COM_JFBCONNECT_LOGIN_POPUP

ALBANIA NEWS

Switch to desktop Register Login

Governo, cittadinanza. Lo Stato dell’arte

Era metà novembre e poche ore passavano in Italia dall'insediamento del nuovo governo tecnico. In un'atmosfera di trasformazione le dichiarazioni di Napolitano in materia di cittadinanza sembravano dipingere preventivamente un nuovo clima.
Un volto umano doveva mascherare il rigore tecnico e la concomitanza di tali affermazioni al vivo della campagna "l’Italia sono anch’io" pareva scardinare un tabù della politica italiana: lo straniero e il suo involucro sia legale che semiotico.

A fronte di un'abnorme deficit giuridico, con un milione o quasi di stranieri minorenni residenti (580 mila dei quali nati in Italia) una spinta per un superamento del "diritto di sangue" sarebbe stata vissuta quasi come una rivoluzione. Non a caso le dichiarazioni di Napolitano che ventilavano l'ipotetico passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli si rivelavano "di rottura". Nonostante riconoscessero l'evidente: l'inevitabilità di un allargamento della cittadinanza non tanto ai nuovi venuti (come sarebbe auspicabile), quanto ai nuovi nati, tali affermazioni sulla bocca del capo dello Stato avrebbero dovuto tracciare il solco. Un piccolo precedente, su tali argomenti, potrebbe risalire al 2003 quando Fini si dichiarò improvvisamente favorevole alla concessione del voto agli immigrati, dichiarazione altrettanto "di rottura" se letta come corollario di un pacchetto di leggi sull'immigrazione che portavano direttamente il suo nome.

Oggi, al di là delle dichiarazioni, nulla è ancora certo se non i quattro mesi trascorsi dall'insediamento del nuovo governo.

Quando il tempo sfugge diventa importante la memoria e per questo luglio (salvo miracoli) potremmo tranquillamente "festeggiare" i dieci anni della famigerata Bossi-Fini (2002) legge che, nonostante le dichiarazioni, continua a produrre clandestinità e marginalizzazione. Poco è stato tanto funzionale all'Italietta recente quanto questa legge e lo sdegno per il suo carico di razzismo istituzionale malcelato è stato presto archiviato come banale prassi di un paese che fatica a cambiare. Sorta in parziale modifica alla Turco-Napolitano in un clima islamofobico e di insicurezza verso lo straniero, creata ad arte tra le pagine della cronaca locale e gli accenti dei servizi televisivi, essa è un concentrato di leghismo e di retorica civil-securitaria. La sua funzione, che andrà ad agire in maniera proporzionale alla crisi economica, è quella di scomporre il corpo sociale per produrre marginalità, ridurre il potere di contrattualità sociale di una discreta fascia di popolazione attraverso il ricatto di un permesso di soggiorno ed infine di individuare nell'ultimo il colpevole sul quale scaricare il peso di una società palesemente in crisi.

Nulla di meno funzionale nell'Italia marchiata 2012 dove maggiore precarietà nel lavoro e nell’esistenza si traducono nella spoliazione necessaria al mantenimento del profitto. Marchionne docet.

Personalmente riguardo alla Bossi-Fini ho sempre provato un sentimento di duplice repulsione. Se da un lato la legge presentava una facciata cattivista e di retorica della sicurezza dall'altro di fatto la sospendeva affondando la sua maniacale legalità nell'oscurità dei suoi interstizi e delle sue applicazioni. La sua vera essenza si trasformava quindi in favore di un vero e proprio mercato delle anime che alloggiava nelle maglie stesse della legge come se tra legge e raggiro esistesse un'incestuosa relazione.

Emblema dell'ingranaggio fu la sanatoria truffa del 2009 che interessò circa 50.000 persone, 20.000 delle quali esposte a un vero e proprio racket per la regolarizzazione della propria posizione. Ndrangheta e Casalesi alla finestra. Il serbatoio della clandestinità si è rivelato una manna per la Repubblica del Bunga Bunga, famelica di servitori a basso costo. Scomparsa questa nulla suggerisce però un cambio di rotta. La domanda di asserviti non conosce mai crisi.

Charles Tilly analizzando alcuni aspetti dell'attività statuaria propone una metafora azzeccatissima alla situazione. Nella teoria la protezione sarebbe la più tipica delle attività di un governo; ma in questa parola percepiamo una duplice tonalità:

L'immagine evocata in noi dalla parola protezione dipende essenzialmente da come valutiamo la realtà e la natura esterna o interna della minaccia. Uno che genera la condizione di pericolo e contemporaneamente offre, a pagamento, difesa da quello stesso pericolo ci appare come il membro di un raket. Uno che si offre di difenderci da un pericolo reale senza essere il responsabile del pericolo stesso ci appare come un legittimo protettore, specialmente se chiede un prezzo inferiore a quello dei suoi concorrenti. L'offerta migliore è quella di chi ti propone una economica ed efficace difesa, sia dal racket locale che da possibili bande eserne.....

La protezione offerta dal governo ai propri cittadini si configura come un'azione di raket nella misura in cui le minacce che pretende di eliminare sono inesistenti o sono il frutto dell'azione stessa del governo.... C'è naturalmente una differenza; ai membri del racket, per definizione, manca l'aureola di sacralità che circonda l'azione statale. [Tilly, 1985]

Bisogna ricordare a questo punto che per un certo verso il razzismo, prima ancora di essere inteso come una convinzione preconcetta, è un potentissimo strumento di governamentalità e la maniera con cui si tratta il lavoro migrante può essere considerata la cartina tornasole delle politiche di un governo.
Qualche novità in questo frangente comincia a intravedersi e gli annunci parlano di un allungamento dei permessi di soggiorno. Ciò che è certo per ora è il balzello del duo Tremonti- Maroni, lascito leghista (e definitivamente mantenuto dal nuovo governo) sulla pelle dei migranti attivo dal 30 gennaio. Da 80 a 200 euro per un permesso di soggiorno.

L'esercizio della cittadinanza può attendere per un mondo che produce più servitù consumatrici che cittadini e le scusanti ci sarebbero visto che siamo in preda di raid economico-finanziari di ogni tipo.

Le sole dichiarazioni, per quanto piacevoli, non incidono sulla realtà quotidiana. Ascoltarle tuttavia risulta sempre un ottimo esercizio. Strano però come, a distanza di mesi, gli accenti si discostino un tantino dalle famose parole di Napolitano. Esempio valido è sicuramente quello della ministra Cancellieri che in un recente dibattito sullo ius soli ha espresso qualche perplessità sull'ipotesi di garantire la cittadinanza ai figli degli immigrati, la quale al contrario dovrebbe derivare da un vago "insieme di fattori". Politichese a parte, sulla stessa linea Andrea Riccardi che propone una via di mezzo tra ius soli e ius sanguinis fondata su un oggetto non meglio identificato quale il l'italianità culturale. Non esattamente ciò che sostiene "l'Italia sono anch'io" nè la rete "Primo Marzo" che anche quest'anno scenderà in piazza per l'abrogazione della Bossi-Fini.
Come dire si è ancora in attesa.

Tilly Chaeles, War Making and State Making as Organized Crime, Cambridge University Press, Cambridge (1985)

Copyright © 2012 Albania News - Registrato al Tribunale di Modena al numero 1973 del 30-09-2009

Top Versione Desktop