Due in particolare: Frrok Çupi e Aleksander Frangaj. E il collega che si sarebbe meritato calci e pugni è Mero Baze. La sera del 2 novembre Baze, direttore ed editore del quotidiano Tema, è finito in ospedale per le violenti percosse che ha subìto in un locale della capitale, secondo la sua ricostruzione dei fatti, da parte del milionario Rezart Taçi, proprietario di Taçi Oil, e dei suoi bodyguard. La notizia è stata ignorata dalla stragrande maggioranza dei quotidiani di Tirana perché Taçi è uno dei pubblicitari più attivi in Albania e le redazioni hanno preferito voltare la testa dall’altra parte e far finta di niente.
Al fiume di condanne che si è versato nei giorni dopo l’aggressione si è unito anche il Premier Sali Berisha. La sera del giovedì scorso, invece, viste le reazioni, due noti programmi televisivi di approfondimento - “Top Story” su Top Channel e “Opinion” su TvKlan - hanno deciso di affrontare il tema della libertà di stampa in Albania.
Uno degli invitati nello studio di “Top Story” era Frrok Çupi. Nello studio di “Opinion”, invece, c’era Aleksander Frangaj, proprietario e direttore della rete. Anche se non ha usato esattamente queste parole, Cupi ha suggerito che Mero Baze, da giornalista rompiscatole qual’è, se la fosse quasi cercata. Dall’altra parte, Frangaj sosteneva che, anzi, sarebbe giusto picchiarlo “quando il giornalista esagera”.
Il lettore albanese molto probabilmente conoscerà bene questi due nomi. Frrok Çupi è stato il primo direttore del primo quotidiano indipendente dell’Albania post comunista: Rilindja Demokratike, poi diventato organo del Pd. Dopo un po’ lasciò l’incarico in seguito ad alcuni scontri con il leader democratico Berisha. Frangaj, invece, è stato prima giornalista poi direttore del quotidiano Koha Jone , unico vero oppositore di Berisha negli anni ’94-’97, allora Presidente della Repubblica, e per questo picchiato e finito diverse volte dietro le sbarre.
Nonostante entrambi ultimamente stanno vivendo una secondo luna di miele con Berisha e i democratici al governo, forse è anche per il loro passato che stupisce maggiormente come queste idee vengano da due giornalisti che la soppressione della libertà di stampa l’hanno vissuta sulla loro pelle.
Si può non essere d’accordo con Mero Baze e il suo modo di lavorare: personalmente spesso e volentieri non lo sono. Ma qui la questione è un’altra. Un giornalista porta all’attenzione pubblica alcuni documenti, che chiama fatti, sulla base dei quali sostiene che Rezart Taçi abbia evaso il fisco, in collaborazione con esponenti del governo.
In un Paese civile - come l’Albania pretende di essere - quando qualcuno pensa che un giornalista abbia dichiarato il falso, si rivolge alla magistratura per avere giustizia. Perché fino ad ora il signor Taçi non lo ha fatto? E perché la magistratura, organo almeno in teoria indipendente dal Governo, non ha aperto un fascicolo d’inchiesta per verificare quanto detto dal giornalista? Attualmente Taçi è sotto accusa solo per la violenza esercitata nei confronti di Baze e in una dichiarazione stampa inviata ai media italiani poco prima di arrendersi alle forze dell’ordine, ha negato di averlo picchiato.
Durante un incontro con l’Unione dei giornalisti, l’ambasciatore Usa a Tirana, John Withers, si è detto “scandalizzato dalla posizione del signor Frangaj e di alcuni vostri colleghi”. “Stento a credere ad alcune reazioni, editoriali e commenti che sembra vogliano sottintendere che Mero Baze se lo sia cercato quello che è successo con i suoi articoli provocatori, forti e premeditati”, ha detto Withers.
Ma, cosa ancora più grave, grazie al diplomatico americano abbiamo scoperto che oltre a Çupi e Frangaj, c’è anche qualcuno del Governo che la pensa nello stesso modo. “Mi sono sentito triste quando durante alcuni colloqui con alti esponenti del Governo ho trovato la stessa posizione”, ha detto l’ambasciatore.
La teoria secondo la quale a volte è giusto malmenare un giornalista è abominevole. Ma è ancora più intollerante far finta di niente davanti ad essa, chiunque siano i suoi sostenitori. Sabato circa 135 giornalisti albanesi hanno firmato una petizione dove chiedono una legge per la stampa dagli standard europei. E’ ora che reagisca anche il resto della società albanese, se davvero si sente parte della famiglia europea e dei valori occidentali.