Riflessioni sulla situazione identitaria in Albania

impasse

La questione identitaria albanese odierna è strettamente legata alla storia dell’Albania e ai fenomeni sociali che l’hanno maggiormente caratterizzata. In particolar modo l’esperienza della dittatura comunista, protratta per più di 40 anni, e la conseguente migrazione massiccia avvenuta nei primi anni ’90, hanno segnato nel profondo la società albanese.

Soprattutto quest’ultima ha plasmato gli assetti della società, che si è vista privare della fetta più attiva della popolazione. In questo contesto è facile immaginare un’Albania in continuo mutamento e il caos identitario presente non deve quindi stupire.

Nella società albanese esiste un grande divario tra chi ha scelto di emigrare e chi di rimanere. I migranti, seppur con enormi difficoltà, hanno avuto la possibilità di conoscere mondi culturali differenti e la loro visione della vita è fortemente influenzata dalla loro esperienza di migrazione.

Al contrario, chi non ha mai lasciato il paese, è rimasto spesso ancorato a vecchi schemi socio-politici che cozzano profondamente con le idee sostenute dai migranti. L’Albania di oggi quindi sta vivendo un periodo di impasse, in cui la forte spinta innovativa voluta soprattutto dai giovani e dai migranti è ostacolata dalla vecchia classe dirigente e da chi è rimasto legato a una visione del mondo ancorata al passato.

In questo confuso contesto manifestazioni proprie di una società libera e moderna convivono insieme a censure e oppressioni. Le istituzioni albanesi sembrano non essere in grado di favorire e incentivare quella coesione sociale indispensabile alla creazione di una identità stabile, seppure in continuo movimento, che permetterebbe all’Albania di portare avanti una serie di aggiustamenti necessari alla formazione di uno stato moderno e competitivo.

All’interno di questo processo formativo giocano un ruolo importante i migranti di ritorno che, inconsapevolmente, si fanno portatori di modelli sociali legati alla loro esperienza migratoria e adattabili al contesto albanese e che posseggono un potenziale innovativo in grado di guidare il paese.

A questa ondata cosmopolita e internazionalista si oppone un forte nazionalismo alimentato, in maggior misura, dalla diffusa convinzione che i miti di fondazione albanesi corrispondano a verità storica.

Questi miti eziologici, che dopo il loro abbandono nei primi anni ’90, da circa un decennio stanno riprendendo vigore e consenso tra la popolazione, vengono presentati come storicamente attendibili anche da insegnanti e personaggi di rilievo.

Si tratta invece, il più delle volte, di autentiche mistificazioni storiche che vedono nel nazionalismo e nella chiusura culturale valori positivi. Da qualche tempo diversi esperti in materia hanno deciso di far sentire la propria voce, partecipando anche a programmi televisivi, per cercare di fare chiarezza sul tema.

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