28 Marzo 2011. Quattordici anni dalla strage del canale di Otranto, che ha causato 108 vittime disperse in mare. 108 padri di famiglia, madri, figli di qualcuno. Vite umane che attraversavano il mare alla ricerca di una vita migliore per se e per il loro cari. E’ stata archiviata come una fatalità, una tragedia del mare causata dall’imperizia di chi era al timone del piccolo naviglio stracarico di albanesi che cercava di aggiungere le coste pugliesi. Ma l’affondamento della Kater I Rades resterà invece impressa nella mente di tutti noi, non solo nelle coscienze dei parenti delle vittime (81 i corpi senza vita recuperati), come un’altra strage di Stato, attuata con cinismo e determinazione da una nave della Marina militare, la Sibilla, in ossequio ad una regola folle e deprecata dalla stessa Unione europea, una norma voluta dall’allora governo di centro-sinistra (premier Romano Prodi) per arginare l’immigrazione clandestina di migliaia di albanesi, oltretutto in fuga da una guerra civile. Una norma che stabiliva il blocco militare dell’Adriatico, in aperta violazione di qualsiasi convenzione internazionale.