Il termine "pretendente al trono" mi era sembrato il più adeguato, ma durante il Consiglio dei Ministri, Berisha lo ha chiamato "Il re degli albanesi".
E' uno di quei momenti in qui si scopre che la massa e davvero ignorante. Gli albanesi non avevano mai capito di essere stati ancora una volta unici, di avere avuto nello stesso tempo, non solo il Presidente della Repubblica ma anche il re. Prima si era pensato che fosse stato un lapsus di Berisha, come capita alla gente in preda alla commozione, ma poi si è scoperto che Berisha era stato sereno. Tanto da proclamare un giorno di lutto, istituendo una commissione per gestire i funerali di stato, dove a capo ci sarà niente di meno che il vice premier affiancato da vari ministri.
E ci saranno le bandiere a mezza asta, quel minuto di silenzio e la musica funebre trasmessa dalla radio e la TV di stato. E siccome Berisha è anche il mio Presidente del Consiglio dovrei correggermi: "La sua altezza e morto". "Requiescat in pace! come tutti gli altri" verrebbe da dire. Ma non sarà così, perché involontariamente Leka Zogu è finito in quel mercato delle anime e delle ossa, messo in piedi da Berisha per guadagnare consensi. La logica è la stessa dell'indulgenza plenaria di Papa Leone X, ma nell'officina di Berisha si creano patrioti, in base ai numeri dei nostalgici che circondano ciascuna figura e che Berisha renderà immortale davanti agli occhi degli albanesi.
Ma per capire tutto ciò bisognerebbe spiegare, per lo meno agli italiani, il percorso della monarchia albanese, almeno della dinastia dei Zog. Non ci vuole tanto perché è una monarchia giovane, finita altrettanto giovane.
Il padre del Leka Zogu (Ahmet Zogu) fu proclamato re (autoproclamato) nel 1928, quando l'assemblea costituente decise di compiere un passo regressivo, dalla repubblica alla monarchia. Naturalmente tutto ciò avvenne dopo accurati studi e ricerche fatti dagli storici dei tempi, sulle vere o presunte radici di nobiltà della stessa famiglia. Durante la repubblica, prima della proclamazione, Ahmet Zogu era primo ministro. L'esperienza del re Zog durò meno di 11 anni, perché il 7 aprile 1939 gli italiani occuparono l'Albania, e la corona venne consegnato il 16 aprile dello stesso mese a Vittorio Emanuele III.
Le ragioni del funerale di stato
Siccome domani si svolgeranno i funerali di stato e sono in molti che si chiedono il perchè, tenterò un analisi dei contributi della famiglia reale nella storia albanese, naturalmente senza dimenticare le intenzioni di Berisha che non è più imprevedibile.
Supponiamo che Berisha sia attratto dalla moda del momento guardando lo sfarzo e lo splendore della monarchia inglese. Allora si va a paragonarla con la nostra, di monarchia. Il re Zog, durante il comunismo era stato accusato di avere venduto l'Albania agli italiani. Questo e falso, perché a Zog conveniva stare là dov'era. L'unica cosa che gli si potrebbe rinfacciare sono i debiti accumulati nei confronti degli italiani, e mai spesi per il paese.
In quanto debitore non riuscì a reagire. Ma lasciamo perdere le ipotesi e veniamo solo in quello che è successo realmente, e paragonarla non solo con la monarchia inglese ma anche con quella italiana. Durante gli attacchi della Luftwaffe, la regina madre non abbandono la popolazione e la monarchia venne premiata. Il re dell'Italia fece un ritiro "strategico" senza abbandonare il paese, e nonostante ciò la monarchia venne penalizzata, anche per altre ragioni, inerenti a scelte del passato.
Il nostro rè scelse una strada diversa. Possiamo non chiamarlo traditore come faceva Hoxha, faremo uno sforzo a non chiamare "vigliaccheria" il suo gesto di lasciare il paese in mano degli italiani, senza sparare un colpo, ma non possiamo non chiamarlo "un gesto poco nobile". Poteva anche ritirarsi nelle montagne che hanno protetto sempre gli albanesi, come fece Hoxha (scusatemi l'esempio positivo) durante" l'operazione dell'inverno", l'offensiva dei tedeschi durante l'inverno 1943-44.
Nonostante ciò, al re Amet Zogu va il merito di avere per la prima volta (almeno formalmente), rappresentato un Albania unita.
In quanto al suo figlio Leka Zogu, non avrebbe avuto ne colpe ne meriti, se non fosse stato un po' per scelte sue e un po' per le scelte di Berisha. Avrebbe fatto un buon servizio all'Albania se fosse venuto a raccontare ciò di cui eravamo all'oscuro, ma preferì pretendere ciò che non gli spettava. Altrimenti, se fosse stato così attratto dalla politica, poteva mettersi in fila come gli altri, seguendo l'esempio di Simeone II di Bulgaria che nonostante fosse stato re divenne primo ministro. Ma Leka tornò in Albania in un momento in cui il posto era occupato dalla gente di Berisha e lui non aveva nessuna intenzione di cederlo.
L'atteggiamento di Berisha verso la famiglia reale.
Leka Zogu (il re defunto di Berisha) nacque il 5 aprile 1939, due giorni prima dell'occupazione italiana. Visse un po' dappertutto nel mondo, fino al primo tentativo di ritorno in Albania nel 1993 , dopo la caduta del comunismo. In quel tempo Berisha era presidente dell'Albania e Aleksander Meksi primo ministro. Fu respinto, perché sul passaporto rilasciato dal governo albanese in esilio era riportata la professione "re dell'Albania" esattamente così come è stato chiamato da Berisha dopo la morte.
Nel '97, Berisha, messo alle strette dal fallimento della sua politica, dopo il crollo delle piramidi finanziarie, ammise il referendum, dove ciascuno esprimeva la scelta tra la repubblica o la monarchia. Un terzo attore conveniva a Berisha, piuttosto che una vittoria netta del partito socialista. Il referendum fallì, e il pretendente al trono tentò una specie di rivolta, guadagnandosi così 3 anni di condanna in contumacia, per poi ritornare più mansueto definitivamente nel 2002, dopo la proposta della maggioranza dei parlamentari. I suoi meriti sono quelli di essere nato nella terra albanese (e rimasto ben due giorni), e quella rivolta andata male, in quella già sgangherata situazione politica. Ora Berisha gli concede i funerali di stato, anzi si esprime anche sul referendum, considerando la questione "non ancora chiusa". Perché, secondo lui" furono i comunisti a manipolare i voti".
Ora capite bene, che qualunque di voi che e nato in Albania (e rimasto lì per più di tre giorni) ha più meriti. Persino Berisha merita di più, perché prima di mettersi in politica, era un medico.
Le ragioni di Berisha e i tentativi di revisionare la storia.
Se Berisha dovesse dire che tutto ciò lo stia facendo per il buon cuore non lo crederebbero nemmeno i suoi sostenitori. E allora perché?
Il 2013 pare ancora lontano e Berisha si mostra ancora sicuro di vincere, ma così non è. La crescita economica, lascerà presto il posto al peso dei debiti accumulati e la gente, in Albania e all'estero si sta istruendo a non credere più a falsi proclami. Al Sud si è visto la perdita dei consensi anche con le elezioni amministrative, e c'è qualche crepa anche al Nord. Ma là non se lo può permettere. Il caso vuole che la dinastia dei Zog venga proprio dalla zona di Mat (Nord) dove si possono ancora raccogliere consensi o perlomeno non perdere ciò che si hanno.
Il gioco e abbastanza facile. La destra albanese (quella dei tempi si intende), è alla ricerca di un posto nella storia. Uscita sconfitta malamente dal comunismo, e senza il coraggio di lamentarsi, perché durante la guerra si era schierata dalla parte sbagliata, i rampolli delle famiglie importante e qualche nostalgico, vanno alla ricerca dell'onore calpestato. Certo che i discendenti di Ismail Qemali non hanno bisogno della sua grazia, ma altre ex-casate si fanno avanti, lamentandosi della propria disgrazia, causata da Hoxha, sebbene il loro contributo sia molto dubbioso.
Semplicemente perché, in quanto casate, ognuno cercava di tirare l'acqua al proprio mulino. Di questo atteggiamento ne aveva sofferto anche Ahmet Zogu. Siccome i posti nella storia sono occupati da altri, Berisha si inventa nello stesso momento storico e dispensatore di onori, e elargisce "dignità" a piacimento, ovviamente non gratis, cercando di ridimensionare, il posto degli altri. Perché la storia è stretta.
Ridimensionare la figura di Hoxha, in questi tempi sembra facile, ma alla base del suo potere rimane il sangue dei partigiani, caduti per la liberazione. Mentre la destra, poco lungimirante se la prendeva con comodo tra tentennamenti, ritardi, ripensamenti. Cose che in tempi di pace andrebbe anche bene, ma quella volta fu fatale. La loro non presenza mise in difficoltà anche gli alleati che si esprimevano: "sparate almeno qualche colpo contro i tedeschi affinché possiamo aiutarvi". Anche coloro che lo fecero furono troppo pochi per potere trattare dopo la guerra. Ma forse non poteva andare diversamente, perché il tentativo fatto da Noli di una rivoluzione borghese fallì, e allora per guadagnare tempo non rimaneva che fare una rivoluzione che doveva riportare anche l'equità sociale. Quel "tutto in uno" non poteva essere che violento.
Gli straccioni (i partigiani) diedero molto più dei servi (mercenari delle casate), perciò la destra si deve mettere il cuore in pace e prenderne atto. Inutile chiedere elemosina da Berisha, perchè il posto nella storia non si guadagna così. Gli straccioni, che rimasero tali anche durante il comunismo, hanno reso Albania un paese pronto per chiedere di più, mentre ai tempi delle casate si chiamavano gli stranieri, per potere prevalere, una sull'altra. E magari venderne qualche pezzo.
Di questa difficoltà si è reso conto anche Berisha che non potendo essere dall'altra parte nel giorno della liberazione che per suo volere coincide con quella dell'indipendenza, ha qualche tentazione: "la vera liberazione e quella avvenuta nel 1990", cioè dal comunismo. Eh certo, è sulla stessa scia...senza sparare un colpo.
Ma per ora pensiamo ai funerali di stato e dopo: "vita lunga al re". Che sia il discendente di Zog o lo stesso Berisha. Non si sa mai.