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ALBANIA NEWS

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BALLKAN BAZAR, o – meglio – Il Bazar dell’Armata Morta?

Il film è stato preannunciato da un buon “battage”, e mi ero ripromesso comunque di tentare di andare a vederlo, quando lo avessero proiettato nella mia città, Trieste.
Locandina del Film
Chi  però mi ha dato la spinta decisiva è stato un amico, che lo aveva visto giorni prima, il quale , sapendo che da anni sto studiando il  “Generale dell’Armata Morta” di Ismail Kadare,  mi preannunciava “insomma un "Generale…." buttato in farsa.”

Il film innesta una vicenda grottesca (e romanzata) in un fenomeno reale , ma purtroppo anch’esso grottesco: il tentativo, messo in atto da alcuni anni dai greci, attraverso la Chiesa Ortodossa, di aumentare artificiosamente le sepolture dei greci al di qua del confine, al fine di meglio caratterizzare l’etnicità greca di quelle terre. Peccato che lo vogliano fare realizzando cimiteri militari greci in terra albanese, quando si sa , e noi italiani lo sappiamo meglio di tanti altri, che il posto dove il soldato muore documenta il suo valore, il suo sacrificio, forse anche (ma non necessariamente) la bontà della sua causa, ma niente di più, e la terra straniera diventa anche sacra, ma sempre straniera è. A questo punto, la strategia dei greci mi diventa incomprensibile.

Del film, non scriverò una recensione critica, non sono un critico cinematografico. Ma mi piace registrare quanto ne diceva il giovane addetto al botteghino (evidentemente cinefilo) ad una spettatrice in fila prima di me: “un po’ ingenuo, come i primi film di Kosturica, i doppiaggi lasciano a desiderare…”.

Io però ci sono andato con altri intenti:  e cioè per vedere se e quanti e quali spunti, il regista avesse tratto dal romanzo (e dai film ad esso ispirati) di Kadare.
Il risultato è stato ampio ed abbondante, anche se lo scopo del regista non era assolutamente quello. Io direi che Il “Gjenerali ..” è talmente entrato nell’immaginario collettivo albanese, che si cade nella tentazione di rievocarlo ad ogni piè sospinto. Lo hanno fatto addirittura con il Portokalli, ed anche con un “videogame”.

La proiezione doveva avere luogo all’aperto, quindi con qualche spiraglio di luce, per cui ero pronto a fissare sulla mia “Moleskine” tutto quello che mi colpiva. Ma eravamo al già al 1° settembre (un caldo pazzesco), e soprattutto , mi dissero, domani si parte con i film di Venezia, che - per convenzione – non possono essere proiettati all’aperto. E così la proiezione si è fatta al chiuso. I miei appunto sono stati pertanto solo fissati mentalmente, disordinatamente e male, e certamente qualcosa mi sfuggirà.

Si inizia con un arrivo all’aeroporto, sempre quello di Tirana, ma…che differenza tra quello del “Gjenerali” e lo sfavillante “Nene Tereza” di oggi….

Già, il “Gjenerali”, c’è un Generale anche qui, ma è francese, ed è finito in Albania per errore, per un caso del destino. Il nostro, di “Gjenerali”, ce l’anno mandato, però il paragone va fatto con i componenti dell’Armata Morta, anch’essi finiti in Albania a causa del (loro) destino, ed, in particolare, per la salma che  affannosamente si  insegue per tutta la durata della narrazione, come quella del Colonnello Z. .

I Francesi non capitano per caso, in Albania; nella zona di Korca, c’era anche un cimitero militare francese (della Prima Guerra Mondiale). Me lo ha raccontato il famoso regista albanese Piro Milkani che, accompagnando Michel Piccoli,  recatosi in Albania per i primi sopralluoghi di quel film che poi – cacciati dall’Albania – dovettero girare in Abruzzo – gli aveva suggerito di visitare un cimitero militare francese che avrebbe potuto fare allo scopo. Ma Michel Piccoli (che interpretava il Cappellano Militare italiano) aveva avuto incarico dalla moglie di andare a trovare la tomba di un suo nonno, e non voleva mischiare il sacro con il profano. (forse sapeva già che sarebbe diventato “Papa”)..

Lo scandalo che avrebbero potuto organizzare  i francesi (nato nella mente truffaldina di un albanese) è anch’esso ipotizzato nel “Gjenerali”: il Generale tedesco (che però, indossa sempre un cappello francese, e sarà pure un errore, come mi ha confessato Luciano Tovoli, il regista del film italo-francese) racconta qualcosa del genere che era successo al suo paese.

Ci sono gli operai che si procurano ferite infette, e, nel “Gjenerali” ce n’è uno che ci muore…

C’è la moglie del prete che, vestita , stranamente, di nero, gli si avvicina, e che mi ha fatto pensare alla vecchia  Nice.., e tra me e me dico: “ci siamo!” Ma è un sogno, anzi un incubo, che il prete fa, come ha anche incubi  il “Gjenerali…”.

Invece no, devi attendere qualche minuto ancora, quando finalmente si  arriva proprio alla scena topica: la cassa, con le spoglie del Generale francese,  viene gettata ai piedi di chi la cerca, durante una lite da trattoria, che se, vogliamo, ci può ricordare la festa nuziale ed il “Gjenerali” durante il suo ballo sfrenato.
Il Papas ex-Ufficiale, ci fa venire in mente quello che Kadare racconta, non nel romanzo, ma in alcune interviste a proposito, cioè di avere visto un solo Cappellano con i gradi da generale, ma di avere poi sdoppiato le due figure per esigenze narrative. E’ invece documentato che i personaggi erano veramente due.
Il prete corrotto ed immorale, molto di più il Papas, in qualche misura il Cappellano del Gjenerali (quanto meno per il suo invaghimento della vedova del Colonnello Z.).

Naturalmente, continui scavi di sepolture, e riesumazioni di ossa, sino a misurare i cranii con il bilancino, tutto ci rimanda al “Gjenerali”.

Ancora, le casse di zinco accatastate  in un locale della chiesa, fanno pensare alle cataste di sacchi Olympia immagazzinati  fuori Tirana.

Un pensierino sul  “cimitero monumentale greco” (che greco non poteva esser, viste le croci latine). Sarà stato italiano. Alla fine della guerra di Grecia, gli italiani hanno costruito – nella Grande Albania, ben 276 (DUECENTOSETTANTASEI) Cimiteri Militari, dove trovavano sepoltura anche i Caduti Greci (ed Albanesi, se ce n’erano). Questione di stile….Ne ho i documenti e le planimetrie, per chi volesse confutarlo…..Essendo sopravissuto alle distruzioni dei tempi di Hoxha, potrebbe essere ubicato in Macedonia, pardon: nella zona etnica albanese della F.Y.R.O.M.

E tante altre “chicche” minori, che sono rimaste sulle pagine bianche della mia Moleskine….

Quando cala “il sipario”, e mi sono divorato anche tutti i titoli di coda, con l’ansia che te li taglino come in TV, dove ho trovato anche il nome di Visar Zhiti, già Ministro Addetto Culturale all’Ambasciata di Albania a Roma, che mi onora della sua amicizia, debbo concludere, nella mia incompetenza, che il film è bello, grazioso e delicato, e sembra fatto esclusivamente per divertire; se vogliamo/dobbiamo pensare che il regista albanese lo abbia fatto anche per portare all’attenzione un problema reale (lo dicono anche i titoli di testa) , allora lo ha fatto con mano leggera, in  un modo auto-ironico, da non sembrare fazioso. Eppure sappiamo che le proteste da parte greca non sono mancate, pare anche contro il Ministero Italiano che in qualche modo avrebbe in parte finanziato il film.

Ma questa sua signorilità nel trattare un problema grave e reale, potrebbe essere non pagante, perché, mentre in Albania ed in Grecia, il messaggio sarà stato certamente capito, non altrettanto potrebbe essere all’estero, a cominciare dall’Italia, dove poco o nulla si sa del problema della Cameria.

Di questo problema, in realtà, sanno poco anche gli Albanesi, anche quelli che su esso si battono e dibattono, perché lo fanno solo sui problemi d’oggi. Che nascono invece da problemi di ieri e dell’altro ieri, dei quali qualcosa sanno, ma passano inconsapevolmente (?) sopra un grande “buco nero”: il fatto che la Cameria sia divenuta “quasi” albanese, una sola volta nella storia, cioè durante la Unione Italia-Albania, e la conseguente guerra di Grecia, normalmente chiamata italo-greca, ma che sarebbe più corretto chiamare italo/albanese-greca. Ho scritto “quasi”, perché, a differenza del Kosovo, del Dibrano,  e delle aree della Macedonia e del Montenegro, di etnia albanese, che vennero “annesse”, dando luogo alla “Grande Albania”, la Cameria rimase  sotto forma di occupazione militare, in attesa di una più formale annessione, che poi il negativo andamento degli eventi bellici ha impedito.

Il fatto che nel film non compaia nulla che ricordi quel passaggio italiano è un bene, perché, se ci fosse stato, magari grazie proprio ai cineasti italiani, non ci si sarebbe potuti aspettare nulla di buono, se non fango contro il proprio stesso paese, arte in cui sono spesso maestri, quindi meglio così.

Il fatto che la diatriba sia limitata ad albanesi e greci, è , in un certo senso, giusto e reale; di quella guerra, agli italiani è rimasto addosso poco, i greci ci amano, gli albanesi pure, peccato che – forse per colpa nostra – si odino tra loro (meglio: continuino ad odiarsi).

Per altri versi, verrebbe in mente il primo film che – in occidente – ci ha fatto vedere l’Albania di oggi: quel ’LAMERICA”di  Gianni Amelio, che fece arrabbiare più di un albanese, da come (molto realisticamente) dipingeva (male) alcuni elementi albanesi, dimenticando che faceva altrettanto con alcuni (veri)  avventurieri italiani.
Qui, Budina è comunque molto più equilibrato: se la prende con i greci, per la grave e profonda opera di  mistificazione che starebbero attuando,  ma, al contempo se la prende con più d’uno dei protagonisti albanesi, che non brillano certo per maggiore onestà e correttezza. 

A partire dal Papas (che, coraggiosamente e giustamente ha voluto egli stesso interpretare), che poi si scopre essere  albanese con cognome albanese (puntualizzazione importante, in una zona di confine) , con un passato da Ufficiale durante il cessato regime….Ma anche questo potrebbe far parte del  “mercatino” (meglio “Bazar”) messo in moto dai greci: non comprano solo le salme, ma anche i preti, i pensionati, i lavoratori pendolari ed anche i giovani. In sede di colloqui universitari, ho visto personalmente, a Tirana,  tantissimi  giovani con passaporto albanese contenente l’adesivo olografato dell’Ambasciata Ellenica, con il visto per la Grecia (e quindi per l’Area Schengen), in quanto  di “Greek  Descent.”

Scarsissimo pubblico (poco più di dieci persone), ed ancor meno gli albanesi, in sala. Ma questa è una costante di questa città, dove gli albanesi sono numerosissimi, ma assolutamente disorganizzati, a differenza di altre città; ne  ho fatto le spese personalmente, ogni qualvolta, ed ormai siamo a quota quattro (ampiamente recidivo…) ho organizzato, in città,  qualche manifestazione coinvolgente la storia e/o la cultura albanese.

E mi vien male, perché si stanno avvicinando i Centenari…..

Copyright © 2012 Albania News - Registrato al Tribunale di Modena al numero 1973 del 30-09-2009

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