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Durazzo: vengono alla luce 36 tombe del periodo ellenistico

Pochi giorni fa, durante gli scavi per la costruzione di un edificio in uno dei quartieri di Durazzo, sono state scoperte oltre 36 tombe risalenti al periodo ellenistico.Secondo quanto riferisce l’archeologo che sta seguendo gli scavi archeologici, Surja lela, queste tombe sono datate tra il II secolo a.c. ed il IV secolo d.c., corrispondente al periodo più florido dell’Ellenismo. Nelle tombe sono stati trovati resti scheletrici in direzione est-ovest. L’importanza della scoperta è dovuta principalmente alle caratteristiche stesse delle tombe: costruite in periodi diversi, presentano anche tipologie diverse: ad esempio alcune sono costruite a mattoni, altre con mattonelle di ceramica a forma di tetto,con urne di rocce calcaree ,con urne di anfore o altri oggetti di ceramica. Inoltre all’interno delle tombe sono stati recuperati altri oggetti di grandissimo valore archeologico. Vista la rilevanza delle nuove scoperte, gli archeologi hanno richiesto il prolungamento degli scavi fino a quando si arriverà ad un inventario completo degli oggetti archeologici, che a loro volta verranno sottoposti ad ulteriori studi antropologici. Per chi fosse interessato, buona parte degli oggetti ben conservati verranno esposti anche nel museo della città. La recente scoperta costituisce un’ulteriore testimonianza dell’antichità di questa città. Vi ricordiamo che Durazzo, fondata nel 627 a.

C., è stata per secoli il porto più grande dell’Adriatico, oltre che il punto d’inizio della Via Egnatia che partiva verso est per raggiungere Costantinopoli ed era la prosecuzione della via Appia, che finiva a Brindisi, collegava tre mari: il Tirreno delle colonie greche, l’Adriatico degli Illiri, dei greci delle periferie, dei romani ed infine il mar Nero degli Argonauti. In epoca romana la città divenne un centro assai importante e capitale dell’ Epirus nova. Nel quarto secolo Dyrrachion divenne uno stato indipendente, si occupava di metallurgia, sorsero le fabbriche di ceramiche, e si specializzò nella produzione di navi, e la sua moneta circolò in tutto il mondo antico. La sua importanza e prosperità commerciale sono testimoniate anche dalla presenza di un anfiteatro e dalla commedia latina “Menecmi” di Plauto, che a Durazzo è ambientata. Il famoso oratore romano, Cicerone chiamò Durazzo una “ammirevole città”, mentre il poeta Catullo la definì la “Taverna dell’Adriatico”.

E’ stata capitale provinciale nell’impero Romano e bizantino, possesso veneto, bulgaro, serbo, angioino e turco.

Negli ultimi anni gli studi archeologici in Albania hanno riportato alla luce moltissimi oggetti e monumenti di grande valore storico-culturale. Sempre qualche giorno fa ,ad esempio, è stata scoperta una grotta nella zona del lago di Prespa che presenta graffiti rupestri preistoriche. Questa grotta, detta “Grotta di Marica” contiene ben 27 graffiti murali risalenti al periodo neolitico, prova vivente di un antico risieda mento, costituente un vero e proprio tesoro storico-culturale, non solo per la zona in questione, ma per tutta l’Albania. I graffiti rappresentano figure umane schematizzate, animali diversi, croci inscritte, ecc. disegnate principalmente col colore rosso in ordine sparso nella parete. Fulcro di recenti scoperte archeologiche è stata anche la città di Fier, l’antica Apollonia, definita da Cicerone “Magna urbs et gravis”, in cui gli scavi archeologici ebbero inizio nel 1924 a cura dell’archeologo francese Leon Rey. Da allora un susseguirsi di varie scoperte ha portato al recupero del 10 % della città antica, il 90% è ancora da scoprire. Recentemente ad Apollonia è stata trovata, nel settore G del parco nazionale archeologico ,una statua di un atleta romano, di grandi dimensioni, ben conservata, come poche altre in Albania in genere.

Essa rappresenta, secondo gli archeologi, la più importante scoperta archeologica negli ultimi 50 anni ad Apollonia. Un’altra importante scoperta sempre nello stesso posto, ossia nei pressi delle ville romane di Apollonia, è stata la scarpa di bronzo, che si ritiene sia appartenuta ad una statua di un legionario romano. Essa viene datata intorno al II-III secolo d.

C. e secondo il francese Jean-Luc Lambeley insieme alla precedente scoperta, potrebbero essere una prova di una possibile bottega di sculture di questo genere nella zona. Naturalmente non può mancare all’appello, la famosa città di Butrinto (l’antica Butroto), la “celsa urbs Buthroti” secondo Dionigi d’Alicarnasso, resa celebre dal “pio Enea” che la visitò durante il suo viaggio prima di giungere a Roma,paragonandola ad una piccola “Troia”. Fu scoperta dall’ archeologo italiano Ugolini durante il fascismo. All’incirca un mese fa vi sono state delle clamorose scoperte archeologiche da parte di un gruppo di studenti dell’università di Tirana e Gjirokastra insieme all’università “Notre damme” negli Stati Uniti. Essi infatti hanno trovato la parte orientale del foro e la basilica. Gli oggetti rinvenuti risalgono al VII secolo a.c. e secondo il prof. Dhimiter Condi costituiscono nuove testimonianze di un’antica civiltà. Infatti le ultime scoperte dimostrano con prove concrete che la storia di Butroto è molto più antica di quella che conosciamo. Infine, non è da trascurare il nord Albania, infatti nel mese di maggio di quest’anno un gruppo di archeologi albanesi in collaborazione con colleghi polacchi hanno avviato una serie di studi archeologici nella città di Alessio, dopo un’interruzione di circa 30 anni. Essi si sono concentrati principalmente in due zone: sotto il castello di Rozafa, accanto al fiume Drina e nei cortili del antico castello, in cui si ritrovano resti archeologici appartenenti a diversi periodi storici: a quello ottomano, veneziano, medievale, per poi arrivare all’antichità illira ed oltre.

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