Lui non vive per sé ma si sacrifica per il paese. La sua missione è quella di estirpare il comunismo dall’Albania. Noi non pensavamo di metterci così tanto ma ora cominciamo a capire: ci tocca aspettare la sua fine. Fu troppo buono Ramiz Alia. Non se la sentì di sparare sugli studenti solo per mantenere il potere, perciò passò la mano. Meglio chi ci sapeva fare con la violenza. Oggi paghiamo la mancata rivoluzione con una violenza a rate. Un po’ nel ’97 un po’ oggi. Berisha onnipresente. Laddove c’è violenza c’è anche lui. Certo, ci sono anche gli altri ma non sono sempre gli stessi: nel 97 c’era Nano ma oggi non si chiama più nemico. Ora c’è Rama. Dall’altra parte Berisha. Sempre. Puntuale. Come ieri negli scontri. Altri morti ammazzati e senza assassino. Non mi stupirei se domani uscisse e facesse un discorso simile che non a tutti sembrerebbe perverso: “bene siccome non c’è l’assassino non ci sono neanche i morti, perciò andate in pace”.

Gli scontri di ieri.
Gli scontri di ieri sono figli della stessa logica: non riconoscere di avere perso. La chiamerei “la maledizione dei brogli”. Berisha non ha mai avuto problemi quando è stato eletto con i voti guadagnati. Certo che questa volta, a dire degli organismi internazionali, ci sono state meno irregolarità. Come dire ” ha rubato meno”.
Ma anche quel meno era tanto perché la sensibilità degli albanesi è aumentata. Capiscono i brogli anche quando la percentuale dichiarata non supera il 110%, come successe in certe zone nel ‘96. E c’è di più. Altri voti sono stati rubati alla sinistra: la gente aveva votato la sinistra alternativa di Meta, il quale (chissà perché) si unì a Berisha. Non tutti gli elettori gioirono per questa svolta a destra. Sebbene non sia diretta colpa di Berisha, di fatto sta pagano la scelta di avere accettato nella coalizione un partito senza elettori, ovvero di elettori traditi. E semmai venisse accertato quello che è stato dichiarato negli scontri Meta-Prifti in questi giorni, è d’obbligo aggiungere “un partito di corrotti e delinquenti” e non solo di traditori.
A questo punto mi pare d’obbligo l’obiezione: “ forse sono quelli di sinistra a voler ingiustamente rovesciare Berisha e lui per potersi proteggere è costretto alla violenza”. A dire la verità , per coloro che hanno la memoria corta, anche Berisha aveva tentato il colpo. Aveva cercato di usare l’assassinio di Azem Hajdari come pretesto per prendere il potere. Non gli riuscì perché nessuno lo seguì. Perché il popolo non aveva creduto. E fece bene perché poco dopo si scoprì che non erano i socialisti coinvolti nel suo omicidio ma ambienti vicini a Berisha. Non a caso gli albanesi non lo seguirono quella volta. Gli albanesi sanno tutto.
Ciò che si scopre oggi loro te lo raccontano un anno prima. Non sbagliamo di una virgola. Ti sanno dire il nome del proprietario della fabbrica o del supermercato in costruzione e che è quasi sempre un politico. Ti dicono anche il prestanome. E poi puntualmente scoppia il caso. In Albania non ci sono segreti, perché si pensa di essere abbastanza potenti da gestire simili situazioni anche alla luce del sole. Pensano di essere intoccabili. Un'altra obiezione: “ma siamo proprio sicuri che ci sono stati dei brogli?” . Non abbiamo prove e le prove sono necessarie in uno stato di diritto. Ma provate a viaggiare verso Nord laddove i brogli non li nega nessuno. “Non vorrai mica mandare al potere quell’immorale di Edi Rama”, mi dicono sicuri che le foto nude del sindaco sulla spiaggia siano una valida giustificazione per i brogli. E non andò meglio neanche nelle pianure di Durazzo dove si sono insediati “i coloni” del Nord. “Scambiammo il furgone. Che goduria!”
Sfido chiunque a dire il contrario. Perché noi sappiamo ma non abbiamo le prove. La morale come giustificazione. Pare che i giovani del Nord non la pensino come i loro padri la questione morale. Uno scontro generazionale dove comunque il potere è in mano ai padri che possono cambiare il volere dei figli con brogli. Per i giovani è immorale anche rubare, corrompere e corrompersi. I padri seguono la stessa linea di Berisha. Infatti lui, quando ci fu il momento del video-scandalo di Ylli Pango, non ci pensò due volte a mandarlo via “quell’immorale”. Nulla da dire per carità, se cercava di approfittare di quella ragazza, sfruttando il suo potere. Invece difende a spada tratta Meta. In fin dei conti da quel che pare, lui è solo un corrotto .
Ora che succederà? Niente, dicono gli albanesi. Se gli americani e gli europei vogliono mandarlo via, succederà, altrimenti rimarrà tutto come prima. Ci toccherà allora di andare a bussare sulla porta dell’ambasciatore americano, o su quella di Ettore Sequi, il nuovo rappresentante della UE in Albania.
I morti.
Qualcosa succederà comunque. Perché là, davanti alla sede di Berisha, i morti sono albanesi. Non sono nè europei nè americani. Il prezzo lo abbiamo pagato da soli. Durante i fatti di Genova, nonostante i sanguinosi scontri morì una persona, ma non rimase senza assassino. In Albania può succedere che l’assassino non si trovi mai, anche perché è già successo con altri morti, anche eccellenti. Ma gli albanesi sanno e sapranno. Sempre.
Quei morti peseranno. Sicuramente non nella coscienza di Berisha ma nel rapporto con i suoi elettori. Qualcosa si è rotto. Non solo i comunisti uccidevano.
E semmai decidesse di smentirmi e di fare un passo indietro, la situazione non preoccupa meno. Perchè anche se andasse al potere Edi Rama rimarranno sempre gli stessi dubbi. Poiché anche se fossero false le accuse dei 10 e 20%, lui ha una colpa originaria: è cresciuto politicamente ai tempi di Berisha, laddove le regole non contano e bisogna arrangiarsi.
Comunque vada, Berisha passerà alla storia albanese postcomunista come colui che non seppe mai perdere. Fino alla violenza. Fino ai morti.