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L’abbandono di Dio

Popolo dall’espressione misteriosa in quanto parlanti di una lingua a se stante, confusa erroneamente con le lingue slave, siamo autoctoni e con un’ idioma altrettanto originaria.
Regno della bellissima Regina Teuta, coraggiosa, leale, simbolo della donna albanese, tanto amata anche perché suicida per onore, divenne regno romano nel 230 a.c. dopo tre guerre sanguinose di quelle che i romani, da artefici perfetti delle stesse, mettevano in atto ordinariamente.

Dal IX secolo in poi, le nostre terre hanno subito l’invasione della Bulgaria, Serbia, Venezia, Regno di Napoli per poi passare di male in peggio con l’invasione degli ottomani nel 1385, i quali mettevano radici per cinque secoli. Gli ottomani imposero e ottennero la conversione della nostra fede che ha riguardato e riguarda ancora oggi il 70 % della popolazione, influenzando conseguentemente la nostra tradizione e identità. Cosi fatto, la donna forte, pudica ma non timida, spesso matriarca e gerarca, compagna di vita e di guerra, si sottopone gradualmente a quella visione dell’ideale altrui che la vede come essere inferiore dotata solo di nefasta bellezza e fertilità.

Poi Dio “decise”, accompagnato dal comunismo personalizzato del dittatore Enver Hoxha, di “lasciare” questa sua dimora divenuta oramai minuscola, facendo sì che lo stupore misto a delusione, crescesse nelle rocce dell’aquila come l’erba cattiva. Così il piccolo popolo delle tante fedi, che accolse e rispettò tutti i credi, perse l’attenzione e la veglia di Dio.

Codesto fu l’inizio della nostra interna ed assillante lotta tra “demoni”: alcuni antichi, fatti di pasta nostra, che ci parlano nell’antico linguaggio facendosi strada con persuasioni femminili; e altri giovani, ma per niente gioviali, ospiti non desiderati incredibilmente convinti e convincibili di avere la meglio!

Codesta  è la nostra storia quotidiana, fatta di ricerca dell’autentica identità, facendosi strada tra radici ibride e alimentando alberi anche in terra straniera con il ricordo di quello che fu e che vorremmo tanto risvegliare: l’aquila imponente, libera e forte, fiera ma non orgogliosa, madre e guerriera, abile e umile e sopratutto bellissima creatura di Dio.

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