- Lei parla di un viaggio, un viaggio spinto da un sogno, che cos’è che lo rende così mistico?
L’essere proibito, è questo che lo fa diventare mistico. C’era un mondo oltre il mare, l’occidente capitalista, c’era una dea tra le pagine di un vecchio catalogo in bianco e nero ma che con il suo fascino e la sua aura l’aveva fatto innamorare, ma era una Dea non una comune mortale.
- Ma per viaggiare bisogna essere liberi...
L’uomo libero, senza colore, senza frontiere, è un altro tema del romanzo. Voglio essere libero, senza il passaporto di poter scegliere il posto per“il mio nido”, come gli uccelli. Perché le frontiere, le razze, i passaporti sono gli ostacoli della libertà, e se non sei libero non puoi cercare la felicità e tanto meno trovarla. Noi siamo testimoni, tutti siamo partiti dalla nostra casa con mille sogni e tantissimi desideri. Durante il viaggio li abbiamo persi uno dopo l’altra, qualcuno anche l’amore, tanti le moglie e le famiglie, e di nuovo abbiamo costruiti dei sogni e abbiamo tirato fuori altri desideri, abbiamo cominciato le nuove storie d’amore e creato nuove famiglie nelle altre terre. Però abbiamo guadagnato. Cosa? I soldi? Mica tanto e non tutti.
- Dunque il viaggio come metafore della ricerca della felicità .
Si, quello ma non solo, il viaggio come ricerca del mio io . Nel viaggio abbiamo sì la possibilità di conoscere altri spazi e altre persone , ma riusciamo a vedere da un altro punto di vista noi stessi. Impariamo a riconoscerci e a riconoscere il nostro paese, la nostra lingua, la nostra gente. Francamente a volte metto in dubbio la sua esistenza. E sapete perché! Perché è senza limite, e la nostra ricerca a volte non è adeguata, ecco perché la felicità non si raggiunge mai e la ricerca non ha fine. Meno male! Proprio questa è la bellezza e la stupidità umana, (che spesso diventa la sua tragedia).
- Il romanzo Venere comincia con uno detto di un saggio “In ogni bambino c’è un adulto che sarà, in ogni adulto c’è un bambino che c’è stato. (T.Nathan) il quale sarebbe?
Chi sarebbe questo adulto di chi sto parlando se non quel bambino figlio di Pal e di Maria che c’è stato? Nato sul prato, in cima alle montagne, vicino a Dio, che si addormenta con le leggende, e si sveglia con l’urlo dei lupi, che cresce con il belare degli agnelli, e i versetti della Bibbia, con l’immagine delle aquile d’immaginazione della cappella Sistina, con dei racconti di Mujo e Halili, Michelangelo e Da Vinci. Stancato con le aquile selvagge che mi attaccavano ogni giorno a prendermi l’agnello! Voleva vedere i suoi simili oltre il mare.
- Lei è un pittore e un regista , questo è il suo primo libro e nel racconto si può notare un intreccio di linguaggi.
- A dire il vero questo libro è nato dal riadattamento dell’idea di un film troppo difficile da realizzare per il momento, in un romanzo. All’inizio non ci pensavo neanche ma dopo mi sono reso conto che il desiderio, di condividere con più persone ciò che da tempo osservavo era più forte di me.
- A distanza di quasi 10 anni come vede l’Albania?
- Vedo che cambia con una velocità strepitosa. Il capitalismo cambia prima e soprattutto la gente, il modo di pensare anche se si è molto lontani a quelli ideali a cui esso professa veramente. Mi piace tornarci, di volta in volta, ma dopo aver viaggiato mi rendo conto che trovo difficoltà nel comunicare, perché siamo cambiati un po’ , tutti.
- Lei ha parlato della circolarità fenomenale della natura, del fiume che torna inevitabilmente nel suo mare, dunque pure lei tornerà nel suo mare?
- Sì, vorrei ritornarci , ma alla fine del mio viaggio adesso è ancora troppo presto, succederà anche a me così come capita a tutti un po’ riscoprire il punto di partenza.
Durante la presentazione del nuovo libro "Venere" a Firenze lo scorso sabato, AlbaniaNews ha voluto fare un intervista all'artista albanese Xhovalin Delia che troverete in seguito.