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Palazzo Scanderbeg: intervista all'editore Costanzo D'Agostino

palazzo_scanderbegCome anticipato nei precedenti articoli, siamo andati ad intervistare il fondatore e responsabile del "Comitato per la salvaguardia della Cultura europea", il sig Costanzo D'Agostino: abbiamo cercato di saperne di più sul suo progetto, e di capire quando e come è nata la campagna per Palazzo Scanderbeg.


Cos'è e com'è nato il Comitato per la salvaguardia della Cultura europea?
Prima di entrare nell'argomento, è necessario fare una premessa. Nel 2003, mentre era in fase di realizzazione il libro di Gennaro Francione " Scanderbeg, un eroe moderno, eravamo stati contattati dal dott. Alessandro Castriota Scanderbeg, discendente del grande Giorgio, che proprio a Roma era impegnato in un'attività di ricerca medico-scientifica presso il prestigioso Istituto Santa Lucia. All'epoca stavo cercando una personalità autorevole, dal punto di vista culturale, per la presentazione dell'opera del mio amico giudice- scrittore e, si può dire, quel contatto fu un vero e proprio colpo di fortuna. Nell'incontro con il dott. Alessandro si parlò della possibilità di organizzare un viaggio nel Paese delle Aquile. Conoscendo la travagliata realtà albanese di quel momento, con un delicato processo democratico in corso, già disturbato da alcuni comportamenti discutibili del principe Leka, figlio di re Zog, che avevano determinato tensioni sociali e problemi di ordine pubblico, ritenni opportuno rivolgermi a due amici del mondo diplomatico, Ylli Polovina e Visar Zhiti, per ottenere assistenza e collaborazione. Nel novembre del 2004 si realizzò il viaggio e quindi la visita a Tirana,Kruja, Berat, che si rivelò un vero e proprio successo culturale. Durante il pranzo offerto in nostro onore dal sindaco di Kruja, proprio Visar Zhiti, che era seduto accanto a me,mi chiese cosa pensavo del fatto che a Roma, nel palazzo Scanderbeg, venisse associata l'immagine dell'Eroe albanese ed europeo a maccheroni ed altri nobili farinacei in bella mostra nei saloni dell'immobile, dato che esso era adibito a Museo della pasta. Risposi a Visar Zhiti che ritenevo la cosa non opportuna e che al mio rientro in Italia avrei parlato con alcuni amici del mondo culturale ( mi inventai un fantomatico " Comitato per la salvaguardia della Cultura europea " ) per vedere come risolvere il problema. Appena tornato a Roma, provai a chiedere due volte un incontro con i gestori del Museo della pasta, non ottenendo risultato alcuno. Preparai allora una lettera aperta da diffondere il più possibile, firmandola proprio Comitato per la salvaguardia della Cultura europea. Iniziava così la campagna culturale per far sloggiare al più presto il Museo della pasta da palazzo Scanderbeg.

Come si è articolata questa campagna culturale?
Innanzitutto debbo anticipare che un apporto fondamentale giunse dagli amici arberesh del sito www.arbitalia.it che pubblicarono la mia lettera aperta allargando la protesta in modo notevole. A ciò si sarebbe aggiunto il lavoro di aggregazione e di sensibilizzazione svolto da uno dei siti dell'Antiarte, su cui fu ideata una tecnica sperimentale d'avanguardia che permetteva a chiunque condividesse gli scopi della nostra campagna, di portare il suo contributo rimanendo anonimo e senza essere condizionato da direttive gerarchiche o rispetto di ruoli come avviene normalmente nella Associazioni e nei Comitati spontanei. Internet si rivelò a questo fine un'arma veramente efficace. Inoltre fu operata una distribuzione di volantini lungo vie principali e strategiche di Roma insieme all'affissione di manifesti sui muri del centro storico adiacenti al palazzo Scanderbeg e presso le scale d'ingresso della varie stazioni della metropolitana. Per togliere ogni possibilità di futuro al Museo della pasta che fino ad allora per farsi conoscere aveva fatto molta promozione pubblicitaria presso le scolaresche italiane, furono inviati via internet appositi messaggi a moltissimi istituti scolastici di varie regioni d'Italia ove veniva evidenziata la grave offesa rappresentata nei confronti della comunità albanese, arberesh e di molti uomini di cultura italiani ed europei, dall'attività museale in quel palazzo storico, sede di memoria collettiva dei popoli italiano ed albanese. Furono inviate migliaia di e-mail a uomini politici, strutture universitarie, accademie e società culturali, enti statali vari e ministeri, ambasciate ed altre sedi istituzionali,ecc. , finchè un giorno non leggemmo, sul sito internet del Museo della pasta, la decisione dei responsabili di tale struttura, di trasferire la loro attività presso altra sede. Riuscimmo a sapere poi che il palazzo Scanderbeg era stato messo in vendita per una cifra intorno ai 20 milioni di euro ( alcune voci dissero infine che era stato ceduto per 17 milioni di euro ) e che la transazione era sta curata da Mediobanca, l'organizzazione bancaria e finanziaria che molti conoscono.

Quest'originale " Comitato per la salvaguardia della Cultura europea " chiede, da qualche anno, che palazzo Scanderbeg divenga una struttura cultural-museale o quanto meno venga posta all'esterno dell'edificio una targa che ricordi l'Eroe albanese e, all'interno, sia dedicato un piccolo spazio per perpetuarne la memoria. Trattandosi però di una proprietà privata dal notevole valore economico, pensa che si arriverà alla soddisfazione di tali richieste?
Personalmente sono ottimista, pur con i piedi ben piantati in terra. Vede, il compito di chi si occupa di Cultura e Informazione è soprattutto quello di fungere da stimolo e controllo nei confronti della varie realtà sociali esterne: in tale compito è insito anche il dovere morale di informare i cittadini su quanto accade, come giustamente previsto dalla nostra Costituzione. Questa legittimazione non deve però trasformarsi in una invasione di campo o di ruoli non propri come quello, per esempio, del mondo politico cui appartiene la soluzione del problema rappresentato da palazzo Scanderbeg. E' la politica che deve trovare le strade che soddisfino le istanze di tutti gli attori che ruotano intorno al tema di cui si parla: e la politica è certamente informata su quanto accade. Come la stessa politica sa benissimo che non basta promulgare leggi o imporre disposizioni per governare: è necessario anche e soprattutto il consenso di chi a tali decisioni si deve adeguare. Riguardo poi le norme che regolano il diritto al godimento o usufrutto della proprietà privata, è noto che esse si riferiscono a situazioni dove non è in gioco l'interesse collettivo come nel caso in oggetto. Dunque concludo affermando che il Comitato per la salvaguardia della Cultura europea si auspica che per palazzo Scanderbeg vengano prese quelle decisioni giuste che molti, anche rappresentanti di quel consenso di cui dicevo prima, serenamente attendono. Anche perchè non sembra siano presenti soluzioni alternative.


Copyright © 2012 Albania News - Registrato al Tribunale di Modena al numero 1973 del 30-09-2009

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