ll volume “La Donna Arbëreshe Ieri, Oggi, Domani…tra sacro e profano” è appena uscito dalla stampa

Con questo libro in mano, si ha la sensazione di conversare con la gjitone çë dalen te praku derës (vicina seduta sulla soglia della porta).

ll volume “La Donna Arbëreshe Ieri, Oggi, Domani…tra sacro e profano” è appena uscito dalla stampa. Le sue autrici sono Emilia Blaiotta, Lucia Martino, Flavia D’Agostino e Lucrezia Lindia.

  • Design: Francesco Di Benedetto
  • Crediti Fotografici: Pierfrancesco Ferrari ,Parrocchia S. Maria Assunta di Frascineto ,Emilia Blaiotta
  • Finito di stampare nel mese di Giugno 2018 Edizioni Il Coscile – Castrovillari
Quattro donne arbëreshe, con tanto amore per l’Arbëria, con professionalità e cura, danno vita ad un’opera unica nel suo genere, che tende a far conoscere l’universo della donna arbëreshe a tutti gli interessati. Il mondo arbëresh, tra tradizione, eredità e attualità, attraverso l’immagine della donna, si presenta in modo completo e universale.

Ringraziando le autrici arbëreshe per l’opportunità offertami nell’essere presente anche io tra le pagine di questo libro attraverso la Prefazione e con l’auspicio che il volume diventi fonte di una ricca informazione sull’universo della donna arbëreshe in Italia, Albania e per tutti gli interessati ovunque nel mondo, vi presento l’opera, allegando la prefazione che ho avuto l’onore e la grande soddisfazione di scrivere per questo volume.

La Donna Arbëreshe Ieri, Oggi, Domani...tra sacro e profano 2

Prefazione di Adela Kolea

Un insieme di descrizioni, informazioni e materiali che promuovono la diversità linguistica, ricette e sapori, immagini, tradizioni, religioni, folclore, percorrono le pagine del libro e sono collegate da un ponte comune che parte dall’Albania sin dai tempi remoti e si ricollega all’Italia in un’unica identità, quella degli  Arbëreshë!

Il legame Albania-Italia convive con me da sempre, anzi, io sono proprio una creatura di questo legame e nelle mie vene scorre sangue italo-albanese.

“Com’è strana la vita!”, mi diceva sempre la mia nonna paterna quando vivevamo in Albania.

“Io sono un’italiana che ha lasciato la sua terra natia, l’Italia, per amore. In Italia ho conosciuto uno studente albanese che poi è diventato mio marito e di conseguenza, tuo nonno. Io, una volta chiusi i confini albanesi a causa del regime totalitario, non ho potuto più mettere piede sul suolo della mia Italia.

Ma, d’altro canto, tu lo sai nipote mia che in Italia ci sono invece tanti albanesi insediati lì secoli fa?  Loro si chiamano ARBËRESH!”

Da quando ero una bambina, non avevo sentito parlare da nessun altro a Tirana se non da mia nonna, un’italiana d’Albania, degli arbëresh.

La nonna mi spiegò che lei, non solo aveva sposato un albanese che aveva conseguito gli studi in Italia, ma che era anche ben informata degli arbëresh che risiedevano sin dal medioevo in Italia.

Il motivo per cui lei ne parlava con tanto affetto su di loro era un altro:

Mio nonno era stato durante il primo decennio del 1900, uno degli studenti albanesi del Collegio di Sant’Adriano a San Demetrio Corone, un paesino arbëresh.  Per questo, il nonno aveva tanti amici arbëresh, compagni di studi che la nonna aveva conosciuto quando era fidanzata, nel tempo in cui insieme a mio nonno risiedevano in Italia.

Ed è per questo motivo che la nonna, fin dalla giovane età, aveva conosciuto il mondo affascinante albanese e in particolare quello arbëresh: il mondo della Diaspora Arbëreshe insediata in Italia subito dopo il 1468, anno della scomparsa dell’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, noto anche come “l’Atleta di Cristo”, per la guida leggendaria che aveva offerto contro l’avanzamento ottomano in Europa.

E considerando che anche gli arbëresh stessi durante la dittatura in Albania non potevano avere legami così facili con la Terra Madre, l’Albania, io da giovane dicevo tra me e me:

“Meno male che almeno mia nonna ha conosciuto i nostri fratelli e un pezzo di Arbëria in Italia! Chissà quante belle storie delle loro tradizioni le hanno raccontato!…”

È un po’, anche per questo motivo, che questo libro, pur non essendo io stessa arbëreshe autoctona, quando l’ho letto, l’ho sentito subito come una parte di me, tenendo presente anche il fatto che da un po’ seguo con ammirazione e stima l’operato dell’Associazione Vorea di Frascineto ed il suo contributo nella preservazione della lingua, della cultura e delle tradizioni arbëresh.

È da considerare una vera e propria fortuna che coloro che hanno contribuito nella realizzazione di questo volume siano tutte donne arbëreshe spinte dall’amore per le proprie tradizioni e per tutto il patrimonio culturale ereditato dai propri avi, con l’intento di lasciare un’impronta indelebile anche per le future generazioni. Nelle pagine di questo libro, attraverso uno sforzo collettivo, hanno riportato magistralmente, ognuna a seconda le proprie conoscenze e abilità, come in una tela ricamata da diversi fili colorati, dalle diverse sfumature, un unico motivo: il collage tradizionale ed autentico della loro cara Arbëria!

Si tratta di un volume, il primo e unico nel suo genere che raccoglie come in una vera e propria enciclopedia, tanti elementi che in modo trasversale attraversano l’universo femminile arbëresh.
E essendo la donna, la genesi, colei che procrea e si prende cura dei figli, dell’intero focolare, una figura modello e guida verso lo studio di un intero stile di vita, non poteva la raccolta in questo volume escludere la posizione e il ruolo rilevante della donna arbëreshe.

Focalizzandosi sulla donna arbëreshe, la madre di famiglia arbëreshe, non si può non parlare della lingua arbëreshe, delle tradizioni, della cultura, della gastronomia, del vestiario e degli usi arbëresh in generale tramandati di generazione in generazione.

Per cui la missione della donna arbëreshe nella vita reale, la sua importanza nella vita familiare e sociale  è stata riportata con tanto affetto ed allo stesso tempo, con tanta professionalità.

Il libro costituisce un vero e proprio laboratorio creato di donne arbëreshe, le quali hanno unito le loro potenzialità, le loro conoscenze, le loro peculiarità – riservando, un posto speciale e costante alla preservazione della lingua arbëreshe nei secoli, alla religiosità ed ai riti festivi religiosi che ricadono nelle stagioni rispettive dell’anno – accompagnati dai canti, dai cibi e dalle ricette delle feste, offrendo conoscenze a 360 gradi sulla sfera di vita femminile arbëreshe.

Il libro offre spunti ed informazioni molti utili anche al turismo della zona. I colori delle varietà di costumi tradizionali, i lavori fatti tutti rigorosamente a mano, tutte queste informazioni dirette, semplici e originali, mescolando sapori, profumi, ricette di cucina servono e sono di grande aiuto al lettore. L’importanza e la varietà del cibo e dell’arte culinaria arbëresh in questo libro fa da protagonista: “Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene” – Virginia Woolf.

Con tante utili e interessanti ricette inserite al suo interno, si può realizzare un ricettario a parte fuso nel volume con eleganza.

Le donne autrici e protagoniste che firmano questo volume con i loro contributi, creano al lettore la sensazione che quando terrà in mano questo libro, a lui sembrerà di essere seduto alla porta di una abitazione arbëreshe, conversando con la gjitone çë dalen te praku derës (vicina seduta sulla soglia della porta).

In questo modo al lettore e all’eventuale viaggiatore si spalancano le porte di una casa arbëreshe tipica, che funge al contempo da invito di visitare l’intera zona fatta di ospitali e bellissimi paesini arbëresh, che con orgoglio e tanto amore, nel lungo corso di più di cinque secoli hanno preservato la loro identità e si sono occupati ad affrontare il rischio di essere assimilati dalla cultura del paese ospitante, con tutta la consapevolezza della  parziale influenza  inevitabile che in questi casi solitamente accade.

Un insieme di pagine che tende ad allineare le condizioni di vita arbëreshe viste dall’aspetto linguistico, culturale, tradizionale e folcloristico, un’impronta importante etnologica sulla vita arbëreshe, rappresentata dalla figura maestosa della donna, quale moglie, madre, figlia, nuora arbëreshe.

Mi auguro che questa iniziativa continui e cresca sempre di più, regalandoci altri libri come strumenti di informazione davvero indispensabili.

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