nel folle paranoico tentativo di estirpare la religione dal tessuto sociale per creare “l’uomo nuovo”. Quel poco che si è salvato, come la cattedrale, era stato trasformato in altro, nel caso della cattedrale in palazzetto dello sport.

Molto bella la strada pedonale, belle anche le moschee, sebbene moderne, la chiesa ortodossa e le chiese cattoliche. Palazzi modernissimi, alberghi anche a 5 stelle condividono gli spazi con i classici edifici anni ’50 o ’60 tutti uguali e tristi, dell’architettura popolare, molti decadenti. Ma la vera bellezza è la natura dei luoghi. Davvero meravigliosa! Tre fiumi si incontrano nella città. Due molto grandi, il Drin e la Buna e uno più piccolo, il Kir.

Le montagne la circondano, si vedono in lontananza anche le Alpi albanesi. Da vari punti il panorama è davvero mozzafiato. Gli scutarini poi sono davvero belli. Le ragazze giovani sono molto carine, così i loro coetanei. Signore e signori con un aspetto veramente distinto si alternano ai numerosi magid, gli zingari di tre tribù diverse, che vivono nei quartieri periferici e nei villaggi vicini.

Ma gli zingari di Albania sono discreti anche quando chiedono l’elemosina, lo fanno con garbo, senza insistere o cercare di truffarti, come aimè spesso accade da noi. Vivono raccogliendo ferri vecchi. Li vedi girare con dei carretti spinti da biciclette, i più fortunati a motore.

Per le strade i molti cani randagi sono tutti cippati, hanno una targhetta sull’orecchio destro e sono tranquilli e ben pasciuti, almeno in città, è un randagismo controllato, vengono anche sterilizzati in modo da non riprodursi in modo incontrollato. La città è pulita, solo corrono nell’aria, da un lato all’altro delle strade, migliaia di fili elettrici, così  scoperti, e ti domandi: ma non è pericoloso?

La memoria dei tanti martiri del comunismo è ovunque, nelle chiese, nelle strade, nelle moschee. La persecuzione si è abbattuta feroce su Scutari, città in cui era concentrata l’intellighenzia cattolica, ma non ha risparmiato i musulmani. 38 martiri sono stati beatificati nell’ottobre del 2016, tra cui una ragazza di 22 anni Marije Tuci, torturata barbaramente fino a farla morire. Tante storie di indicibili sofferenze.

A Scutari ho incontrato il mio cugino, Aleksander Bonati, al  quale il regime ha tolto una t dal cognome: Bonatti. Dopo 165 anni un Bonatti e una Simini si sono abbracciati. Lui è venuto appositamente da Trieste per partecipare a questo evento. Ci eravamo trovati via internet all’indomani della pubblicazione di un altro libro di Giacinto Simini, Un patriota leccese nell’Albania Ottomana , edito da Argo, Lecce, e da quel momento abbiamo iniziato un affettuoso scambio di informazioni familiari.

Suo zio Giulio Bonatti è tra i 38 martiri beatificati e lui stesso, musicista e direttore d’orchestra, ha subito anni di persecuzione.

Bellissima l’ospitalità e la sollecitudine del giovane Marsel Fregjai e della sua famiglia, la calorosa amicizia del prof. Ahmet Osja, che mi ha detto che sono “sua sorella”, che era onorato di conoscermi, che la mia famiglia era imparentata con le più nobili famiglie dell’Albania, i Dodmassei, i Marcagioni (o Gionimark), i Preca, i Mandoi Skanderbeg e così via. Insomma non è facile restare con i piedi per terra con tutto ciò!

Fortunatamente c’erano i cappuccini a riportarmi alla realtà con la loro meravigliosa spiritualità.

Sono partita da Scutari col fermo proposito di ritornarvi, sì io tornerò, perché lì ho lasciato una parte del mio cuore.

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