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Indignazione made in Italy

Prima di “osservare” i fatti di Roma occorrerebbe un piccolo preambolo, occorrerebbe seguire quella lunga scia di accadimenti che ci hanno condotto all’evento globale del 15 Ottobre ragionando attraverso il filtro della risonanza, l’unico in grado di svelare quei processi e quei sincretismi in atto nelle proteste che ormai tinteggiano molti paesi del globo.
Sotto questa luce l'Italia (banalizzando con l'accetta) sembrerebbe appartenere a una diversa geografia, lontana dall'Europa e appartenente all'America del Sud. Sudamericano infatti è il potere che la governa, marcio e corrotto al di là di ogni ipotetica indignazione così come sudamericana è stata la piazza che Sabato gli si è opposta.  

Infine, prendendo come spunto Wallace e la sua storiella sull'acqua e i pesciolini, occorrerebbe anche domandarsi "cosa diavolo sia quell'acqua" nella quale siamo costretti a nuotare. Partiamo da qua magari.

Sul pullman che ci porta a Roma (solo da Modena ne partiranno 5) oltre alle varie indicazione del caso ci viene riferito che la Digos aveva preteso tutti i nominativi dei partecipanti alla manifestazione. Fatto più unico che raro che magari fa il paio con questo (ad uso e consumo della mia città).
Eravamo tanti, veramente tanti e il colpo d'occhio, arrivati al concentramento, faceva presagire una partecipazione ancora più massiccia di quelle previsioni, già ampiamente positive.

L'eterogeneità dei partecipanti oltrepassava le sigle e le bandiere, come dire "c'era di tutto" elenco vivente di quel faldone che racchiude i cahiers de doléances italiens. Si potrebbe perfino inserirli in ordine alfabetico: disabili alle prese con pesanti tagli, disoccupati senza prospettive... passiamo di fianco a uno striscione che pretende le dimissioni di Moretti (A.d. di Trenitalia) forse sono i familiari delle vittime di Viareggio, l'ennesima strage dimenticata di questo paese che pretende a suon di esercito l'alta velocità mentre lascia marcire le linee regionali, le più utilizzate.

Lo spezzone de L'Aquila non lo vediamo ma sappiamo che c'è, perchè è importante esserci, per strappare un senso alla drammaticità, fotocopia nostrana di New Oleans città abbandonata e speculazione che abbraccia il profitto istantaneo. Poco male tanto a breve si chiacchiererà solo di violenze come se queste non fossero già il nostro pane quotidiano mascherato sotto il temine "crisi" che lentamente modifica il suo significato. Per fortuna non siamo soli al mondo e dalla piazza accanto a Wall Street ci spiegano che questa "crisi" è dedicata a noi e solo a noi, al 99% della popolazione. Banalizzo, ma neanche tanto. Questioni di urgenza.      

La festa non parte anche se l'atmosfera è giocosa slogan, altoparlanti, musiche differenti in ogni "carro", su quello del Valle occupato canterà Frankie Hi Nrg... la tensione c'è, tutti sanno che qualcosa accadrà, che qualcosa deve accadere. Accadrà e nel peggiore dei modi.  

Nel mentre il pensiero e la speranza corrono alla Val Susa dove a luglio si lasciò la scelta: tre i cortei e chi voleva poteva arrivare fino al cantiere della Maddalena, non sarà così, Roma non è una valle e il corteo è unico con destinazione finale in piazza San Giovanni che difficilmente avrebbe potuto contenerci tutti, forse un terzo, forse un quarto, 300.000 o 500.000, ha poca importanza eravamo massa, e le masse spaventano, alle volte anche se stesse.   

I primi gruppetti più "indignati" si notano già al concentramento e in teoria la violenza sarebbe scattata in uno dei punti bloccati dalle forze dell'ordine per non permettere ai manifestanti di raggiungere i "centri del potere".

Non sarà così e il corteo stesso si trasformerà in una palude analoga alle terre insalubri che voleva contestare, quelle del neoliberismo pozzanghera immonda dalla quale occorre emergere.

Già in via Cavour cominciano le prime vetture in fiamme segnale che il cammino verso piazza San Giovanni sarà lungo e tortuoso.   
In zona Colosseo assistiamo alla contestazione verso un gruppetto armato di caschi e bastoni, le notizie in mezzo alla massa, arrivano per passaparola quando non è la posizione dell'elicottero della polizia a segnalarti dal cielo il punto "più caldo", il fumo va da sè quello lo si nota anche da distanza. Il panico si scatena facilmente e quando la massa corre si arretra con l'immagine dei manganelli sola nella testa anche quando di fronte non c'è nulla. In via Labicana era un'edificio quello che andava a fuoco accanto alle macchine mentre un carro dei Cobas invitava a proseguire sul bordo sinistro della via.

Il telefono concede maggiori informazioni, un'amica che aveva un banchetto in piazza San Giovanni racconta con tono preoccupato che è un macello. Più tardi  in attesa del pullman scopriremo che i lacrimogeni erano partiti prima dell'arrivo dei manifestanti e che tra idranti e caroselli dei blindati qualcuno (in questo caso una signora del comitato per l'acqua pubblica "indignata" nella misura in cui può esserlo una signora di quell'età) era stata costretta a rifugiarsi in una chiesa apertale per l'occasione da delle suore.
Scopriremo qualcuno che farfuglia su una Madonna" rubata" vicenda che solo i giornali potranno chiarirci. Scopriremo che l'Italia è ancora profondamente legata alla sua storia politca, eredità enorme quanto le tragedie che l'hanno accompagnata, scopriremo che qua da noi è come se la comune di Madrid e #occupywallsreet non fossero ancora già accadute e che quella nota nuova in questo processo di risonanza globale non l'avessimo ancora suonata.

Forse la suoneranno altri prima di noi e le prime notizie di oggi già lo sussurrano, ridotti a delinquenza tra una Sarah Scazzi e un'Amanda Knox.
Il nervosismo e la delusione sono palesi, si sfuocano le ragioni e un senso tutto da ricostruire forse è quello il vero indirizzo della politica e non le solite polemiche post-manifestazione ridotte a schemi binari più adatti ai circuiti delle macchine che alla vita degli esseri umani. Violenza/non-violenza, sconfitta/vittoria, buoni/cattivi schemi fuorvianti quanto quelli del Novecento. 

Ha forse vinto la comune di Madrid non-violenta e duratura? Ha sostituito forse un governo con un governo nel quale auspicava? No. Ma ha fatto di più ha vinto il tempo, il nostro tempo e quella è l'unica vittoria che le è stata concessa, quella di consentire a migliaia di persone di esserci, di viverla quella piazza senza vuoti asettici, simboli di partito, manuali rivoluzionari o bastoni telescopici.

E' questo forse il più grande rammarico. Il non essere riusciti a raggiungere piazza San Giovanni  perchè è questa l'unica cosa che è stata impedita Sabato al corteo, il raggiungere quella piazza.    

Le colpe sono inutili da ricercare incappucciati o polizia si trasformano in falsi soggetti in questo mondo, divise ibride sulle quali scagliare le nostre idee fallite perchè mai vissute.    

Quella piazza ci è stata negata così come il viverla ci è stato negato. Il 15 ottobre l'Italia ha visto la più grande manifestazione tra quelle realizzate in tutto il mondo affogare in un'esito catastrofico. Inutile negarselo, l'esserci non ha ancora trovato casa nel made in Italy. 

Copyright © 2012 Albania News - Registrato al Tribunale di Modena al numero 1973 del 30-09-2009

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