Un Italiano a Tirana

Le armi chimiche siriane non sono un aerosol

In queste ultime settimane si sente parlare molto spesso della questione delle armi chimiche siriane, del loro smaltimento e del fatto che l’Albania sia disposta a farlo.

Personalmente questa situazione mi spaventa, mi spaventa non solo per la pericolosità del prodotto da trattare, ma molto di più il fatto che si stia pensando concretamente a questa possibilità.

Non riesco a capacitarmi, essendo l’Albania già di per sé un paese “inquinato e sporco” di suo. Discariche a cielo aperto e abusive sparse sul territorio se ne trovano da tutte le parti.

Falde acquifere inquinate da oltre 50 anni a causa di discariche a cielo aperto fatte male e senza alcun controllo reale.

Malattie e tumori in aumento negli ultimi 15 anni dovrebbero far pensare e riflettere anziché cercare di portarsi a casa altri materiali che non sono certo dei toccasana per il territorio.

Mi chiedo pertanto, come straniero ospite di questo Paese, come l’Albania possa permettersi di prendere in considerazione questo problema peraltro non suo, e valutare l’idea dello smaltimento di un potenziale enorme di armi chimiche “moderne” e pertanto devastanti.

Forse ci siamo già dimenticati della strage di Vorè? E pensare che quelle erano -semplici- armi convenzionali vecchie di oltre 40 anni, eppure il segno lo hanno lasciato, oltre i 30 morti, i 250 feriti, i 4000 evacuati.

A parte la paura psicologica che ha colpito gli abitanti, le donne, i bambini e gli anziani. Chi mai si è preoccupato di sapere come stanno? Questa che poteva essere considerata una tragedia annunciata non ha più memoria? Un semplice errore umano, dicevano gli organi di stampa.

In tutta l’Albania ci sono almeno 100.000 tonnellate di armi e munizioni ereditate dal regime comunista e ancora da disinnescare. Custodite spesso in condizioni precarie in decine di depositi sparsi in tutto il Paese, rappresentano un pericolo permanente.

Ho letto recentemente da qualche parte, che l’Albania è stato l’unico Paese a smaltire armi chimiche nel 2007, armi che erano residui di un regime altrettanto assurdo.

Grande successo, scrivono, e per questo gli viene offerto un grande privilegio: quello di portarsi a casa armi chimiche non sue, che non avendo prodotto e sotto sicuro segreto militare non conoscono.

Usa e Russia vogliono che gli agenti chimici mortali presenti in Siria escano dal Paese entro la fine dell’anno, ma ritengono che la loro distruzione slitterà di sei mesi rispetto all’obiettivo previsto di metà 2014.

Lo si legge da un rapporto, visionato dalla Reuters, che Washington e Mosca hanno consegnato all’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) questa settimana, in cui si prevede che la distruzione totale dell’arsenale chimico di Damasco avverrà entro fine 2014.

Si legge inoltre che, più probabilmente, le sostanze tossiche verranno smaltite in Albania sotto la guida del Belgio o della Francia.

Neanche la Russia rimarrà in disparte, Mosca può stanziare a questi scopi attorno a 2 milioni di dollari.(poco più di 1,75 USD per abitante, così, una mia considerazione)

Leggo inoltre il chimico Bjorn Arne Johnson, che da oltre 30 anni si occupa dei problemi relativi alle armi chimiche; egli dichiara:

“Recentemente l’Albania ha smaltito armi chimiche. Il processo è stato portato a termine con successo. Per questo motivo è il pretendente più probabile tra tutti gli altri Paesi. Ovviamente, possono essere anche altri Paesi, più preparati e con un’infrastruttura più sviluppata. Ciò è certamente pericoloso, ma penso che la sicurezza sarà controllata. Conosciamo per giunta le relative procedure. Se ci sono posti dove non è pericoloso farlo, non dobbiamo temerlo. Ciò non è così complesso come ci sembrava all’inizio.”

In sostanza Mr. Bjorn dichiara delle cose che dovrebbero far pensare molto:
a) l’Albania potrebbe, in virtù del fatto che ha smaltito armi chimiche (sicuramente non di questa portata e quantità), essere il pretendente più probabile. Ma chi glielo ha mai chiesto? Non è più corretto dire che se ciò accadrà è perché le verrà imposto da Washington? Di solito USA docent!!! )
b) Che sicuramente vi sono altri Paesi più preparati e con infrastrutture più sviluppate. (che lo facciano loro no? Magari proprio quei Paesi che hanno fornito tecnologie e macchinari per la loro produzione… Usa e Russia non ne sanno proprio nulla?)
c) Che tutto ciò è sicuramente pericoloso, ma non poi così pericoloso in fondo (se non è pericoloso perché non te le smaltisci in casa tua, magari nell’orto?!)
d) Che crede e pensa forse che un’operazione del genere verrà controllata (sarebbe come dire che è un qualche cosa in più e forse verrà controllata)
e) Addirittura si conoscono le procedure (quasi fosse un accessorio, “addirittura” si conoscono le procedure, serve una “standing ovation” qua!)
f) Se ci sono posti sicuri non è pericoloso farlo, tutto è più semplice (questo è un dettaglio no?)

Con questo mio pensiero cerco di legittimare le preoccupazioni che coinvolgono tutti e credo che tutti abbiano il diritto di esprimere il loro pensiero visto che si tratta di cosa di non poco conto.

Credo inoltre che queste operazioni, com’è giusto che sia, saranno sicuramente protette da segreti militari che si arrogheranno il diritto di non fornire dati e spiegazioni veritiere e corrette all’opinione pubblica.

In Albania c’è una legge ben chiara e precisa che vieta l’importazione di rifiuti tossici nocivi e credo che basti per dare risposte a chi insiste perché tutto ciò avvenga in questo Paese, e tutto ciò forse o quasi sicuramente per un pugno di milioni di euro o dollari che siano.

Qua vi sono ben altre problematiche da affrontare e velocemente, problematiche legate alla sanità, al lavoro giovanile, alla scuola e università, all’assistenza sociale, allo sport e alle infrastrutture che mancano ancora.

Lasciamo agli altri, ai produttori, a chi se le è costruite smaltirsele. In casi del genere comunque e in un Paese che si dichiara veramente democratico la decisione spetterebbe al popolo sovrano o sbaglio?

Nel frattempo AKIP (Alleanza contro l’importazione di rifiuti) sta organizzando una protesta per domani

Argomenti
Visualizza tutto

commenti su “Le armi chimiche siriane non sono un aerosol”

Potrebbe interessarti anche