Un Italiano a Tirana

We Can Say No!

Ho impiegato qualche giorno per cercare di scrivere un commento sui fatti che hanno tenuto l’Albania -e non solo lei- in pensiero per quattro giorni sul tema dello smaltimento delle armi chimiche siriane.

Ho cercato di trovare parole importanti che potessero descrivere quello che è successo in questi giorni, ho cercato di trovare a modo mio anche una chiave di lettura politica, ho provato e ho cancellato. Niente commenti di ordine politico.

La cosa più semplice da fare è esprimere il mio pensiero nella maniera più semplice e forse disarmante che ho.

Fare in pratica la stessa cosa che l’Associazione Ambientalista ma soprattutto gli studenti hanno fatto. Riunirsi per una protesta civile e unità al di fuori di qualsiasi schieramento politico. Così Tirana e l’Albania hanno detto “NO“.

manifestazione_tirana

Un “NO” sentito, maturo, un “NO” perché la coscienza ha vinto sopra ogni altra cosa, sopra ogni tentativo di svilire in questioni politiche questo momento.

Questi ragazzi li ho incontrati, tutti. Tutti perché ho trascorso anche io in mezzo a loro diverse ore delle mie giornate davanti alla sede del governo, io che non capivo nulla dei discorsi che facevano, io che capivo solo leggendo i vari cartelli, io che mi sentivo coinvolto e partecipe, io che in quel momento mi sono sentito e mi hanno fatto sentire a casa mia.

La sera poi mi confrontavo con gli amici Italiani e tutti inizialmente mi chiedevano se ero impazzito. Ma come mi dicevano “tu che non ho mai partecipato a nessuna manifestazione in casa tua e che spieghi a noi il perché bisogna farsi sentire”, ed io che mi incazzavo con loro dicendo che non capivano la gravità del fatto, per poi scoprire che molti di loro a Milano ci sono passati e fermati davanti al gruppo di cittadini albanesi che anche lì si sono fatti sentire e vedere.

Non entro nel merito dei cinque punti proposti dagli Usa, magari lo farò tra qualche giorno, giusto per sfogare un po’ di rabbia che mi è rimasta nel leggerli.

Oggi voglio solo ringraziare i “ragazzi dello JO“, come li chiamo io. Ragazzi che hanno saputo creare un movimento di sostegno e non di spaccatura con il Primo Ministro, gente che ha manifestato a favore della propria terra e non di un gruppo politico e bene hanno fatto a cacciare i politici che come falchi volevano impossessarsi della situazione.

Gli stessi politici che hanno fatto e lasciato il paese in queste condizioni e con tanta roba da smaltire che metà basta! Senza vergogna e senza ritegno volevano esserne i paladini.

I giorni scorsi secondo me è successa una cosa straordinaria: “Questo Paese si deve svegliare, e svegliare chi decide: la politica.”

La prima volta è stata fatta con le recenti elezioni politiche, qualche giorno fa con la decisione sulle armi chimiche siriane ed ha anche dato dimostrazione d’essere di sostegno allo stesso governo.

Questo Paese sa di poter raggiungere i cinque punti Usa anche se con grande fatica, ma saranno traguardi sicuramente e giustamente guadagnati. Si favoriscano gli investimenti per creare moltiplicatori economici e occupazionali, attivarsi affinché sempre più investitori esteri arrivino qua.
E tutto questo è potuto accadere perché l’ondata delle manifestazioni ha investito l’intero Paese e la protesta è stata tale da orientare la decisione presa dal Premier Edi Rama.

Venerdì 15 una frase che ha fatto esplodere di gioia tutti, una frase molto vera e sentita:

“Nonostante i vantaggi che avremmo avuto da questo accordo, l’Albania oggi non può dire “SI”!

Ed io nel mio piccolo ne sono stato felice, per questo motivo vorrei con questo pensiero ringraziare tutti i “ragazzi dello JO”: avete fatto della semplicità e gioia di vivere lo schema vincente.

Grazie

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