"Come vuoi che vada? – mi risponde - va male, anzi malissimo. Ma finalmente siamo alla resa dei conti: Berisha sta per finire". Mi trovo in Albania da pochi giorni ma non è la prima volta che sento questi discorsi. C’è addirittura chi ha fissato una data: 30 aprile, il giorno della manifestazione dell’opposizione nel boulevard “Deshmoret e Kombit”. Non capisco se questo è l’inizio del declino di Berisha o la fine dell’agonia per l’Albania. Non glielo chiedo neanche. Gli chiedo invece i motivi delle sue affermazioni. Lui è un fiume in piena. Comincia ad elencarmi tutti i mali che affliggono l’Albania e che secondo lui, dovrebbero portare alla caduta di Berisha. E comincia con la corruzione. Già, l’immancabile corruzione.
“Lui ha monopolizzato tutto, non c’è affare dove lui, tramite i figli, non abbia messo le mani. Aveva promesso agli investitori stranieri la terra a un Euro, ma loro si trovano a dover pagare una percentuale alla figlia che funge da procacciatrice d'affari. Ed ora non ha la morale per chiedere conto agli altri. A dire il vero, in campagna elettorale aveva promesso che avrebbe controllato tutti gli appalti affinché non ci fossero delle irregolarità e noi gli abbiamo creduto. Ha mantenuto solo la prima parte della promessa; controlla tutto e basta”.
Chissa perchè mi viene in mente la riforma della giustizia promessa da Berlusconi.

“E poi la crisi economica – continua – che il nostro primo ministro nega”.
Avevo visto Berisha in TV. ”Siamo il primo paese del pianeta per crescita – tuonava – forse il secondo”.
“Ha preso ben due schiaffi dalla comunità internazionale. Il primo da Obama al summit di Praga dei paesi ex-comunisti, membri del patto atlantico. Il ministro degli esteri Ilir Meta ha implorato la diplomazia americana affinché venisse invitato al summit, ma nulla di fatto; quell’invito non è mai arrivato. L’altro dalla Comunità Europea sulla questione della liberalizzazione dei visti. Persino la Bosnia-Herzegovina ha più possibilità dell’Albania, nonostante il suo tormentato passato”.
“Ma allora chi lo ha votato? – chiedo – non dimentichiamo che ha vinto. E chi vince governa”.
“Lo dici tu che ha vinto – mi risponde guardandomi storto – qui risultano aver votato anche emigranti che non sono entrati in Albania per le elezioni”. Si riferisce ai presunti brogli avvenuti in una zona di Fier.
“E poi si sa chi lo vota. Lo votano coloro che pensano che se non ci fosse stato lui saremo ancora sotto il comunismo. E lui miete paura dicendo che se non votano lui tornerà il comunismo. Lo votano anche altri corrotti come lui”
Faccio un riassunto breve: i comunisti, lo scontro costituzionale, la crisi negata, la corruzione. Noto una sorprendente analogia con l’Italia. Anche qui c’era stato qualcuno che aveva ipotizzato o sperato la caduta di Berlusconi; in autunno al massimo in primavera. So com'è andata a finire ma non voglio deludere l’amico.
"Ammettiamo che tutto ciò possa succedere – rispondo – e chi verrebbe dopo di lui?”
Mi fa il nome di Edi Rama, l’attuale sindaco di Tirana. “Non è che sia meglio ma è un gran lavoratore”. Mi sorprende ancora con l’Albania del “meno peggio”.
So chi è Edi Rama. E' stato eletto come miglior sindaco del mondo per l’eccellente lavoro fatto durante il primo mandato. Ma non credo che del secondo possa andare molto fiero. Non ha risparmiato neanche un angolo di Tirana, facendo nascere mostri di cemento come funghi dopo la pioggia. Non ho mai capito questo accanimento, anche perché Rama non mi sembra uno sprovveduto. Non solo è un'artista ma ha anche girato l’Europa. E chiedo spiegazioni. ” Fa il gioco della lobby dell’edilizia – mi dicono – è tutta una questione di soldi”.Un giorno dopo incontro un intellettuale, sostenitore di Berisha. Lui non è convinto che Berisha sia finito ma lo trovo un po' deluso sulla politica estera. Anche lui mi parla di “schiaffi”.
Viaggio verso il Nord, terra dell’elettorato di Berisha. Quest’anno ci sono state inondazioni che hanno causato gravissimi danni alle case e all’agricoltura. Noncuranza del governo, dicono. Piove governo ladro!
Comunque se Berisha dovesse andare ora in campagna elettorale, invece dei voti raccoglierebbe maledizioni del tipo: “ che possa Dio cancellare dalla faccia della terra lui e la sua stirpe”. Ma la gente dimentica in fretta.
"Quello porta iella – confessa l’autista del microbus sul quale viaggio. Vedi, quando lui è al governo succede sempre qualcosa di male”. Parla del collasso del 1997 e dei disordini che ne seguirono e che avevano quasi provocato la guerra civile. Mi racconta della tragedia di Gerdec del marzo 2008, dove esplose uno stabilimento adibito alla demolizione degli armamenti. Finisce con le inondazioni del Nord . “Lui è la rovina, la maledizione, il peggiore disastro che poteva capitare all’Albania”, conclude.
Si viaggia sulla strada che dovrebbe collegare Tirana con l’autostrada che porta verso il Kossovo. La stanno allargando. Descrivere quella strada è come descrivere l’Albania di oggi. Ti da l’impressione che ognuno vada per conto suo, scegliendo la propria corsia, il proprio destino. Perché spesso la vita finisce lì. Ci sono dei pezzi di strada asfaltata che finisce all’improvviso per poi continuare, altrimenti dei tratti asfaltati in un senso per poi continuare dall’altra parte. Mancano i cartelli, perciò si prosegue o sulla strada non asfaltata o nel controsenso asfaltato. A voi la scelta. Semmai gli emigrati volessero passare le ferie qui e trovassero la stessa condizione della già battezzata “la strada della morte”, in molti non tornerebbero indietro. Chiedo come mai non hanno finito prima una corsia per poi proseguire con l’altra. Mi dicono che ci sono molte ditte appaltatrici e che ognuna costruisce il suo pezzo. Laddove il tratto è della stessa ditta e il lavoro è fermo, è perché la stessa ditta ha finito i soldi e lo stato non ha pagato. “Ma loro non possono lamentarsi perché verrebbero esclusi dagli appalti successivi”.
Ritorno a Tirana, altro bar. “ Non è vero che la situazione sia così tragica – mi dice un sostenitore di Berisha – non vedi , la gente lavora”. “Chiudi il becco – risponde la signora del bar – qui c’è gente che non mi paga da due mesi perché la ditta non ha pagato, perché lo stato a sua volta non ha pagato”. Ma lui non demorde. Ce l’ha con Rama. Mi racconta che il governo ha deciso di fare una manifestazione il primo maggio; proprio nella giornata dei lavoratori. Mentre l’opposizione l'ha fissato il 30 di aprile, il giorno prima.
Ma mentre l’opposizione ha scelto il boulevard, il governo ha preferito la piazza Scanderbeg. Da pochi giorni in piazza sono cominciati i lavori . Lui è convinto che Rama, in qualità di sindaco di Tirana, abbia fatto tutto per rovinare la manifestazione del governo. In Albania la politica è fatta anche di questi piccoli dispetti.
Non resisto alla curiosità e vado a vedere di persona. Vedo le ruspe che scavano ma nessuno sa di preciso che succede. Cerco di capire dai cartelli che illustrano il progetto ma è un'impresa impossibile. Vedo dei cubi bianchi sfumati, disegnati per non essere capiti; proprio come la politica. Desisto, e guardo attorno, più in là. L’imponenza e l’austerità degli edifici progettati dagli architetti del Duce, ripiegano davanti all'ombra di un mostro di cemento in costruzione, opera degli architetti del tempo di Rama. Avevo sentito tanti discorsi disperati, ma stranamente solo davanti a quella scena mi assale la tristezza. Tirana si è persa nell’anonimato, cancellando anche l’ultimo briciolo d'identità rimasto. Ricordo i tempi d’oro di Rama quando aveva ridato speranza alla capitale. Aveva demolito bar, alberghi e palazzoni abusivi che soffocavano il fiume Lana. Quante risorse sprecate! “Erano soldi maledetti – mi aveva detto un vecchietto – guadagnati con droga, prostituzione e traffici vari”. Scopro che qui, i soldi un'odore ce l’hanno, ma sono in pochi ad averlo capito.
L’Albania è piccola e come si dice…la gente mormora. Qui, tutti sanno tutto e di tutti. Le malelingue dicono che durante il primo mandato, Berisha non era un corrotto. Fu Nano ad avergli indicato la strada del guadagno; da allora non si è più fermato. Si dice anche che la lotta al potere non è solo tra Berisha e Rama ma anche tra quest’ultimo e Nano.
L’autobus della linea Porcelan prosegue sullo stesso percorso di vent'anni fa. Affiorano i ricordi e mi pare di sentire i versi di una canzone di quei tempi: “ Noi siamo il nome della stessa vita; Noi, nell’oggi il futuro cerchiamo, la nostra patria come nessun altro, verso l’Europa guideremo”.
Sono passati vent'anni. L’Europa si muove lentamente, quasi ferma. Noi ci muoviamo veloci, almeno così dice Berisha; ma non riusciamo a raggiungerla. Il potere trova sempre un perchè. Un calcolo spazio – tempo da far rabbrividire Zenone.