Era un caldissimo pomeriggio di un Venerdì di giugno, quando io e Antonio (Caiazza) partimmo da Trieste con i potenti mezzi di Trenitalia; dopo avere fatto il test di resistenza termica sui vari vagoni disponibili (dovevamo solo decidere se volevamo morire di caldo oppure di freddo), ci sistemiamo finalmente in una vettura “clima-intermedio-umano”, e ci prepariamo ad affrontare questo “viaggetto” dagli estremi confini della Patria, che in questo caso sono “estremi “ nel senso che – per andare semplicemente a Modena - ti ci vogliono dalle 5 alle 6 ore...., scioperi e interruzioni sul binario a parte...
Il viaggio avrebbe dovuto servirmi - a parte il transfer, ovviamente – per leggere il libro “Terremoto a Tirana” (400 pagine...), di Serena Luciani, che poi avrei dovuto “moderare” nella sessione pomeridiana dell'indomani; in realtà lei me lo aveva fatto spedire da tempo, ma in Italia, ormai, oltre alle Ferrovie, non funzionano nemmeno le Poste e – come dicono quelli-che-non-sanno-cosa-dire - “quant'altro”. Però, quando c'era Lui......
L'operazione lettura, ancorché si trattasse di un libro molto interessante e simpatico, e che, oltre a tutto, mi faceva rivivere luoghi e sensazioni molto simili (contingenza temporale a parte) a quelle vissute personalmente nei miei due ultimi anni “tiranesi”, si rivelò molto ardua: tra un colpo di sonno (uno ogni 5 minuti...), e la tentazione di parlare comunque con Antonio, della tante cose che abbiamo in cantiere.... (pure lui doveva leggere non so cosa), alla fine arrivai a pagina 150, riproponendomi che avrei letto le altre 250, la sera, prima di dormire. Non sapevo delle folli notti modenesi.....
Stavamo entrando nella stazione di Modena, a bordo di una “superba” Frecciargento, quando una ragazza molto carina e simpatica ci apostrofa senza alcuna remora “Ma voi siete di Albania News?” Sono rimasto piacevolmente sorpreso, anche perché solitamente mi sento dire “Ma sai che non sembri proprio un italiano....?”, ed io mica mi offendo, come fanno certi albanesi....
Devo ammettere che, sin dall'inizio del progetto “Porti Cittadini”, non avevo avuto dubbi, ma è stato quello il vero momento in cui ho capito che non solo si trattava veramente di una cosa seria, ma anche di quelle cose che poi “ti rimangono”. E le due giornate seguenti non hanno che confermato questa prima, epidermica, sensazione.
Per la cronaca e per la Storia, la ragazza era Migena (Proi). Alla stazione, ospitalità albanese, ci ricevevano Darien ed Alban, che, dopo averci accompagnati all'albergo, correvano via preoccupatissimi al Centro Congressi a verificare le ultime (??) cosette per l'indomani.
Dopo la “rinfrescatina” d'obbligo, conosciamo finalmente (di persona) Olti con la sua Geralda, e Manfred, e quindi, assieme ad Olimpia (Gargano), giunta dal profondo Nord-Ovest, dopo una breve e simpatica passeggiata nel centro storico (non credevo che Modena fosse così bella...), arriviamo in pizzeria, che ci sembra di essere tutti in famiglia, soprattutto Olimpia, che, avendo scoperto di essere paesana del “pronario” , riusciva a farsi tirare fuori una bottiglia di quello buono (l'olio....). Una volta si faceva così per la grappa od il “fragolino” clandestini, ma – ora che “clandestino” è una brutta parola....(o tempora o mores!)
Dopo la pizza, altra passeggiata, e siamo finiti a “tirar tardi” al bar dei Giardini Ducali, cercando di ubriacarci, se non di analcoolici alla frutta, almeno di storia albanese più o meno remota, infine scoprendo che a Modena, se dai la mancia alla cameriera, questa quasi si offende e quanto meno diventa tutta rossa, oggi che le ragazze non arrossiscono più...
In albergo, dovrei leggere le ultime 250 pagine di “Terremoto a Tirana”; sono le due di notte, e la sveglia è già sulle 0630; mi dico: non ce la farò mai! Poi penso: ma io, una volta, ero furbo! Devo solo cercare il giorno in cui sfondarono il cancello dell'Ambasciata.... E fu così che mi addormentai. Per fortuna la sveglia funzionò, e dopo due docce “tipo-Sigurimi”, fresco come una rosa, riesco finalmente a trovare la pagina “topica”.

[foto di gruppo]
Il giorno dopo si comincia con l'ufficialità, e conosco di persona tanti altri amici che fino ad allora erano rimasti solo delle entità virtuali, compresa la felice constatazione che il Prof. Giovanni Armillotta “esiste veramente!”
Non per me, che ne avevo già avuto l'onore e la fortuna, ma per molti altri, la vera rivelazione è stato “toccare con mano” Visar Zhiti, e vedere che, oltre ad un mito, è anche e soprattutto un uomo fatto di pasta vera; se fossimo stati a Lecce, avrei detto di pasta di mandorle.....
Ma conosco anche persone nuove, tutte estremamente interessanti, e dietro le quali esiste tutto un mondo di attività preziose e meritorie, ma, soprattutto, vere sin dal primo giorno, ed anche qualcuna che, per “troppità”, non ti sembra neanche vera. Altre amicizie si percepiscono appena, “on air”, ma si svilupperanno in seguito; potenza della tecnologia!
Dell'ufficialità dei lavori non è questa la sede per parlare, ma di alcune sfumature sì, tipo la passione che si accendeva sul dibattito “in albanese SI” - “in albanese NO” - “in tutte due lingue”, che poteva sembrare una mera discussione di lana caprina, mentre invece nascondeva il nocciolo (i noccioli...) del problema. Ma dalla platea potevi anche vedere (se sapevi cogliere), ad esempio, tutta l'apprensione di Olti, preoccupato che tutto andasse al suo posto, coadiuvato dalla sua dolce metà che – essendo albanese e pure piccolina – sarà stata anche “metà”, ma per dolcezza e premura valeva il doppio.
Il buffet-break serviva – oltre che a smorzare, e molto gradevolmente – i “morsicini”
dell'appetito (non parliamo di fame....) - per socializzare ulteriormente, con tanti nuovi-vecchi amici, scambio di notizie, informazioni, “carte de visite”, “scusa, li ho finiti” (un classico...), “scrivi qui, su questo giornale.....”

[con i Peppa Marriti Band]
Lo “schedule” in realtà, era stato congegnato in modo che fosse possibile – prima della sessione serale - un rientro in albergo “per rinfrescarsi”, e più volte qualche amico auto-munito mi aveva offerto un passaggio, ma, poi, per quanto fossi un “fan della siesta”, ho concluso che mai si sarebbe più presentata l'occasione di discorrere con tanti amici, e tanti in una volta sola, ed ho resistito ad oltranza.
Ad esempio quel Pietro (Tafuni), che in Albania si occupa di grande distribuzione alimentare, venuto direttamente da San Benedetto del Tronto (passando per Tirana) , che mi aveva promesso delle bottiglie di Birra Cor?a, ed ha voluto essere di parola.
Grazie, Pietro, erano buonissime!
Ma conosco anche Herald Qyqja, Presidente di RadioInCorso (la web radio dell'Università di Trieste), nonché rappresentante della ASAT (Associazione Studenti Albanesi dell’Università di Trieste) e, con il quale già parliamo di quello che dobbiamo fare quando torniamo a Trieste. Ed ancora, Anila Kadija, direttrice della scuola Scanderbeg di Parma. E poi rivedo anche Ida Xoxa, che il destino (un ingorgo stradale come solo a Roma...) ha voluto farmi mancare come reporter della mia “promovimi” romana del 27 maggio, ma che poi è stata ben molto “rimpiazzata” da Olimpia, albanese d'adozione..
Un banchetto – reception esibiva depliant e stampa varia, nonché libri italo-albanesi, tra cui, freschissimo di stampa, il durissimo ma bellissimo libro “Solo andata, grazie”, di Darien Levani.
La sessione serale , nella quale ero direttamente coinvolto in qualità di moderatore, è filata via senza intoppi che non fossero superabili, e togliendomi definitivamente da quella sindrome dell’io-speriamo-che-me-la cavo, che, anche e soprattutto in età avanzata, è più piacevole ed adrenalinica che mai.
Se problema ho avuto, è stato quello di riuscire a chiudere la fase “eventuali domande”, in tempo utile, mentre dal backstage più volte mi veniva tirata la giacchetta perché c'era ancora l'intervento dello “sponsor”, e guai se avessimo scontentato lui.... (mi pare giusto). Però ero già felice, perché avevamo evitato l'imbarazzante situazione di quando “eventuali domande” non ci sono proprio (anche se mi ero opportunamente cautelato con un “compare”….).
Alla fine, foto per tutti, singoli, coppie (di fatto, ovviamente), a gruppo, a squadra di calcio (accosciati ed in piedi, per non dire alti e bassi), e poi, “questa va su Anews”, “questa su Facebook, posso ? “ “noooo, ci sono troppe-donne-troppo-belle, meglio di no!”, poi via tutti a cambiarsi in abbigliamento stile “Woodstock” , perché, di lì' a poco ci sarebbe stato il concerto di musica arbereshe e albanese, anche se, per quanto siano stati bravi e gradevoli i Peppa Maritti Band, mi è (ci è) dispiaciuto moltissimo il forfait di Linda Rukaj (rimasta a Tirana per banali problemi di visto); se non ci fosse stato da piangere, ti sarebbe venuto da pensare che la perfettissima organizzazione di Porti Cittadini aveva organizzato anche questo, per far “toccare con mano” il problema dei visti.Scherzo, ovviamente, mi è scappata così, scusate! Invece è stato un vero dispiacere. Avevo conosciuto Linda sul web, semplicemente come “una che doveva venire a Modena da Tirana”, perché avevo bisogno che qualcuno mi facesse da corriere per un pacchettino urgente; solo poi ho scoperto che si trattava di una cantante molto brava ed affermata, in Albania, e mi è dispiaciuto molto non averla potuta vedere ed ascoltare.
Anche lì, foto in ogni posa possibile (ma dove sono finite?); tutto intorno, da un buffet automontato, effluvii balcanici e non, ed un pubblico veramente eterogeneo ed interetnico, che mi ha aperto più di una finestra. Dopotutto, ero venuto a Modena per capire!
Mentre i Peppa Marriti suonavano, venivo riconosciuto da Anton Lesaj, con il quale anni fa – sul web - ci eravamo scambiati opinioni abbastanza divergenti su temi ancora scottanti di storia italo-albanese, ed abbiamo ripreso la discussione, a lungo e ad alta voce, ma non perché ci arrabbiavamo, ma solo per superare i decibel della Band; alla fine ci siamo incontrati (poco), e abbracciati (tanto)
E poi con Giti Gjini, con cui abbiamo discusso a lungo di vecchie famiglie di Scutari, che è un po' la mia città dell'anima, anche perché non ci ho mai vissuto..., ma ho avuto la sfrontatezza di scriverci sopra un libro ed intitolarlo “Nje histori shkodrane”.
Anche la seconda sera è finita a “tirar tardi”, nel meno magico, ma egualmente simpatico, saloncino-bar del nostro albergo: eravamo praticamente gli stessi del “desk” della sessione serale, e lì – grazie all'alcool della tonic water - è venuto fuori quello che prima non si poteva......, e Serena Luciani ci ha raccontato altre 400 pagine della sua vita.
A Modena era la notte del MAK ? 100; piano piano, rientravano in albergo famigliari in abito da sera (su qualcuna, meglio sorvolare....), Allievi dell'Accademia e fidanzate. Anche se io l'Accademia la ho fatta a Livorno, non ho potuto non riandare – con la mente – al mio Mak ?; molte cose erano cambiate, dai miei tempi: non solo non c'erano le Allieve femmine, ma, soprattutto, non ti potevi portare in camera la fidanzata. Il codazzo di parenti, allora, serviva anche a quello...
Quando il rientro degli accademisti è sembrato esaurirsi, dalla “hall” sono arrivati quei segnali impalpabili che ti fanno capire che sarebbe meglio ritirarsi, e così fu.
La mattina, ultima tavolata, sempre più allargata, di caffè e cornetti, con quelli che venivano per il saluto dell'ultimo minuto, e poiché a nessuno scappava il treno, una volta tanto, abbiamo preso il kafe all'albanese (due ore e un quarto......).
Molto controvoglia, ci avviamo verso la stazione; un'altra vecchia-nuova amica, Rita (Calebotta), albanese-italiana-dalmata-croata-non-so, ma certamente tutta albanese nel senso dell'ospitalità, ci ha voluto accompagnare fino alla stazione.
E così il viaggio è finito come era cominciato, amicizia door-to-door. Stavo quasi per dire train-to-train, ma poi mi sono accorto che sarebbe stata una c......
Il viaggio di ritorno, come scrive Antonio (Caiazza) nel suo “In alto mare”, è stato più mesto, come quando torni dall'Albania......
Spirito di Modena. Balsamico, of course!
PS – Io ho cercato di citare tutti gli amici incontrati/conosciuti a Modena; di qualcuno non ho fatto il nome, ma, tra le righe, c'è...., eppure temo ancora di aver potuto commettere qualche dimenticanza. Eravamo veramente tanti!